Papa Francesco incontra Bologna "la dotta". "Ecco tre diritti fondamentali"

Papa Francesco incontra gli studenti in piazza San Domenico, Bologna, 1 ottobre 2017
Foto: Marco Mancini / ACI Stampa
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Il diritto alla cultura, che non è mero diritto allo studio. Il diritto alla speranza. Il diritto alla pace. Sono i tre diritti dell’uomo, che Papa Francesco delinea all’incontro con gli studenti a Bologna, città universitaria, dove fu fondata la prima università italiana e probabilmente d’Occidente. 

L’incontro avviene in piazza San Domenico. Prima, il Papa entra nella basilica, sosta in preghiera davanti all’arca e al reliquiario del santo, scrive sul libro della Cattedrale ("Davanti la tomba di San Domenico ho pregato per l'Ordine dei Predicatori, e ho chiesto per i suoi membri la grazia della fedeltà all'eredità ricevuta", scrive il Papa, che sottolinea di aver chiesto come regale l'aumento del numero di vocazioni), e poi si rivolge ai giovani, partendo proprio dal concetto di Bologna la dotta.

“Dotta – dice il Papa - ma non saccente, proprio grazie all’Università, che l’ha sempre resa aperta, educando cittadini del mondo e ricordando che l’identità a cui si appartiene è quella della casa comune, dell’universitas”.

Il Papa spiega che la parola “universitas” contiene “l’idea del tutto e quella della comunità”, e che si rifà a quei gruppi di studenti che si radunarono intorno ai maestri per l’idea “verticale” di non poter “vivere senza elevare l’animo alla conoscenza e puntare verso l’alto” e “orizzontale”, che è l’idea di “fare la ricerca insieme”, secondo un carattere “universale” che “non ha mai paura di includere”. 

Papa Francesco ricorda che l’Alma Mater, che oggi si fregia di 6 mila stemmi degli studenti che da ovunque sono venuti a studiare, nasce “dallo studio del diritto”, cosa che testimonia come l’università in Europa abbia “le radici più profonde nell’umanesimo, cui le istituzioni civili e la Chiesa, nei loro ruoli ben distinti, hanno contribuito”.

Il Papa racconta che San Domenico stesso fu “ammirato” dalla vitalità di Bologna” e incontrò spesso i suoi studenti, i quali una volta gli chiesero dove avesse studiato. “Ho studiato nel libro della carità, più che in altri. Questo libro, infatti, insegna ogni cosa”, disse San Domenico

Chiosa Papa Francesco che “la ricerca del bene è la chiave per riuscire veramente negli studi” e “l’amore è l’ingrediente che dà sapore ai tesori della conoscenza e, in particolare, ai diritti dell’uomo e dei popoli”.

Da qui, il Papa elenca tre diritti fondamentali della società. Il primo è il diritto alla cultura, che non è diritto allo studio, ma “tutelare la sapienza, cioè un sapere umano e umanizzante”, perché “troppo spesso si è condizionati da modelli di vita banali ed effimeri, che spingono a perseguire il successo a basso costo, screditando il sacrificio, inculcando l’idea che lo studio non serve se non dà subito qualcosa di concreto”.

Lo studio però “serve a porsi domande, a non farsi anestetizzare dalla banalità, a cercare senso nella vita. È da reclamare il diritto a non far prevalere le tante sirene che oggi distolgono da questa ricerca”. 

E il Papa spiega con una metafora quale è il compito degli studenti. “Ulisse -dice - per non cedere al canto delle sirene, che ammaliavano i marinai e li facevano sfracellare contro gli scogli, si legò all’albero della nave e turò gli orecchi dei compagni di viaggio. Invece Orfeo, per contrastare il canto delle sirene, fece qualcos’altro: intonò una melodia più bella, che incantò le sirene. Ecco il vostro grande compito: rispondere ai ritornelli paralizzanti del consumismo culturale con scelte dinamiche e forti, con la ricerca, la conoscenza e la condivisione”.

Papa Francesco ricorda che la parola cultura “è ciò che coltiva, che fa crescere l’umano” e “davanti a tanto lamento e clamore che ci circonda, oggi non abbiamo bisogno di chi si sfoga strillando, ma di chi promuove buona cultura. Ci servono parole che raggiungano le menti e dispongano i cuori, non urla dirette allo stomaco”.

