Papa Leone Magno e Attila, la fede che sconfigge la violenza

Oggi si ricorda il grande Pontefice e dottore della Chiesa che salvò Roma dagli Unni

L'affresco di Raffaello nella Stanza di Eliodoro ai Musei Vaticani
Foto: Musei Vaticani
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Magno grande, è l'aggettivo che accompagna il nome di Papa Leone I, quarantacinquesimo vescovo di Roma, Dottore della Chiesa che dal 440 al 461 ha guidato la Chiesa. Con lui solo Papa Gregorio I, anche lui Dottore Roma, morto a Roma nel 604, ha avuto questo aggettivo.

Papa Benedetto XVI dedicando l’udienza  a San Leone Magno il 5 marzo del 2008, lo definì con queste parole: “Uno dei più grandi Pontefici che abbiano onorato la Sede romana: il suo pontificato è stato senza dubbio uno dei più importanti nella storia della Chiesa”.

La fama di Papa Leone Magno arriva però popolarmente da un episodio di guerra. Siamo nel 452, sul fiume Mincio. Il capo degli Unni, terribile condottiero, è sulla via di Roma: vuole marciare sulla Città Santa. Roma e il papato sono in pericolo. Papa Leone è cosciente di questo e, allora, scrive una lettera a Timoteo, allora vescovo di Alessandria chiedendogli di imitare “il buon pastore”: “Va in cerca della pecorella. (...) Comportati in maniera tale che coloro i quali sono in qualche modo deviati dalla verità, li riguadagni a Dio con le preghiere della sua Chiesa”. E’ una linea aderente ai dettami del Cristianesimo, quella che  Papa Leone sceglie per contrastare l’invasione degli Unni. Era il 18 agosto del 460. Ma, più avanti, ci sarà l’incontro determinante perché i due “condottieri” - uno della Fede, l’altro della guerra - si troveranno faccia a faccia, così come vuole la millenaria leggenda.

Attila, veniva definito “flagello di Dio”, era entrato in Italia dalle alpi Giulie, percorrendo la Via Annia. Si susseguono, poi, vittorie dopo vittorie e conquiste: Aquileia, Padova, Verona, Brescia, Bergamo e infine Milano e Pavia. Di fronte a tanto pericolo, il Generale Ezio decise, in nome dell'imperatore Valentiniano III, di negoziare con gli Unni. In questo contesto storico, entra in scena Papa Leone I. L'importante  incontro storico viene ricordato addirittura dai contemporanei del tempo, quali Prospero di Aquitania e dal Vescovo spagnolo Idozio. Secondo Prospero, Attila si ritirò perché fu impressionato dalla figura di Leone, così imponente e, al  contempo, pacata. Alcuni storici, invece, ci dicono che non si può comunque escludere che il papa sia riuscito a convincere Attila con il pagamento di un forte tributo. Altri, fanno riferimento alla superstizione del re barbaro: dopo il sacco di Roma del 410, il dei Visigoti, Alarico, morì in circostanze misteriose. Attila aveva timore di morire anche lui, se fosse entrato nella Città Eterna.

Ma c’è anche un mistero riguardo l’incontro: il luogo preciso dove si è svolto. Gli storici menzionati fino adesso, sono assai imprecisi in merito a questo punto. Dovremo aspettare ben cento anni, per avere qualche informazione in più. Sarà Jordanes, uno storico di origini gotiche poi convertito al cristianesimo, a fornirci qualche dettaglio in più. “Agro Venetum Ambulejo, ubi Mincìus amnis commeantium frequentatione transitur" (“Nel campo veneto detto Ambuleio dove il fiume Mincio è attraversato da una moltitudine di viaggiatori”), così nella sua opera “Jordan Getica” ci dice lo storico Jordanes. 

Ma qual è, dunque, la storia del famoso incontro tra questo importante pontefice e il re degli Unni? Ormai, la trama si può considerare una leggenda vera e propria. Per addentrarci in questa storia ci viene in aiuto un famoso affresco di Raffaello che si trova nei Musei Vaticani nella Stanza di Eliodoro.

Come per la battaglia di Ponte Milvio, dove la famosa leggenda della Croce “In hoc signo vinces” fa da “padrona”,  o la battaglia di Lepanto , dove la vittoria della Lega Santa sui turchi, viene attribuita alla Madonna, la leggenda ci narra di un’apparizione celeste di un vecchio in abiti sacerdotali che avrebbe terrorizzato gli assalitori. Raffaello sostituirà quest’immagine del vecchio sacerdote, con quella dei Santi Pietro e Paolo, protettori della Città Eterna. Osservando il dipinto risalta subito la figura del pontefice con il suo corteo papale, ordinato e pacato. Attila, invece, ha al seguito un confusa e disordinata ondata barbarica. Personaggi e personalità ben distinte. Due “monumenti”, uno della Cristianità, l’altro del “ferro e fuoco”,  sono posti davanti l’uno di fronte all’altro. La storia non si riesce a conoscere nel dettaglio. Un alone di mistero avvolge tuttora i due. Ma, un fatto storico rimane. Ed è  ben preciso: Attila, seppur ormai vittorioso, seppur quasi vicino a Roma, decise di ritirarsi. E, altro dato certo, quell'appellativo che rimarrà accostato al nome di papa Leone I: “magno”.

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