Papa Francesco, Messa con i nuovi cardinali: “La fede è il contrario della mediocrità”

Nella tradizionale messa con i nuovi cardinali dopo il Concistoro, Papa Francesco consegna due parole chiave per il tempo di Avvento. E chiede di pregare per stare vicini a Dio e vivere la fede “come fiamma che brucia”

Papa Francesco durante l'omelia nella Messa in San Pietro, 29 novembre 2020
Foto: Vatican Media / YouTube
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Vicinanza e vigilanza: sono queste le due parole chiave per il tempo di Avvento suggerite da Papa Francesco. Perché “invocando la vicinanza di Dio, alleneremo la nostra vigilanza”. Ma “senza slanci d’amore per Dio, senza attendere la sua novità, si diventa mediocri, tiepidi, mondani. E questo corrode la fede, perché la fede è il contrario della mediocrità”. Per questo, il Papa mette in guardia dal sonno della mediocrità, da combattere con la preghiera, e il sonno dell’indifferenza, da combattere con la carità.

Papa Francesco celebra la Messa nella Basilica di San Pietro, all’altare della cattedra, con i nuovi cardinali che sono gli unici ammessi a concelebrare, in questo rito un po’ più dimesso a causa del coronavirus.

Sono due giorni intensi, per i nuovi cardinali. Ieri, durante il Concistoro, il Papa aveva invitato a non andare fuori strada, a non usare il Signore per i propri interessi. Poi, la visita a Benedetto XVI, come succede sempre da quando il Papa emerito non può prendere personalmente parte ai concistori. Oggi, la Messa con i nuovi cardinali. In molti non sono partiti, per la paura di rimanere bloccati dalle restrizioni. Alcuni dei nuovi cardinali sono arrivati addirittura all’inizio del mese, per rispettare tutti gli obblighi di quarantena. Due delle nuove berrette rosse non sono venute.

Così, in una Basilica di San Pietro che non vede la celebrazione all’altare della Confessione, ma a quello della Cattedra, il Papa concelebra con gli 11 nuovi cardinali, e solo un centinaio di persone ammesse a partecipare su invito. Il Vangelo del giorno è quello in cui Gesù dice di vigilare perché 2non sapete il giorno né l’ora”.

L’Avvento, dice Papa Francesco, “è il tempo in cui fare memoria della vicinanza di Dio, che è sceso verso di noi”. Lo si nota nella Prima Lettura, lo si è chiesto nel salmo, insomma “il primo passo della fede è dire al Signore che abbiamo bisogno di lui, della sua vicinanza”. Ed è anche questo “il primo messaggio dell’Avvento e dell’Anno Liturgico”.

Spiega Papa Francesco che Gesù “vuole venire vicino a noi, ma si propone, non si impone. Sta a noi non stancarci di dirgli ‘Vieni’!” Perché l’Avvento ricorda che “Gesù è venuto tra noi e verrà alla fine dei tempi”, e allora vale la pena chiedere la sua venuta nelle preghiere, quotidianamente, in modo da tenere alta la vigilanza.

E così si arriva al Vangelo, all’esortazione di Gesù a vegliare che nel Vangelo del giorno viene ripetuta cinque volte, perché – dice Papa Francesco – “è importante rimanere vigili, perché uno sbaglio nella vita è perdersi in mille cose e non accorgersi di Dio”, e così “attratti dai nostri interessi e distratti da tante vanità, rischiamo di smarrire l’essenziale”.

Papa Francesco ammonisce: “Se dobbiamo vegliare, significa che siamo nella notte”. E infatti noi” viviamo nell’attesa del giorno, tra oscurità e fatiche”, il giorno che arriverà “quando saremo con il Signore”. Il Papa incoraggia: “Non perdiamoci d’animo, la notte passerà, sorgerà il Signore, ci giudicherà lui che è morto in croce per noi”.

