Perché celebriamo il Natale di Gesù il 25 dicembre ?

Non è una festa pagana il riferimento, ma l'Annunciazione a Maria

Papa Francesco davanti al presepe in San Pietro
Foto: Vatican media
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Il significato cristiano del Natale è un fatto storico: Gesù è esistito.

Ci sono prove cogenti della sua esistenza, nonostante non appartenesse alle élite della storia. Se della vita dell’imperatore Tiberio (sotto il cui regno Gesù è stato messo a morte) abbiamo tracce nei testi di Svetonio e Tacito, vissuti quasi un secolo dopo il sovrano, della vita di Gesù abbiamo racconti in realtà più ravvicinati nel tempo, di pochi anni dopo la sua morte (nelle lettere di san Paolo e poi nel resto del Nuovo Testamento). Di Tiberio e di altri grandi della storia abbiamo anche altre testimonianze (dalle monete alle epigrafi), ma di “popolani” non abbiamo tracce di questo genere. La vera eccezione è proprio Gesù.

La sua vita, di abitante di una remota provincia dell’impero romano, di uno dei tanti indigeni delle periferie imperiali, è raccontata da non pochi, non molto tempo dopo la sua morte. Già questo è un fatto eccezionale. Chi mai ha raccontato la storia di un uomo qualunque? Nessuno, per l’appunto. Di quelle lontane epoche si hanno storie solo di uomini e donne eccezionali. Infatti, al di là di considerazioni di fede, si tratta di un personaggio che ha avviato un movimento religioso e culturale che non ha cessato mai di esistere, con un impatto storico globale, rilevante sin dagli inizi.

Se pensiamo alle prime testimonianze scritte, notiamo sin da subito la manifestazione di un movimento ”internazionale”: come si poteva costruire sul nulla una rete del genere? Come inventarsi una storia mai accaduta? Basata per giunta su un evento di pochi anni prima? Non è fattibile. Infatti, di lui non potranno far meno di parlarne anche fonti non cristiane del I secolo, come Giuseppe Flavio.

C’è un fatto storico alla base del Natale: Gesù è esistito. Si è poi gradualmente manifestata una esigenza interna al cristianesimo, relativa alla necessità di individuare le date della sua vita, lette in maniera teologica, per poterle celebrare.

Se le grandi periodizzazioni sono chiare, le minuzie del dettaglio sono impossibili da recuperare. Del giorno della nascita di Gesù non abbiamo elementi: i vangeli tacciono e gli autori antichi non hanno lasciato nulla di certo. Clemente Alessandrino ironizzava su coloro che «con curiosità troppo spinta vanno a cercarne il giorno». Ciononostante, alcuni fissarono la data della nascita al 20 maggio, al 20 aprile, al 17 novembre o al 28 marzo.

Una ricca fantasia. Così ricca che ci fa capire che probabilmente la Chiesa delle origini non celebrava la natività, altrimenti ci sarebbe stato un gran dibattito lacerante come per la Pasqua. Erano altre le date liturgiche rilevanti (il Natale è celebrato nella liturgia solo dalla prima metà del IV secolo, a partire da Roma). Esattamente altre due per il significato salvifico: il concepimento (che teologicamente coincide con l’incarnazione) e la morte (che teologicamente è lo snodo della redenzione), legata alla resurrezione.

Ebbene nella tradizione antica le due date coincidono: 25 marzo. La data, storicamente insostenibile, era dovuta a semplici considerazioni astronomico-allegoriche: si riteneva che in quel giorno, cadendo l’equinozio di primavera, fosse stato creato il mondo. Da quella data si determina liturgicamente il giorno della natività. A livello diffuso, spesso si ritiene che la fissazione del 25 dicembre sia dovuta alla volontà cristiana di sostituire la festa pagana del Sol invictus con quella di Gesù, Sol justitiae (Malachia). Indubbiamente è una ipotesi interessante e forse plausibile, che ha anche dei sostenitori nell’antichità (nella Siria, ad esempio), ma mancano prove positive. Tale motivazione, inoltre, sarebbe limitata a mere esigenze di colonizzazione religiosa e culturale, di politica tout court. In realtà c’è un’altra origine alla determinazione della natività al 25 dicembre, dovuta ad un realismo cristiano. Tutto si gioca sul 25 marzo. Nel momento in cui il concepimento di Gesù è fissato in quella data di primavera, tutto il resto segue: dopo nove mesi esatti nasce il bambino.

Non è la festa del sole, ma il 25 marzo a determinare la natività al 25 dicembre. Allora qual è il significato cristiano del Natale? È una memoria storica (Gesù uomo veramente esistito), carica di lettura teologica: la nascita determinata dall’ingresso tumultuoso di Dio nella storia, il 25 marzo, che è data sia dell’incarnazione sia della morte (secondo le credenze cronologiche dell’epoca). Lì è tutto il mistero della redenzione. La festa del Natale fa capire la mens cristiana. E quella festa romana divenne nel tempo patrimonio di tutta la Chiesa e non solo.

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