Papa Francesco: “Unità e libertà da se stessi nel DNA della comunità cristiana”

Papa Francesco durante l'udienza generale del 12 giugno 2019
Foto: Daniel Ibanez / ACI Group
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Gli apostoli sono riuniti nel cenacolo, Giuda non c’è più e così gli apostoli decidono di ricostituirsi in Dodici, fanno discernimento comunitario e arrivano ad una scelta. Un procedimento che testimonia che l’unità e la libertà da se stessi sono “nel DNA della comunità cristiana, e questo permette “di non temere la diversità, di non attaccarsi alle cose e ai doni e di diventare martyres, testimoni luminosi del Dio vivo e operante nella storia”.

Papa Francesco spiega gli atti degli Apostoli in questo nuovo ciclo di catechesi all’udienza generale, dopo quello sul Padre Nostro. Nel gruppo di fedeli, anche una delegazione interreligiosa di Hong Kong, guidata dal Cardinale John Tong Hon, e dodici studenti russi del Patriarcato di Mosca, che sono a Roma per uno degli scambi tra studenti.

Papa Francesco ricorda che il viaggio degli Atti degli Apostoli “parte dalla Resurrezione di Cristo” e i discepoli ne sono consapevoli e “rimangono uniti, concordi e perseveranti nella preghiera”, si stringono intorno a Maria e si preparano “a ricevere la potenza di Dio non in modo passivo, ma consolidando la comunione tra loro”.

Si tratta – spiega Papa Francesco – di una comunità di 120 persone, numero simbolico perché contiene il 12, che ricorda le 12 tribù di Israele.

Ma gli apostoli non sono più dodici: Giuda non c’è più perché “si è tolto la vita schiacciato dal rimorso” dopo che aveva già “iniziato a separarsi dalla comunione del Signore con gli altri, a fare da solo, a isolarsi, ad attaccarsi al denaro fino a strumentalizzare i poveri” e perdere “di vista l’orizzonte della gratuità e del dono di sé”.

Nota Papa Francesco che Giuda aveva permesso al virus dell’orgoglio di “infettagli il cuore e la mente”, e questo lo ha trasformato da amico a nemico e gli ha fatto mettere da parte la grazia di essere parte dei Dodici.

E quelli che sono diventati Undici scelgono invece “la vita e la benedizione”, decidono di ricostituirsi in Undici e Pietro ne delinea le caratteristiche: deve essere “un discepolo di Gesù” dal Battesimo del Giordano fino all’Ascensione.

Gli apostoli discernono, cioè “guardano la realtà con gli occhi di Dio”, si arriva a due candidati, Giuseppe Barsabba e Mattia, si prega il Signore e ci si affida alla sorte, che sceglie Mattia.

Con Mattia “si ricostituisce così il corpo dei Dodici, segno che la comunione vince sulle divisioni, sull’isolamento, sulla mentalità che assolutizza lo spazio del privato, segno che la comunione è la prima testimonianza che gli Apostoli offrono”.

È questo lo stile del Signore, manifestato dagli Apostoli che “sono i testimoni accreditati dell’opera di salvezza di Cristo e non manifestano al mondo la loro presunta perfezione ma, attraverso la grazia dell’unità, fanno emergere un Altro che ormai vive in un modo nuovo in mezzo al suo popolo: il Signore Gesù”.

La scelta degli apostoli, dice Papa Francesco, è quella di “vivere sotto la signoria del Risorto nell’unità tra fratelli, che diventa l’unica atmosfera possibile dell’autentico dono di sé”.

Papa Francesco sottolinea che “anche noi abbiamo bisogno di riscoprire la bellezza di testimoniare il Risorto, uscendo dagli atteggiamenti autoreferenziali, rinunciando a trattenere i doni di Dio e non cedendo alla mediocrità”.

Per questo, conclude, “il ricompattarsi del collegio apostolico mostra come nel DNA della comunità cristiana ci siano l’unità e la libertà da sé stessi, che permettono di non temere la diversità, di non attaccarsi alle cose e ai doni e di diventare martyres, testimoni luminosi del Dio vivo e operante nella storia”.

Salutando a termine udienza i pellegrini polacchi, Papa Francesco ne ha ricordato la partecipazione Cortei per la vita, "portando il messaggio che la vita è sacra perché è dono di Dio. Siamo chiamati a difenderla e servirla già dal concepimento nel grembo materno fino all’età avanzata, quando è segnata dall’infermità e dalla sofferenza".

Sottolinea Papa Francesco: "Non è lecito distruggere la vita, renderla oggetto di sperimentazioni o false concezioni. Vi chiedo di pregare affinché sia sempre rispettata la vita umana, testimoniando così i valori evangelici specialmente nell’ambito della famiglia".

(articolo aggiornato alle 10.13 con il saluto ai pellegrini polacchi)

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