Papa Francesco: "Scegliamo la via di Dio, non quella dell’io; la via del sì, non del se"

Il Pontefice aggiunge: "Maria ci aiuterà ad affrontare con più fede e speranza il tempo di prova che stiamo attraversando"

Il Papa si affaccia al termine del Regina Coeli
Foto: Daniel Ibanez CNA
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L’episodio evangelico di Emmaus “è una storia che inizia e finisce in cammino. Due viaggi: uno agevole di giorno e l’altro faticoso di notte. Eppure il primo avviene nella tristezza, il secondo nella gioia. Nel primo c’è il Signore che cammina al loro fianco, ma non lo riconoscono; nel secondo non lo vedono più, ma lo sentono vicino. Nel primo sono sconfortati e senza speranza; nel secondo corrono a portare agli altri la bella notizia dell’incontro con Gesù Risorto”. Lo ha detto il Papa, stamane, durante il Regina Coeli recitato nella Biblioteca del Palazzo Apostolico.

“I due cammini diversi di quei primi discepoli – ha osservato Francesco - dicono a noi, discepoli di Gesù oggi, che nella vita abbiamo davanti due direzioni opposte: c’è la via di chi, come quei due all’andata, si lascia paralizzare dalle delusioni della vita e va avanti triste; e c’è la via di chi non mette al primo posto sé stesso e i suoi problemi, ma Gesù che ci visita, e i fratelli che attendono la sua visita, che noi ci prendiamo cura di loro. Ecco la svolta: smettere di orbitare attorno al proprio io, alle delusioni del passato, agli ideali non realizzati, e andare avanti guardando alla realtà più grande e vera della vita: Gesù è vivo e mi ama. E’ una realtà positiva e solare.

Dobbiamo passare – ha spronato il Pontefice – dai se ai sì. E’ un cambio di passo “dall’io a Dio, dai se al sì, dalla lamentela alla gioia, quando ci lamentiamo siamo nel grigio” e avviene “incontrando Gesù: i due di Emmaus prima gli aprono il loro cuore; poi lo ascoltano spiegare le Scritture; quindi lo invitano a casa. Sono tre passaggi che possiamo compiere anche noi nelle nostre case: primo, aprire il cuore a Gesù, affidargli i pesi, le fatiche, le delusioni della vita; secondo, ascoltare Gesù, prendere in mano il Vangelo, leggere oggi stesso questo brano; terzo, pregare Gesù, con le stesse parole di quei discepoli: Signore, resta con noi perché abbiamo bisogno di Te per trovare la via”.

La vita è un cammino – ha ricordato ancora il Papa – e “diventiamo ciò verso cui andiamo. Scegliamo la via di Dio, non quella dell’io; la via del sì, non quella dei se. Scopriremo che non c’è imprevisto, non c’è salita, non c’è notte che non si possano affrontare con Gesù”.

Dopo la recita della preghiera mariana il Papa ha voluto ricordare la Giornata Mondiale delle Nazioni Unite contro la malaria. “Mentre stiamo combattendo la pandemia di coronavirus – ha detto – dobbiamo portare avanti anche l’impegno per prevenire e curare la malaria, che minaccia miliardi di persone in molti Paesi. Sono vicino a tutti i malati, a quanti li curano, e a coloro che lavorano perché ogni persona abbia accesso a dei buoni servizi sanitari di base”.

Dopo aver ricordato la Lettura Nazionale della Sacra Scrittura in Polonia e l'importanza di leggere il Vangelo quotidianamente, Francesco ha concluso facendo riferimento all’imminente arrivo del mese di maggio “dedicato in modo particolare alla Vergine Maria. Con una breve Lettera – pubblicata ieri – ho invitato tutti i fedeli a pregare in questo mese il santo Rosario, e una delle due preghiere che ho messo a disposizione di tutti. La nostra Madre ci aiuterà ad affrontare con più fede e speranza il tempo di prova che stiamo attraversando”.

Come di consueto, ormai, il Papa si è poi affacciato alla finestra per benedire Roma e il mondo intero provato dalla pandemia.

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