Papa Francesco, ricostruire la vita si può solo con la carezza di Dio

La visita del Papa alla Comunità Nuovi Orizzonti

Papa Francesco alla Comunità Nuovi Orizzonti
Foto: Vatican Media/ Aci Group
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Un vista di una intera giornata con un colloquio con i giovani e una messa. Papa Francesco in forma privata ha visitato la sede di Nuovi Orizzonti. Dopo un breve intervento di Chiara Amirante, Fondatrice di Nuovi Orizzonti, e le testimonianze di un giovane e di una giovane, il cantante Andrea Bocelli e il figlio, invitati all’incontro, hanno eseguito il canto “Follow me” e descritto il loro impegno nella comunità.

Hanno fatto seguito alcuni interventi e domande di giovani e adulti che hanno cambiato vita dopo l’incontro con la fede cristiana attraverso la Comunità Nuovi Orizzonti. Quindi il Santo Padre ha risposto alle domande a Lui rivolte.

Dopo la conclusione dell’incontro, alle ore 12.20 Papa Francesco ha celebrato per i partecipanti la Santa Messa, animata, durante la comunione e alla fine, dal canto di Andrea Bocelli. Al termine, davanti al Santo Padre, i consacrati della Comunità hanno rinnovato il proprio impegno al servizio della Chiesa e la propria consacrazione al Cuore Immacolato di Maria.

Ai giovani che hanno portato la loro testimonianza il Papa ha parlato dello sguardo di Dio: “Uno sguardo che ti ha preso per mano e ti ha lasciato andare, non ti ha tolto la libertà…”.

E poi la voce: “E quella voce ha questa voce: questa è la canzone, questa è la voce che io sto cercando, questa è la voce che mi darà pienezza. Lo sguardo, gli sguardi. Le voci, la voce… E’ una strada, un cammino sul quale voi avete cercato… In tanti cerchiamo… E poi avete trovato, o, per meglio dire, siete stati trovati. Siamo stati trovati”.

E se la vita è una lotta il Papa ricorda il valore della carezza di Di : “la carezza di Gesù. Gesù, qui, ci insegna una cosa bella: che l’unico gesto, l’unica volta nella vita in cui si è pienamente umani nel guardare una persona dall’alto in basso, è per aiutarla a sollevarsi. L’unica”.

Papa Francesco ha anche sottolineato che “la tendenza al peccato continua, questo è vero. La tendenza al male… tutti, anch’io, tutti, tutti, nessuno si salva da questo. Però, quando abbiamo lasciato tutto, sappiamo che soltanto in Lui c’è la speranza".

Ed ha aggiunto: “C’è il mistero, il mistero di un Dio che ci ha tolti dagli inferi, il mistero di un Dio che si è fatto vicino, che mi ha guardato, che mi ha amato, che mi ha parlato, che ha vinto le mie resistenze. E questo è quello che a me piace dirvi… Voi siete un mistero. Quando io ho sentito le vostre testimonianze, mi sono sentito davanti a un mistero, il mistero dell’incontro di una persona con Gesù. Io posso soltanto rispondere sottolineando il mistero, ma non con le parole, no”.

Infine il Papa ha parlato della fecondità della testimonianza: “La vita, se non è feconda, non serve, non serve. Per questo il Signore, ogni volta che ci ha guardato, che ci ha parlato, che ha vinto in noi, che ci ha accarezzato, sempre ci dice quello che aveva detto all’indemoniato di Gerasa: “Vai dal tuo popolo e racconta le meraviglie”. Noi siamo uomini e donne del Magnificat, cioè del canto della Madonna, di andare a raccontare che Dio mi ha guardato, mi ha accarezzato, mi ha parlato, ha vinto. Ed è con me. Mi ha preso per mano e mi ha tolto dall’inferno”.

Nella omelia della messa il Papa ha parlato della difficoltà di ricostruire una vita. “ Anche la ricostruzione di una vita- ha detto il Papa-  è una grazia, non meritata, tutto è grazia, ma bisogna difenderla, con il lavoro e anche con la lotta, per non lasciare che i mercanti della distruzione tornino a fare di questa vita un mucchio di pietre, di rovine, di mattoni”. Ecco perché “noi non possiamo costruire le nostre vite, non possiamo mantenere il tempio della nostra vita in piedi, bene, senza Gesù, senza la fiducia in Gesù. È Lui che ci aiuterà in questo, con questa potenza propria di chi è capace di ri-sistemare le cose, che è più difficile di sistemarle”.

Ed ha concluso: “ Anche noi abbiamo sempre un po’ di quella voglia di autodistruzione e a volte viene, è normale, siamo umani. E a questo dobbiamo stare attenti: i mattoni in una mano e la spada nell’altra, cioè il lavoro e la preghiera, la fiducia nelle nostre mani…e la fiducia nella preghiera in Dio, che è la spada che ci farà andare avanti”.

Dopo il pranzo, il Santo Padre, nell’auditorium, ha incontrato il personale e successivamente, all’esterno, ha piantato un ulivo. Infine, alle ore 16.50, il Santo Padre ha fatto ritorno in Vaticano.

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