Papa Francesco, non si può amare Dio e odiare gli altri questo è ateismo pratico

La catechesi del Papa all' udienza generale

Papa Francesco all' Udienza generale
Foto: Daniel Ibanez/ Aci Group
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Esiste una preghiera fasulla di quelli che vanno a messa per far vedere l’ultimo acquisto Papa Francesco alla udienza generale parla ancora della preghiera che non deve essere “a pappagallo” dice.

La preghiera non è un calmante per placare le ansietà della vita ma responsabilizza ognuno do noi come si vede nel Padre Nostro

E il Papa ricorda che “il Salterio presenta la preghiera come la realtà fondamentale della vita” e “La preghiera è la salvezza dell’essere umano”. Ma è chiaro che Se c’è la preghiera, anche il fratello, la sorella, diventa importante”. Non si può pregare ed avere rancori.

Non si può amare Dio e odiare gli altri questo è ateismo pratico dice il Papa. E allora i salmi sono un aiuto per capire come pregare “che confidano i pensieri e i problemi più intimi di un individuo, sono patrimonio collettivo, fino ad essere pregati da tutti e per tutti. La preghiera dei cristiani ha questo “respiro”, questa “tensione” spirituale che tiene insieme il tempio e il mondo. La preghiera può iniziare nella penombra di una navata, ma poi termina la sua corsa per le strade della città. E viceversa, può germogliare durante le occupazioni quotidiane e trovare compimento nella liturgia. Le porte delle chiese non sono barriere, ma “membrane” permeabili, disponibili a raccogliere il grido di tutti”.

E del resto, dice il Papa “la Scrittura ammette il caso di una persona che, pur cercando Dio sinceramente, non riesce mai a incontrarlo; ma afferma anche che non si possono mai negare le lacrime dei poveri, pena il non incontrare Dio. Dio non sopporta l’“ateismo” di chi nega l’immagine divina che è impressa in ogni essere umano. Non riconoscerla è un sacrilegio, è un abominio, è la peggior offesa che si può recare al tempio e all’altare”.

Dio ci ha amato per primo sottolinea il Papa e la preghiera dei salmi ci aiuta “a non cadere nella tentazione dell’ “empietà”, cioè di vivere, e forse anche di pregare, come se Dio non esistesse, e come se i poveri non esistessero”.

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