Piacenza: la storia della Penitenzieria è la storia della misericordia della Chiesa

Il cardinale Mauro Piacenza
Foto: Daniel Ibanez/CNA
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Il Concilio di Trento è stato uno dei momenti più significativi e fondamentali per la vita della Chiesa cattolica in molti ambiti. Uno di questi è certamente anche nella prassi penitenziale e nel ruolo stesso della Penitenzieria Apostolica. Il V Simposio dedicato alla storia di questo dicastero, dopo aver studiato le origini, gli archivi e la dottrina del Sacramento arriva nel 2015 all’ epoca tridentina: “ Penitenza e Penitenzieria nel Secolo del Concilio di Trento. Prassi e dottrine in un mondo più largo (1517-1614).

Per due giorni studiosi e studenti hanno affrontato il tema con relazioni circa le prassi, la predicazione, la dottrina e la conseguente pastorale in Occidente, Oriente e nelle terre di missione.

Acistampa ha chiesto al Cardinale Mauro Piacenza, Penitenziere Maggiore, la storia di questo tribunale di misericordia e come sono orientati i Simposi.

“Si è iniziato dagli albori della penitenzieria, lo hanno fatto i Penitenzieri maggiori mieri stimati predecessori; si è pensato di organizzare dei simposi di carattere storico per pendere coscienza dell’attività della Penitenzieria apostolica, che è un dicastero certamente fondamentale se si ha una visione di fede e se si crede alla vita eterna  ma, nello stesso tempo, è così nascosto per suo natura, essendo circoscritto al Foro Interno sacramentale ed extra sacramentale. Ma storicamente non ha sempre toccato solo il Foro Interno, è storicamente da san Pio V in poi che è così. Prima invece la Penitenzieria aveva una pleiade di competenze. In fondo era l’unico dicastero della Curia romana. E non era tanto un dicastero, diciamo piuttosto che il Papa aveva come collaboratore stretto il Penitenziere maggiore, che era a servizio della “teologia delle chiavi”, dall’aprire e del chiudere. Tutte le istanze che arrivavano al Santo Padre, in qualche modo, lo riguardavano. Conseguentemente e gradualmente, attorno alla figura del Penitenziere maggiore si è formato un ufficio sempre più grande, un archivio enorme, fino al parossismo di numeri altissimi di impiegati e collaboratori. Ed aveva preso un potere enorme, che dava adito ad un certo arbitrio.”

Praticamente passavano dall’ufficio una infinità di questioni?

“Si, tutte le dispense, le grazie di qualsiasi tipo passavano da quell’ufficio. Da una monaca di clausura che chiedeva di poter uscire per una necessità particolare, fino ad una dispensa per una irregolarità di un matrimonio tra consanguinei, tutto passava per l’ufficio del Penitenziere. E allora c’era una discrezionalità enorme, talvolta si pensava che fosse troppo indulgente a tutto discapito della disciplina. Allora poi ha preso la struttura solo di Foro Interno, assommando, ancora oggi, tutte le competenze di tutti i dicasteri della Curia Romana ma solo per il Foro Interno, per quello che riguarda la coscienza, quindi, quando i fatti sono noti esternamente, allora se ne occupa il dicastero specifico.”

I Simposi allora come affrontano la storia?

“Si è pensato di studiare di cosa si è occupata e come ha vissuto la Penitenzieria nelle varie fasce storiche. E attraverso questa analisi si studia anche la dottrina e, di converso, dai casi emerge la prassi e dalla prassi emerge la dottrina, come modo di pensare, di credere e di agire. Ecco l’importanza di questi studi . Se non si studia si rischia di camminare con gli occhi bendati, di capire ben poco e di illudersi di agire pastoralmente facendo invece l’esatto contrario.

Ora siamo arrivati al Concilio di Trento, una tappa più che fondamentale perché si tratta di uno dei Concili maggiormente fondamentale in tutta la storia dei concili. E del Concilio ci occupiamo specificamente del Sacramento della Penitenza, ma guardando alla Penitenza emergono altri temi. Ad esempio la provvida istituzione dei Seminari ha una grande importanza anche per la preparazione dei confessori. Poi c’è la tematica della indulgenza rispondendo a Lutero, che nelle prime delle 95 tesi collocava proprio questo tema, era il motivo “stuzzicante”. Allora in questi studi si approfondisce la fede della Chiesa nella sua più profonda essenza, quella del Corpo Mistico, della reversibilità dei meriti, l’infinitezza dei meriti di Nostro Signore Gesù Cristo, nostro unico redentore, con la Passione, Morte e Resurrezione, e poi la Comunione dei Santi, anche con i Santi non canonizzati, le azioni buone di tutte le persone in Grazia. Si vede bene come la Chiesa abbia avuto sempre una profonda coscienza anche della commovente realtà della sostituzione vicaria. Come il fatto che se c’è la tristezza di sapere che il peccato di uno ridonda a male per tutto il Corpo, è anche vero che anche il merito di uno ridonda a bene per tutti. E sentiamo anche la bellezza della comunione nella Chiesa, se pensiamo anche ai defunti. Con la applicabilità dell’indulgenza a modi di suffragio, possiamo ben comprendere il legame e quindi anche Quale luminosa speranza ci sia.Così da questi studi escono cose molto belle che iniziano con lo studio analitico e storico di una Bolla o di una Disposizione e poi ci si dischiude davanti un mondo meraviglioso e scopriamo sempre di più che bellezza ha la Chiesa nostra Madre e , ammirati, affascinati, scopriamo che tutto è retto e vivificato dall’amore. Si scopre la Chiesa vera nella quale si respira l’aria pulita di lassù e Dio solo sa quanto ne abbiamo bisogno.

I partecipanti sono interessati a cogliere l’occasione del Giubileo per riportare l’attenzione sulla confessione come poi ricorda il Papa?

“Direi di sì! In questi giorni ricevendo un gruppo di Vescovi in visita ad Limina abbiamo parlato proprio di questo, e si pensava anche a dei corsi per i sacerdoti, per entusiasmarli in ordine ad un servizio sempre più motivato e generoso delle confessioni e indurli maggiormente anche allo studio di una pastorale più adatta per riavvicinare alla frequentazione della confessione come pratica regolare.

Si parla sempre giustamente delle necessità delle continue riforme, e i corsi storici ci aiutano, e ci fanno capire come la vera riforma sia interiore. Noi possiamo cambiare tutte le strutture possibili e immaginabili, ma se non cambiamo il cuore dell’uomo, cambiamo nulla, proprio nulla o meglio solleviamo soltanto polvere. La santità personale, la riforma del cuore e scoprire sempre di più il mistero dell’amore, della misericordia, che è alla base dell’essere e del conseguente agire della Chiesa e della vita cristiana.

In fondo a questo ci invita il Santo Padre Francesco con la indizione dell’anno giubilare ormai alle porte.”

 

 

 

 

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