Papa Francesco: “Ci sono colonie che distruggono la famiglia"

Arrivo di Papa Francesco in Papamobile nello stadio Reyna di Tuxtla Gutierrez
Foto: Alan Holdren / ACI Group
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Viene “indebolita e messa in discussione”, come se fosse “un modello ormai superato e incapace di trovare posto all’interno delle società”. Eppure la famiglia è ancora una risposta per Papa Francesco, anzi la risposta. Perché – analogamente a quanto dice sulla Chiesa – “preferisco una famiglia ferita che ogni giorno cerca di coniugare l’amore, a una società malata per la chiusura e la comodità della paura di amare”. Perché la famiglia "è il nucleo fondamentale della società", e ci sono delle correnti che "si dicono moderne", ma che si inseriscono nella società, "fanno una colonizzazione ideologica", e ci sono colonie che oggigiorno "distruggono la famiglia", denuncia il Papa. 

È il giorno del Chiapas per Papa Francesco. Dopo la Messa del mattino, il riposo, e quindi la visita in Cattedrale. Papa Francesco vi resta circa tre quarti d’ora, va fino sul fondo della Chiesa a salutare i malati, uno per uno. Quindi, al centro dell’altare, prende il microfono e chiede: “Preghiamo tutti insieme per gli infermi. Tutti insieme stanno aiutando a Gesù a portare la croce. Preghiamo che Gesù con forza li consoli. Preghiamo la Vergine, nostra madre, perché porti loro speranza nel cuore.”

Dopo la visita nella Cattedrale di San Cristobal, il Papa si trasferisce allo stadio “Victor Manuel Reyna”, dove ha luogo l’incontro con le famiglie. Lo stadio contiene 30 mila persone negli spalti, più quelli che sono sul campo: almeno 50 mila persona attendono il Papa. Il programma è quello consueto: l’introduzione del vescovo Fabio Martinez Castilla, le testimonianze delle famiglie, e poi le risposte del Papa. Che ha un testo scritto, ma ovviamente aggiunge anche qualcosa a braccio.

Il vescovo esordisce: “Siamo famiglia, Papa Francesco, siamo testimoni con te”. E poi aggiunge: “Siamo famiglie che sogniamo; sogniamo di costruire un Messico più giusto, fraterno e solidale. Sogniamo di rompere l’indifferenza di fronte a tante famiglie che soffrono diverse necessità. Sogniamo di essere fermento di misericordia, misericordiosi come il Padre, in seno alle nostre famiglie. Sogniamo di essere fedeli alla nostra identità e missione molto al di là delle difficoltà e degli attacchi che ci possono essere contro la famiglia. Sogniamo, insieme a governanti e legislatori che difendono la vita, il bene comune e la Casa comune di cui tutti siamo responsabili”. Il dono del Chiapas a Francesco è una stola ricamata, che ha in sé lo Spirito del Chiapas.

Il “tesoro” delle famiglie elencato dal vescovo Martinez si dipana nelle testimonianze: una coppia di divorziati e risposati, una madre single, un adolescente disabile.

Prende la parola Manuel, 14 anni, malato di distrofia muscolare da quando ha cinque anni. Eppure non si è mai perso d’animo. “Ora esco con la mia sedia a rotelle per evangelizzare e lo faccio con grande allegria, invitando molti adolescenti a conoscere l’amore di Dio. C’è molta violenza tra gli adolescenti, ci sono molti giovani scoraggiati, ci sono giovani che hanno preso una brutta strada e poiché nessuno li ascolta prendono strade sbagliate…”

C'è una famiglia della diocesi di Tapachula, che porta il messaggio dei suoi genitori. Si chiamano Aniceto Hernandez e Criselda Roblero, che sono sati insieme più di 50 anni. Da loro, i figli hanno appresso “il gran valore della nostra partecipazione ai sacramenti”, e la loro esistenza “testimonia che l’amore fedele è possibile”.

