Prove generali di Anno Santo

La veglia dei giovani al Parco Dora, 20 giugno 2015
Foto: Marco Mancini - Aci Stampa
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Una spianata, tanti giovani, diversi sacerdoti, alcuni confessionali. La sera di sabato scorso alla veglia di preghiera al Parco Dora di Torino, alla vigilia dell'arrivo del Papa in città, è andata in scena quella che è sembrata una piccola prova generale dell'Anno Santo della Misericordia.

I giovani, venuti da tutta Italia e non solo, hanno scherzato, riso, si sono divertiti, hanno fatto conoscenza, hanno pregato, hanno cantato. E si sono confessati. La confessione, il Sacramento della riconciliazione, è tornata - per così di dire - di moda, e sarà il fulcro dell'anno giubilare indetto da Papa Francesco.

"Lo slogan di questi giorni è L'amore più grande e ci porta ad essere misericordiosi. Il Papa - ha osservato don Alessio della Diocesi di Asti - è il simbolo della semplicità che Dio incarna sulla Terra e allora un incontro, una veglia, una adorazione possono essere templi di riconciliazione per un cammino verso l'Anno Santo. Siamo in navigazione verso la Porta Santa della misericordia".

"Come ci ha ricordato Papa Francesco - aggiunge Don Rodrigo, della Diocesi di Asti - non è il Signore che si stanca di perdonarci, ma noi di chiedere perdono in una occasione come questa in cui tanti giovani si incontrano c'è la possibilità di andare in profondità. L'Anno Santo ci dà l'occasione di incontrare la misericordia: dobbiamo perdonare gli altri e lasciarci avvolgere dalla misericordia del Signore. E' bello vedere tanti sacerdoti vicino ai ragazzi, questo crea fiducia. I sacerdoti devono essere misericordiosi perchè la grazia è di Dio, dobbiamo essere come deei tubi in cui fluisce la grazia che viene da Dio".

Dunque veglie e incontri di preghiera sono necessari anche "perchè - sostiene Don Luciano della Diocesi di Torino - è bene che un cattolico faccia vedere che è possibile occupare lo spazio pubblico. I cattolici, i credenti ci sono e una persona di fede è anche in grado di donarla. Un momento come questo può aiutare: se io mi rendo conto che il sacerdote è solo un tramite di Dio in quel momento, vedendo la forza di questa immagine sono spronato anche io, magari anche in altri contesti, ad accostarmi. Sono momenti di forza e unione ma non bastano: la giornata con il Papa finisce e riprende la quotidianità dove si sperimenta ancor di più la misericordia di Dio".

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