Papa Francesco, lo sguardo del consacrato vede la grazia, il prossimo e la speranza

Nella messa per la Giornata della Vita Consacrata, la "candelora"

Papa Francesco celebra la messa per la Vita Consacrata
Foto: Daniel Ibanez / Aci Group
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“La vita consacrata è questa visione. È vedere quel che conta nella vita”. Papa Francesco lo ha ripetuto ai consacrati che hanno celebrato con lui nella basilica vaticana la Festa della Presentazione del Signore e la XXIV Giornata Mondiale della Vita Consacrata.

Il rito si è aperto con la suggestiva benedizione delle candele e la processione.

Quello che vedono gli occhi dei consacrati, ha detto il Papa,  è “la grazia di Dio riversata nelle loro mani. Il consacrato è colui che ogni giorno si guarda e dice: “Tutto è dono, tutto è grazia””.

Quindi saper vedere la grazia è il punto di partenza. “Guardare indietro,- ha detto il Papa- rileggere la propria storia e vedervi il dono fedele di Dio: non solo nei grandi momenti della vita, ma anche nelle fragilità, nelle debolezze, nelle miserie. Il tentatore, il diavolo insiste proprio sulle nostre miserie, sulle nostre mani vuote”.

Ma l’antidoto è proprio nel saper vedere la Grazia, e domandarsi “a chi oriento lo sguardo: al Signore o a me?”. Chi sa vedere prima di tutto la grazia di Dio scopre l’antidoto alla sfiducia e allo sguardo mondano”.

Il Papa mette in guardia dall’avere uno sguardo mondano, e dal ripiegarsi su se stessi perché allora si “perde slancio, si adagia, ristagna”.

E Francesco ripete ancora una volta. “si reclamano i propri spazi e i propri diritti, ci si lascia trascinare da pettegolezzi e malignità, ci si sdegna per ogni piccola cosa che non va e si intonano le litanie del lamento: sui fratelli, sulle sorelle, sulla comunità, sulla Chiesa, sulla società. Non si vede più il Signore in ogni cosa, ma solo il mondo con le sue dinamiche, e il cuore si rattrappisce. Così si diventa abitudinari e pragmatici, mentre dentro aumentano tristezza e sfiducia, che degenerano in rassegnazione. Ecco a che cosa porta lo sguardo mondano”. E aggiunge: guala lal suore che si lamenta dicendo, mi hanno fatto una ingiustizia. 

Lo sguardo della Grazia è quello che richiede familiarità con lo Spirito Santo, e allora si vede che “la povertà non è uno sforzo titanico, ma una libertà superiore, che ci regala Dio e gli altri come le vere ricchezze. Vede che la castità non è una sterilità austera, ma la via per amare senza possedere. Vede che l’obbedienza non è disciplina, ma la vittoria sulla nostra anarchia nello stile di Gesù”.

Il Papa poi ha racconto la vicenda di alcune suore in terra terremotata che hanno deciso di rimanre vicino alla gente in due roulotte.

E allora ancora una domanda: “Nella vita consacrata dove si trova il prossimo?”. Nella comunità. “Oggi- dice il Papa- tanti vedono negli altri solo ostacoli e complicazioni. C’è bisogno di sguardi che cerchino il prossimo, che avvicinino chi è distante”.

Infine conclude il Papa “lo sguardo dei consacrati non può che essere uno sguardo di speranza. Saper sperare. Guardandosi attorno, è facile perdere la speranza: le cose che non vanno, il calo delle vocazioni… Incombe ancora la tentazione dello sguardo mondano, che azzera la speranza”.

E testimoni di questa speranza sono Simeone e Anna: “erano anziani, soli, eppure non avevano perso la speranza, perché stavano a contatto col Signore”. Questo quindi il segreto: “non allontanarsi dal Signore, fonte della speranza. Diventiamo ciechi se non guardiamo al Signore ogni giorno, se non lo adoriamo”.

 

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