Humberto e Lucy, della diocesi di Monterrey, fanno coppia ormai da 16 anni. Ma il loro matrimonio è stato civile, perché Lucy era divorziata e aveva 3 bambini da una precedente unione. Insieme hanno un figlio di 11 anni che è chierichetto. Fanno parte del gruppo DVC (Divorciados Vueltos a Casar, divorziati risposati), un gruppo che da circa 15 anni è attivo ad opera di monsignor Alfonso Miranda: fanno seminari, gruppi di ascolto, ci sono coppie che ne frequentano gli incontri da sempre. Sono un gruppo di appoggio per l’inclusione dei divorziati risposati nella vita della Chiesa che ha molte propaggini in Sudamerica. Sono divorziati risposati, non prendono la comunione. “Però ci possiamo comunicare attraverso il fratello che soffre, il fratello infermo, il fratello primato della sua libertà. Cerchiamo il modo di trasmettere l’amore di Dio che abbiamo sentito, visitiamo gli infermi per dar loro animo e dire loro che Dio sta con loro”. Una esperienza personale molto viva.

Beatriz, invece, è una infermiera che sin da adolescente ha avuto vari rapporti sessuali, perché “mio padre mi abbandonato e io non mi sentivo amata”. È la terza di una famiglia di 12 figli, ed è una madre single, rimasta incinta varie volte. “Essendo una infermiera, ho avuto più volte l’opportunità di abortire, ma Dio mi ha aiutato a non attentare mai contro la vita dei miei figli. La lotta è sempre stata difficile, perché la precarietà, la solitudine, la difficoltà a crescere i figli da sola hanno fatto sì che l’aborto si presentasse sempre come la tentazione di facile risoluzione dei problemi”. È stata la catechesi che l’ha aiutata a uscire dal tunnel, e ha sentirsi finalmente amata.

Papa Francesco prende poi la parola. Ringrazia per le testimonianze. Comincia da Manuel. Prima di tutto ringrazia i genitori. "Voglio ringraziare i tuoi genitori che erano in ginocchio davanti a te, che tenevano il foglio di carta. I genitori in ginocchio davanti al figlio! Non dimenticheremo questa immagine, perché qualche volta anche loro discutono, perché quale marito e quale moglie non litigano, e a volte c’è la suocera di mezzo… ma ci hanno dimostrato che si amano e sono capaci grazie al loro amore di mettersi in ginocchio davanti al figlio malato. Grazie amici per questa testimonianza che avete dato".

Poi, il Papa dice a Manuel di essere colpito dal fatto che lui vuole dare coraggio. “Hai iniziato a dare coraggio alla vita, dare coraggio alla tua famiglia, dare coraggio tra i tuoi amici e dare coraggio anche a noi qui riuniti. Credo che questo sia ciò che lo Spirito Santo vuole sempre fare in mezzo a noi: dare coraggio, regalarci motivi per continuare a scommettere, sognare e costruire una vita che sappia di casa, di famiglia”.

Dare coraggio è quello che Dio Padre ha “sempre immaginato”, perché “quando tutto sembrava perduto quella sera nel giardino dell’Eden, Dio Padre ha dato coraggio a quella giovane coppia e le ha mostrato che non tutto era perduto. Quando il popolo di Israele sentiva che non c’era più un senso nell’attraversare il deserto, Dio Padre lo ha incitato ad avere coraggio con la manna. Quando venne la pienezza dei tempi, Dio Padre ha dato coraggio all’umanità per sempre dandoci il suo Figlio”.

Ma perché Dio ci dà coraggio nei momenti difficili della nostra vita? “Perché non può fare altrimenti. (…)Perché il suo nome è amore, il suo nome è dono gratuito, il suo nome è dedizione, il suo nome è misericordia”.

E il Regno di Dio, reso possibile dal sapore di Gesù, “ha il sapore di famiglia, che ha il sapore di vita condivisa. In Gesù e con Gesù questo Regno è possibile. Egli è in grado di trasformare le nostre prospettive, i nostri atteggiamenti, i nostri sentimenti molte volte annacquati in vino da festa. Egli è in grado di guarire i nostri cuori e ci invita più e più volte, settanta volte sette a ricominciare. Egli è sempre in grado di rendere nuove tutte le cose”.