Il Papa esorta dunque a non “accontentarsi di assecondare l’audience” e a non “seguire i teatrini dell’indignazione che spesso nascondono grandi egoismi”, ma piuttosto a dedicarsi con “passione all’educazione, cioè a “trarre fuori” il meglio da ciascuno per il bene di tutti”.

Per questo, il diritto alla cultura deve essere affermato, “contro una pseudocultura che riduce l’uomo a scarto, la ricerca a interesse e la scienza a tecnica, affermiamo insieme una cultura a misura d’uomo, una ricerca che riconosce i meriti e premia i sacrifici, una tecnica che non si piega a scopi mercantili, uno sviluppo dove non tutto quello che è comodo è lecito”.

Il secondo diritto è quello alla speranza, perché “tanti oggi sperimentano solitudine e irrequietezza, avvertono l’aria pesante dell’abbandono”. 

Per Papa Francesco, il diritto alla speranza è il diritto “a non essere sommersi dalle frasi fatte dei populismi o dal dilagare inquietante e redditizio di false notizie. È il

diritto a vedere posto un limite ragionevole alla cronaca nera, perché anche la ‘cronaca bianca’, spesso taciuta, abbia voce. È il diritto per voi giovani a crescere liberi dalla paura del futuro, a sapere che nella vita esistono realtà belle e durature, per cui vale la pena di mettersi in gioco. È il diritto a credere che l’amore vero non è quello “usa e getta” e che il lavoro non è un miraggio da raggiungere, ma una promessa per ciascuno, che va mantenuta”.

Infine, il diritto alla pace, “iscritto nel cuore dell’umanità”. Per spiegarlo, il Papa ricorda il sessantesimo dei Trattati di Roma, che hanno dato inizio all’Europa unita, nata per “tutelare il diritto alla pace”. Ma oggi – ammonisce il Papa – “molti interessi e non pochi conflitti sembrano far svanire le grandi visioni di pace. Sperimentiamo una fragilità incerta e la fatica di sognare in grande”.

Papa Francesco invita però a “non avere paura dell’unità”, a non far vanifirare “i sogni coraggiosi dei fondatori dell’Europa unita” di fronte a “logiche particolari e nazionali”. Il Papa ricorda il grido contro l’inutile strage mosso da Benedetto XV, in un gesto che si distaccava dalle logiche della guerra giusta e che a molti parve un affronto, e invece “la storia insegna che la guerra è sempre e solo un’inutile strage”.

Per questo, il Papa chiede di ripudiare la guerra – come insegna la Costituzione italiana – e “a intraprendere vie di nonviolenza e percorsi di giustizia, che favoriscono la pace”, perché “di fronte alla pace non possiamo essere indifferenti o neutrali”.

Papa Francesco cita il Cardinale Lercaro, arcivescovo di Bologna e padre Conciliare, che affermò che “la Chiesa non può essere neutrale di fronte al male, da qualunque parte esso venga: la sua vita non è la neutralità, ma la profezia”.

Da qui, l’esortazione del Papa: “Non neutrali, ma schierati per la pace! Perciò invochiamo lo ius pacis, come diritto di tutti a comporre i conflitti senza violenza. Per questo ripetiamo: mai più la guerra, mai più contro gli altri, mai più senza gli altri!”

Papa Francesco auspica che “vengano alla luce gli interessi e le trame, spesso oscuri, di chi fabbrica violenza, alimentando la corsa alle armi e calpestando la pace con gli affari”, perché la sfida attuale è “affermare i diritti delle persone e dei popoli, dei più deboli, di chi è scartato, e del creato, nostra casa comune”.

Quindi, l’invito ai giovani: “Non credete a chi vi dice che lottare per questo è inutile e che niente cambierà! Non accontentatevi di piccoli sogni, ma sognate in grande. Sogno anch’io, ma non solo mentre dormo, perché i sogni veri si fanno ad occhi aperti e si portano avanti alla luce del sole”.

Il Papa riprende infine il suo discorso sul sogno di un “nuovo umanesimo europeo” al conferimento del Premio Carlo Magno, e lo integra con il sogno di una Europa “universitaria e madre, che, memore della sua cultura, infonda speranza ai figli e sia strumento di pace per il mondo”.

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