Papa Francesco, quello di Gesù non era femminismo ante litteram, ma dono di salvezza

Alle Ausiliarie Diocesane e Collaboratrici Apostoliche il Papa parla del ruolo delle donne che collaborano con i vescovi

Papa Francesco all'udienza
Foto: Vatican Media
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“Quando Gesù accoglieva “alcune donne” tra i suoi discepoli, anche in stretta collaborazione con i Dodici, non lo faceva per un femminismo ante litteram, ma perché il Padre gli faceva incontrare queste sorelle, a volte bisognose di essere guarite, esattamente come gli uomini”.

Così Papa Francesco ha scritto nel suo discorso consegnato alle Ausiliarie Diocesane di Milano e le Collaboratrici Apostoliche Diocesane di Padova e Treviso ricevute in udienza.

Il saluto del Papa fuori dal discorso è per ora rimasto riservato, si trattava di risposte ad alcune questioni sul ruolo della donna nella Chiesa e del rapporto con la diocesi.

Nel discorso scritto Papa Francesco ha ricordato il ruolo di  Maria di Magdala che “aveva un carisma particolare di fede e di amore per il Signore”  e di altre donne che  “hanno una presenza determinante nei racconti della Risurrezione. Perciò è molto giusto, oltre che bello, questo vostro nome di “donne della risurrezione”,” che vi ha dato Montini".

Il Papa lega la sua riflessione al Concilio e all’Azione Cattolica per l’impegno dei laici: “l’esperienza di collaborare direttamente con i pastori nel servizio alla gente, al popolo di Dio, nelle parrocchie, neglioratori, con i poveri, nelle carceri… In chi vive questo “lavoro”, a volte duro e faticoso (cfr Rm 16,6), lo Spirito Santo semina doni speciali di dedizione, che possono anche diventare di consacrazione nella Chiesa”.

Importante il rapporto con il vescovo che tramite il rapporto con Le Ausiliarie diventa attento ad “un dono che corrisponde a un’esigenza pastorale”. E importante il discernimento per creare una vera cooperazione: “Naturalmente ci sono altre forme di cooperazione delle donne nella Chiesa, sia fedeli laiche sia religiose sia consacrate secolari, ma la vostra ha questa specificità”.

Il Papa apprezza anche la diocesanità del carisma delle Ausiliarie “una delimitazione, certo, ma che ha il senso del radicamento e non della chiusura, della fedeltà e non del particolarismo, della dedizione e non dell’esclusione. Questo aspetto della fedeltà non a un popolo generico, ma a questo popolo, con la sua storia, le sue ricchezze e le sue povertà è un tratto essenziale della missione di Gesù Cristo, inviato dal Padre alle «pecore perdute della casa d’Israele»”.

Una fedeltà  che costa e “ha la durezza della croce, ma è feconda, generativa, secondo i disegni di Dio” si legge nel testo del Papa. 

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