Papa Francesco sbarca al Superbowl. Con un videomessaggio

Il logo del 51esimo Superbowl, giocato da New England Patriots e Atlanta Falcons
Foto: PD
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È con un videomessaggio breve, in lingua spagnola, che Papa Francesco approda al Superbowl, l’evento sportivo più atteso degli Stati Uniti. Si tiene sempre l’ultima domenica di gennaio o la prima di febbraio, ed è la finale del campionato di football americano, e chi vince è considerato il campione del mondo di questo sport. Il Superbowl però è molto di più di un singolo match sportivo.

È un evento visto in televisione da almeno 110 milioni di spettatori solo negli Stati Uniti, venduto nel mondo per un pubblico potenziale di un miliardo di persone, che genera uno straordinario movimento popolare e un enorme giro di sponsorizzazioni. Per il popolo statunitense, il Superbowl non è solo un match. È qualcosa che è parte della cultura popolare.

È per tutti questi motivi che Papa Francesco ha deciso di inviare un videomessaggio al Superbowl, nonostante il football americano – simile al rugby, eppure molto differente, per tattiche e metodi di gioco – sia un movimento sportivo diffuso quasi esclusivamente in America. È la prima volta che un Papa invia un videomessaggio al Superbowl, cosa che significa in pratica inviare un messaggio alla "pancia" degli USA.

Nel videomessaggio, Papa Francesco sottolinea che “i grandi eventi sportivi, come il Superbowl di oggi, sono altamente simbolici”. Sono eventi – spiega – che dimostrano “che è possibile costruire una cultura dell’incontro e un mondo di pace”, perché “partecipando allo sport siamo capaci di andare al di là del nostro proprio il nostro interesse personale”, e “impariamo a sacrificarci per crescere nella fedeltà e nel rispetto delle regole”.

Il Papa afferma che “il linguaggio dello sport è universale, attraversa confini, lingue e ideologie” e auspica infine che “il Superbowl di quest’anno sia un simbolo di pace, e di amicizia e di solidarietà per tutti”.

L’anno scorso, la vittoria del 50esimo Superbowl (l’unico indicato con numeri arabi, e non latini) è stata appannaggio dei Denver Broncos, la squadra di Denver, città che è anche sede di Catholic News Agency.

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