Preghiera dei cristiani per la pace, il Papa: "Di che cosa ha sete il Signore?

Papa Francesco, Assisi 20 settembre
Foto: Daniel Ibanez/ ACI Group
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"Di fronte a Gesù crocifisso risuonano anche per noi le sue parole: "Ho sete". E' Da questo concetto che parte l'intera meditazione del Papa nella Basilica Inferiore di San Francesco ad Assisi per il momento della preghiera Ecumenica, durante la quale vengono nominati tutti i Paesi in guerra e per ciascuno di essi viene accesa una candela. La sete come "bisogno estremo dell'uomo, ma anche come la sua estrema miseria".

"Di che cosa ha sete il Signore"? domanda il Papa. "Certo di acqua, elemento essenziale per la vita. Ma soprattutto di amore, elemento non meno essenziale per vivere.Ha sete di donarci l’acqua viva del suo amore, ma anche di ricevere il nostro amore.", risponde Francesco.

Il Papa riprende un versetto dalle Fonti Francescane: "L’Amore non è amato”. Il Papa spiega come secondo alcuni racconti era questa la realtà che turbava San Francesco di Assisi. "Egli - commenta il Papa - per amore del Signore sofferente, non si vergognava di piangere e lamentarsi a voce alta. Questa stessa realtà ci deve stare a cuore contemplando il Dio crocifisso, assetato di amore. Madre Teresa di Calcutta volle che nelle cappelle di ogni sua
comunità, vicino al Crocifisso, fosse scritto “Ho sete”. Estinguere la sete d’amore di Gesù sulla croce mediante il servizio ai più poveri tra i poveri è stata la sua risposta".

Nella sua meditazione per la preghiera Ecumenica dei Cristiani Francesco spiega come nel grido “Ho sete” del Signore possiamo "sentire la voce dei sofferenti, il grido nascosto dei piccoli innocenti cui è preclusa la luce di questo mondo, l’accorata supplica dei poveri e dei più bisognosi di pace". Ancora in questo grido possiamo riconoscere coloro che "implorano pace i nostri fratelli e sorelle che vivono sotto la minaccia dei bombardamenti o sono costretti a lasciare casa e a migrare verso l’ignoto, spogliati di ogni cosa".

"Chi li ascolta?" - ammonisce il Papa - Chi si preoccupa di rispondere loro? Essi incontrano
troppe volte il silenzio assordante dell’indifferenza, l’egoismo di chi è infastidito, la freddezza di chi spegne il loro grido di aiuto con la facilità con cui cambia un canale in televisione".

Infine l'invito del Papa: "Sulla croce, albero di vita, il male è stato trasformato in bene; anche noi, discepoli del Crocifisso, siamo chiamati a essere “alberi di vita”, che assorbono l’inquinamento dell’indifferenza e restituiscono al mondo l’ossigeno dell’amore. Dal fianco di Cristo in croce uscì acqua, simbolo dello Spirito che dà la vita; così da noi suoi fedeli esca compassione per tutti gli assetati di oggi".

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