Al Quirinale, il "canto alpino" di Papa Francesco per le vittime del terremoto

Papa Francesco incontra i bambini delle zone colpite dal terremoto, Quirinale, 10 giugno 2017
Foto: Marco Mancini / ACI Stampa
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“Nell’arte di salire, il successo non sta nel non cadere, ma nel non rimanere caduti”. Papa Francesco cita “la bella canzone che cantano gli alpini” al termine dell’incontro con il presidente Mattarella al Quirinale, quando, prima di andare, incontra i circa 300 bambini che provengono dalle zone colpite dal terremoto.

Un breve tragitto, nei giardini del Quirinale, al termine di un incontro cordiale, con uno scambio di discorsi che testimonia la volontà di buoni rapporti tra Italia e Santa Sede. E non poteva mancare un gesto concreto nei confronti delle vittime del terremoto, dato che sia il presidente Mattarella, sia Papa Francesco nei loro discorsi hanno ricordato il dramma che ha colpito il Centro Italia.

Papa Francesco e Mattarella sono fianco a fianco, i bambini entusiasti cantano canzoni. A un certo punto, bambino urla: “Presidente, ho fatto questo per te”. Al Papa regalano anche le lenticchie di Castelluccio, un prodotto tipico del comune vicino Norcia che ha subito moltissimo le conseguenze del terremoto.

Finisce con questo incontro un po’ fuori protocollo la mattinata di Papa Francesco al Quirinale.

Per la sua prima visita sul Colle, Papa Francesco aveva chiesto di evitare il corteo di onore, e di arrivare senza scorta dei corazzieri. Addirittura, salutò le persone con la mano dall’auto, nel percorso che lo portava ad incontrare il presidente, che era Giorgio Napolitano. Con il presidente Sergio Mattarella, invece, Papa Francesco accetta almeno di farsi accompagnare dalla colonna di corazzieri in motocicletta che accompagna il Papa.

Un cerimoniale comunque semplificato. Prima c’era anche una missione speciale del governo incaricata di accogliere il Papa in territorio italiano, e il ministro degli Esteri incontrava il corteo papale in piazza Pio XII. Nel 2005, con Benedetto XVI, ci fu un’altra sosta a piazza Venezia, quando il Papa fu accolto dal sindaco di Roma.

Quella prima visita al Quirinale di Benedetto XVI era il primo viaggio all’estero del Papa, allora appena eletto, e avveniva significativamente in territorio italiano. Anche Papa Francesco ha compiuto il primo viaggio all’estero in Italia, a Lampedusa, ma in forma privata, senza autorità, senza i crismi del viaggio ufficiale. Quasi logico che il cerimoniale, alla prima e alla seconda visita, fosse comunque semplificato.

Se Papa Francesco non rinuncia alla Sua Ford Focus, il Quirinale non rinuncia agli onori dovuti a un Capo di Stato. La guardia d’onore è composta dalla banda interforze, dai corazzieri a cavallo, dai lancieri di Montebello, che prendono il nome dalla battaglia di Montebello del 1859, quando i piemontesi sconfissero i franco-prussiani.

Ad accogliere il Papa, circa 300 bambini dalle zone del terremoto, quelli che poi il Papa saluta nei Giardini del Quirinale. Da un lato, i dipendenti del Quirinale. È proprio davanti a loro che si schiera il seguito di Papa Francesco: il Cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato; S.E. Mons. Angelo Becciu, Sostituto per gli Affari Generali della Segreteria di Stato; il Card. Agostino Vallini, Vicario Generale di Sua Santità per la Diocesi di Roma; il Card. Gualtiero Bassetti, Arcivescovo di Perugia e Presidente della Conferenza Episcopale Italiana; il Card. Giuseppe Bertello, Presidente del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano; S.E. Mons. Georg Gänswein, Prefetto della Casa Pontificia; Mons. Leonardo Sapienza, Reggente della Casa Pontificia; S.E. Mons. Adriano Bernardini, Nunzio Apostolico in Italia e Mons. Stefano Mazzotti, Consigliere di Nunziatura.

