Papa Francesco: “Non si impara a sperare da soli”

Papa Francesco, Udienza
Foto: L'Osservatore Romano, ACI Group
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La speranza, fonte del conforto reciproco e della pace. E’ la riflessione di Papa Francesco nell’Udienza generale di oggi in Aula Paolo VI.  Per il Pontefice la speranza cristiana non ha solo “un respiro personale, individuale, ma comunitario, ecclesiale”.  Perché “non si impara a sperare da soli”.

Inoltre dopo la sua catechesi il Papa rivolge tre appelli: per la Beatificazione, avvenuta ieri, di Justo Takayama Ukon, fedele laico giapponese; per la Giornata di preghiera e riflessione contro la tratta di persone, che ricorre oggi, e per la 25a Giornata Mondiale del Malato che si celebra l’11 febbraio.

Parlando di speranza, il Papa spiega che i primi ad essere chiamati ad alimentarli sono “coloro ai quali è affidata la responsabilità e la guida pastorale”.  L’attenzione di questi deve essere “per fratelli che rischiano maggiormente di perdere la speranza, di cadere nella disperazione”.

Lo sguardo del Pontefice si rivolge soprattutto a “chi è scoraggiato, a chi è debole, a chi si sente abbattuto dal peso della vita e delle proprie colpe e non riesce più a sollevarsi”.

“In questi casi – rammenta Papa Francesco -  la vicinanza e il calore di tutta la Chiesa devono farsi ancora più intensi e amorevoli, e devono assumere la forma squisita della compassione, del conforto e della consolazione”.

Francesco qui sottolinea il suo pensiero espresso più volte durante il suo Pontificato: “Nel contesto sociale e civile, un appello a non creare muri ma ponti, a non ricambiare il male col male, a vincere il male con il bene, l’offesa con il perdono, a vivere in pace con tutti. Questa è la Chiesa! E questo è ciò che opera la speranza cristiana, quando assume i lineamenti forti e al tempo stesso teneri dell’amore. Perché l’amore è forte e tenero”.

Francesco ricorda che “non si impara a sperare da soli”.  “Non è possibile – dice il Papa -  La speranza, per alimentarsi, ha bisogno necessariamente di un “corpo”, nel quale le varie membra si sostengono e si ravvivano a vicenda”.

Per il Papa i maestri di tutto questo sono proprio i piccoli, i poveri, i semplici, gli emarginati. “Sì – spiega il Papa - perché non conosce la speranza chi si chiude nel proprio benessere, nel proprio appagamento, chi si sente sempre a posto... A sperare sono invece coloro che sperimentano ogni giorno la prova, la precarietà e il proprio limite. Sono questi nostri fratelli a darci la testimonianza più bella, più forte, perché rimangono fermi nell’affidamento al Signore, sapendo che, al di là della tristezza, dell’oppressione e della ineluttabilità della morte, l’ultima parola sarà la sua, e sarà una parola di misericordia, di vita e di pace”.

Conclude il Papa la sua catechesi: “La dimora naturale della speranza è un “corpo” solidale, nel caso della speranza cristiana questo corpo è la Chiesa, mentre il soffio vitale, l’anima di questa speranza è lo Spirito Santo. Senza lo Spirito Santo non si può avere speranza”.

Dopo la catechesi il Papa ha rivolto tre appelli. Il primo è stato per il Beato Justo Takayama Ukon proclamato beato ieri a Osaka, in Giappone, fedele laico giapponese, morto martire a Manila nel 1615. “Piuttosto che scendere a compromessi – ricorda il Papa - rinunciò ad onori e agiatezze accettando l’umiliazione e l’esilio. Rimase fedele a Cristo e al Vangelo; per questo rappresenta un mirabile esempio di fortezza nella fede e di dedizione nella carità”.

Il secondo pensiero di Papa Francesco è stato rivolto alla Giornata di preghiera e riflessione contro la tratta di persone, quest’anno dedicata in particolare a bambini e adolescenti.  “Incoraggio tutti coloro che – dice Francesco - in vari modi aiutano i minori schiavizzati e abusati a liberarsi da tale oppressione. Auspico che quanti hanno responsabilità di governo combattano con decisione questa piaga, dando voce ai nostri fratelli più piccoli, umiliati nella loro dignità. Occorre fare ogni sforzo per debellare questo crimine vergognoso e intollerabile”.

Un pensiero particolare di Francesco è per Santa Giuseppina Bakhita. "Questa ragazza schiavizzata in Africa - spiega il Papa - sfruttata, umiliata non ha perso la speranza e portò avanti la fede e finì per arrivare come migrante in Europa e lì sentì la chiamata del Signore e si fece suora. Preghiamo questa santa anche per tutti i migranti, i rifugiati, che soffrono tanto, tanto. Parlando di migranti cacciati via, vorrei parlarvi dei "rohingya" questi cacciati via dal Myanmar, è gente buona, gente pacifica, sono fratelli e sorelle nostre. È da anni che soffrono: sono stati torturati, uccisi, semplicemente per portare avanti la loro tradizione, la loro fede musulmana, preghiamo per loro". E insieme ai fedeli il Papa ha pregato con un Padre Nostro.

Infine il pensiero del Papa è per la 25esima Giornata del Malato a Lourdes: “Invito a pregare, per intercessione della nostra Santa Madre, per tutti gli ammalati, specialmente per quelli più gravi e più soli, e anche per tutti coloro che se ne prendono cura”.

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