È questo che significa “vigilare,” ovvero “non lasciarsi sopraffare dallo scoraggiamento, è vivere nella speranza”, perché “come prima di nascere siamo stati attesi da chi ci amava, ora siamo attesi dall’Amore in persona”.

Dunque, conclude Papa Francesco, “se siamo attesi in Cielo, perché vivere di pretese terrene? Perché affannarci per un po’ di soldi, di fama, di successo, tutte cose che passano? Perché perdere tempo a lamentarci della notte, mentre ci aspetta la luce del giorno?”

Certo, concede Papa Francesco, “stare svegli è difficile”, specialmente di notte, e non ci riuscirono nemmeno i discepoli, che “durante l’ultima cena, tradirono Gesù, di notte si assopirono, al canto del gallo lo rinnegarono, al mattino lo lasciarono condannare a morte”.

Papa Francesco mette in guardia che “anche su di noi può scendere lo stesso torpore”, e il sonno più pericoloso è “il sonno della mediocrità”, che viene “quando dimentichiamo il primo amore e andiamo avanti per inerzia, badando solo al quieto vivere”.

Ma – aggiunge il Papa – “senza slanci d’amore per Dio, senza attendere la sua novità, si diventa mediocri, tiepidi, mondani. E questo corrode la fede”. In fondo, “la fede è il contrario della mediocrità: è desiderio ardente di Dio, è audacia continua di convertirsi, è coraggio di amare, è andare sempre avanti. La fede non è acqua che spegne, è fuoco che brucia; non è un calmante per chi è stressato, è una storia d’amore per chi è innamorato!”

Papa Francesco ricorda che “Gesù detesta più di ogni cosa la tiepidezza”, e indica nella “vigilanza della preghiera” l’antidoto al sonno della mediocrità, perché “la preghiera ridesta dalla tiepidezza di una vita orizzontale, innalza lo sguardo verso l’alto, ci sintonizza con il Signore”, e “permette a Dio di starci vicino”, liberandoci dalla solitudine e dando speranza, e “ossigenando la vita”, perché “come non si può vivere senza respirare, così non si può essere cristiani senza pregare”.

Papa Francesco sottolinea che “c’è bisogno di cristiani che veglino per chi dorme, di adoratori, di intercessori, che giorno e notte portino davanti a Gesù, luce del mondo, le tenebre della storia”.

Oltre il sonno della mediocrità, dice il Papa, c’è anche un’altra minaccia: il sonno dell’indifferenza. Perché “chi è indifferente vede tutto uguale, come di notte, e non s’interessa di chi gli sta vicino”.

“Quando – dice Papa Francesco - orbitiamo solo attorno a noi stessi e ai nostri bisogni, indifferenti a quelli degli altri, la notte scende nel cuore. Presto si comincia a lamentarsi di tutto, poi ci si sente vittime di tutti e infine si fanno complotti su tutto. Oggi questa notte sembra calata su tanti, che reclamano per sé e si disinteressano degli altri”.

L’antidoto, in questo caso, è “la carità”, che è “il cuore pulsante del cristiano”, ed è “l’unica cosa vincente”, sebbene alcuni possano pensare che “servire sia una cosa da perdenti”, perché “quando tutto passerà, rimarrà solo l’amore”. Così “è con le opere di misericordia che ci avviciniamo al Signore”.

Le opere di carità sono dunque la strada per andare incontro a Gesù, mentre la preghiera e l’amore i mezzi attraverso cui vigiliamo. Perché, conclude Papa Francesco, “quando la Chiesa adora Dio e serve il prossimo, non vive nella notte. Anche se stanca e provata, cammina verso il Signore. Invochiamolo: Vieni, Signore Gesù, abbiamo bisogno di te. Vieni vicino a noi. Tu sei la luce: svegliaci dal sonno della mediocrità, destaci dalle tenebre dell’indifferenza. Vieni, Signore Gesù, rendi vigili i nostri cuori distratti: facci sentire il desiderio di pregare e il bisogno di amare

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