Poi si rivolge a Beatriz, che ha parlato di una lotta difficile a causa dell’incertezza e della solitudine. “La precarietà, la scarsità, molto spesso il non avere neppure il minimo indispensabile può farci disperare, può farci sentire una forte ansia perché non sappiamo come fare per andare avanti e ancora di più quando abbiamo dei figli a carico”.

La precarietà “minaccia anche l’anima,” e la precarietà più pericolosa nasce “dalla solitudine e dall’isolamento”, che “è sempre un cattivo consigliere”.

La tentazione da cui sfuggire è quella di “starcene da soli, e lungi dal darci coraggio questo atteggiamento, come la tarma, ci inaridisce l’anima”.

Come combattere questa tentazione? Prima di tutto, spiega il Papa, “attraverso leggi che proteggano e garantiscano il minimo necessario affinché ogni famiglia e ogni persona possa crescere attraverso lo studio e un lavoro dignitoso”. Quindi, l’impegno personale, come quello di Humberto e Claudia.

Denuncia Papa Francesco: “Oggi vediamo e viviamo su diversi fronti come la famiglia venga indebolita e messa in discussione. Come si crede che essa sia un modello ormai superato e incapace di trovare posto all’interno delle nostre società che, sotto il pretesto della modernità, sempre più favoriscono un sistema basato sul modello dell’isolamento”. Sono correnti di pensiero che "si vanno insinuando nella società, e pretendono di essere moderne... sono colonizzazioni ideologiche che la distruggono, diventiamo colonie distruttrice del nucleo famigliare che è la base di ognuna delle nostre società".

Ma, sebbene la vita famigliare non sia sempre facile, è meglio – dice il Papa – “una famiglia ferita che ogni giorno cerca di coniugare l’amore, a una società malata per la chiusura e la comodità della paura di amare. Preferisco una famiglia che una volta dopo l’altra cerca di ricominciare a una società narcisistica e ossessionata dal lusso e dalle comodità. Io preferisco una famiglia con la faccia stanca per i sacrifici ai volti imbellettati che non sanno di tenerezza e compassione”. Dice: "Preferisco le famiglie con i volti corrugati di Aniceto e sua moglie, che hanno passato cinquanta anni insieme. Ci vuole pazienza per questi cinquanta anni, ho detto loro. E loro hanno fatto una faccia... Perché ci vuole pazienza... 'Ma padre, esistono le famiglie perfette!' Non è vero. A volte volano anche i piatti. Ma l'unico consiglio è non terminare una giornata senza fare pace. Perché se non fate così, vi svegliate con una guerra fredda". E ringrazia loro per la testiomonianza di essere rimasti per più di cinquanta anni insieme. 

E parlando di rughe, il Papa ricorda “una testimonianza di una grande attrice di cinema latinoamericana: quando aveva già raggiunto i 70 anni, aveva già un po’ di rughe, le hanno consigliato di aggiustarsi per continuare a lavorare, e lei rispose: ‘Queste rughe mi sono toccate molti sforzi, una vita piena, sono le impronte della mia storia… non ho intenzione di toccarle’”

“Nel matrimonio succede lo stesso. La vita matrimoniale deve rinnovarsi ogni giorno,” dice il Papa. E conclude: “L’amore non è facile, ma è la cosa più bella che un uomo e una donna possono dare uno all’altra”.

Il Papa recita poi un’Ave Maria con tutti, chiedendo che tutti si prendano la mano, rivolgendosi alla Madonna di Guadalupe, perché “attraverso la sua intercessione, questo sogno chiamato famiglia non sarà sconfitto dall’insicurezza e dalla solitudine. Lei è sempre pronta a difendere le nostre famiglie, il nostro futuro, è sempre pronta a darci coraggio donandoci il suo Figlio”.

Il Papa invita infine tutte le coppie presenti a rinnovare le promesse matrimoniali a quanti sono sposati, e chiedere la grazia di una famiglia fedele e piena di amore i fidanzati. Quindi, gli sposi si scambiano di nuovo le fedi. Si legge la preghiera dei fedeli, quindi c'è la recita del Padre Nostro. E infine il Papa conclude con una invocazione a San Giuseppe e una benedizione. 

 

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