Il Papa entra nel cortile pochi minuti prima delle 11, e il presidente lo accoglie in un saluto protocollare, ma sorridente. Poi, l’esecuzione degli inni nazionali vaticano e italiano, e infine l’ingresso nel Palazzo.

Mattarella spiega a Papa Francesco le cappelle del Quirinale, gli descrive la Cappella Paolina – dove, tra l’altro, si tennero quattro conclavi – e la Cappella dell’Annunziata, dove sostano per un momento di preghiera.

C’è molta storia della Chiesa, nel Palazzo. Il Quirinale per 300 anni è stata la residenza dei Papi, e per 70 la Reggia dei Re – tranne durante una breve parentesi nella Prima Guerra Mondiale, quando fu trasformato temporaneamente in ospedale militare. Per tre volte i Papi vi furono sfrattati: da Napoleone nel 1809, da Mazzini nel 1848, da Vittorio Emanuele II nel 1870. Un passato burrascoso, oggi compensato dai rapporti ottimi e da una certa comunanza di vedute su alcuni temi, e in particolare sulla consonanza tra il presidente Mattarella, cattolicissimo, e Papa Francesco.

Prima dell’incontro privato, la presentazione delle delegazioni nella sala degli Arazzi. Nel governo, presenti ovviamente il premier Paolo Gentiloni e il ministro degli Esteri Angelino Alfano.

L’incontro privato dura una quarantina di minuti, e l’agenda non era stata prestabilita in anticipo. Poi, lo scambio di doni e di discorsi.

Il presidente Mattarella dona a Papa Francesco un fermaglio di piviale, commissionata per l’occasione al Nobile Collegio degli Orafi ed argentieri di Roma, che aveva di recente bandito un concorso internazionale per la creazione di suppellettili sacre per il Papa. Il fermaglio che ha vinto ha raffigurazioni in cui si intravedono i continenti, la falce della luna, l’acqua e sul creato la colomba dello Spirito Santo.

Il Papa invece dona una icona dei Santi Pietro e Paolo, di autore anonimo, risalente alla fine del XVII – inizio XVIII secolo. L’icona proviene dalla Russia, segue tutti i canoni classici, e ha un taglio nel mezzo, che potrebbe risalire all’epoca iconoclasta della Russia o più probabilmente al fatto che la stessa icona fosse stata tagliata per essere esportata illegalmente durante il periodo dell’Urss.

I discorsi si tengono nella Sala dei Corazzieri del Quirinale, la sala più solenne del Palazzo, che mantiene l’aspetto che aveva nel XVII secolo se non per uno scudo sabaudo intagliato nel centro del soffitto, fatto inserire dai Savoia. Il parato di arazzi settecenteschi che riveste le pareti fa parte di due distinte serie: la prima, francese, è dedicata alle Storie di Psiche, mentre l’altra, in parte francese e in parte napoletana, illustra le vicende di Don Chisciotte. Quasi tutto il mondo istituzionale italiano è presente, incluso il sindaco di Roma Virginia Raggi.

Dal punto di vista ecclesiastico, è anche la prima uscita del Cardinale Gualtiero Bassetti da presidente della Conferenza Episcopale Italiana.

In un comunicato, il presidente della CEI ricorda “la fiducia e la stima che il Presidente della Repubblica ha espresso nei confronti della Chiesa italiana ci porta a continuare con rinnovato impegno la vicinanza delle nostre comunità cristiane alle famiglie, a chi cerca lavoro, a quanti sono stati provati dal terremoto, agli immigrati”, e fa suo “lo sguardo con cui Papa Francesco ha invitato a trasformare le difficoltà in occasione di crescita e, quindi, di nuove opportunità”. E annuncia una “agenda condivisa” da mettere a punto con i vescovi italiani.

 

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