Papa Francesco, stupirsi scoprendo a Roma una bellezza che suscita gratitudine

La riflessione del Pontefice nella celebrazione dei Primi Vespri della Solennità della Madre di Dio

Papa Francesco al Te Deum del 2021
Foto: Vatican Media
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Maria colma di stupore ci riporta alla verità del Natale e “lo stupore cristiano non trae origine da effetti speciali, da mondi fantastici, ma dal mistero della realtà”. É la riflessione di Papa Francesco nella omelia della recita di Primi Vespri della Solennità di Maria Madre di Dio.

Nella basilica vaticana pochi i fedeli, il Papa ha guidato la preghiera anche per la conclusione dell’anno civile e come sempre alla presenza del sindaco di Roma Gualtieri, che Francesco ha salutato arrivando e uscendo.

“Lo stupore di Maria, lo stupore della Chiesa è pieno di gratitudine” dice il Papa, “Dio non ha abbandonato il suo popolo, è venuto, è vicino, è Dio-con-noi”.

Certo i problemi non sono spariti, “le difficoltà e le preoccupazioni non mancano, ma non siamo soli: il Padre «ha mandato il suo Figlio» per riscattarci dalla schiavitù del peccato e restituirci la dignità di figli”.

E se la pandemia “ha accresciuto in tutto il mondo il senso di smarrimento E si “è diffusa la tentazione del “si salvi chi può”” ora è tornato, per Papa Francesco un nuovo “senso di responsabilità. Veramente possiamo e dobbiamo dire “grazie a Dio”, perché la scelta della responsabilità solidale non viene dal mondo: viene da Dio; anzi, viene da Gesù Cristo, che ha impresso una volta per sempre nella nostra storia la “rotta” della sua vocazione originaria: essere tutti sorelle e fratelli, figli dell’unico Padre”.

Lo sguardo del Vescovo di Roma si rivolge alla sua città, dove, dice Francesco “tutti si sentono a casa, perché questa città custodisce in sé un’apertura universale. Le viene dalla sua storia, dalla sua cultura; le viene principalmente dal Vangelo di Cristo, che qui ha messo radici profonde fecondate dal sangue dei martiri”. 

Ma la vera accoglienza non è nella ““facciata”, dai bei discorsi, dagli eventi altisonanti. No. Si riconosce dall’attenzione quotidiana, “feriale” a chi fa più fatica, alle famiglie che sentono di più il peso della crisi, alle persone con disabilità gravi e ai loro familiari, a quanti hanno necessità ogni giorno dei trasporti pubblici per andare al lavoro, a quanti vivono nelle periferie, a coloro che sono stati travolti da qualche fallimento nella loro vita e hanno bisogno dei servizi sociali, e così via. Roma è una città meravigliosa, che non finisce di incantare; ma per chi ci vive è anche una città faticosa, purtroppo non sempre dignitosa per i cittadini e per gli ospiti, una città che a volte scarta. L’auspicio allora è che tutti, chi vi abita e chi vi soggiorna per lavoro, pellegrinaggio o turismo, tutti possano apprezzarla sempre più per la cura dell’accoglienza, della dignità della vita, della casa comune, dei più fragili e vulnerabili. Che ognuno possa stupirsi scoprendo in questa città una bellezza che direi “coerente”, e che suscita gratitudine”.

E Papa Francesco conclude: “oggi la Madre – la Madre Maria e la Madre Chiesa – ci mostra il Bambino. Ci sorride e ci dice: “Lui è la Via. Seguitelo, abbiate fiducia”. Seguiamolo, nel cammino quotidiano: Lui dà pienezza al tempo, dà senso alle opere e ai giorni. Abbiamo fiducia, nei momenti lieti e in quelli dolorosi: la speranza che Lui ci dona è la speranza che non delude”.

Il rito è stato presieduto dal cardinale Giovanni Battista Re, decano del Collegio cardinalizio. 

Il Papa ha seguito a distanza seduto su un seggio nell’emiciclo davanti ai cardinali presenti, indossando la mascherina cosa che in genere non fa, ha letto la omelia sul leggio per le letture. 

Il Papa poi non si recherà a visitare il presepe della Piazza per evitare assembramenti. 

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