Rosa Giovannetti: un giglio purissimo di Roma

La serva di Dio spese la sua vita per Dio e per servire i fratelli in difficoltà

La Serva di Dio Rosa Giovannetti
Foto: pubblico dominio
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Alle volte la vita è veramente strana ed anche pochi attimi, se ben spesi, possono lasciare un segno indelebile nel tempo. Così è stata quella di Rosa Giovannetti.

Descrivere gli attimi dell'esistenza di questa giovane romana è salire le scale di Dio, per scendere quelle dei luoghi nei quali il dolore entra e che la ragazza cercò di lenire con la sua opera.

Nata il 16 ottobre 1896  nel rione Regola, è l'ultima dei quattro figli dell'avvocato Ettore Giovanetti, legale di Papa Leone XIII. E' la piccola di casa e cresce amata e desiderata da tutti.

Rimasta orfana dell'amato genitore, il suo percorso segue il corso ordinario della vita dei molti della sua età. Compie gli studi  nelle scuole del quartiere, diplomandosi al Conservatorio di Santa Cecilia in Roma, con un'ottima votazione.

La musica è il suo mondo. Quando suona si appassiona e sente come quest'arte la può portare ad introdurre il messaggio cristiano, nel difficile mondo dello spettacolo.

Dopo aver lavorato in vari luoghi, dal 1920, è stabile come violoncellista nel prestigioso Teatro Costanzi a Roma, oggi Teatro dell'Opera.

Distingue da subito il lavoro dalle frivolezze, riuscendo ad evitare le seconde, e facendo brillare quella professionalità che tutti le riconobbero.

Se la vita professionale è buona, quella spirituale è prodigiosa. Figlia di Maria, Terziaria francescana presso la basilica dell'Aracoeli, membro dell'Azione Cattolica e delle Dame di San Vincenzo, non si perde una devozione, ne un'opera buona, pur di far risplendere il volto di Cristo nei fratelli che incontra.

Ma ciò non basta: Rosa è una delle migliori crocerossine della città, e per meglio servire i fratelli, nel 1923 prende anche il diploma di infermiera. In questo apostolato, duro e senza sconti, entra nella case dei malati, nelle quali spende il proprio tempo e la propria perizia senza badare a se stessa.

Una volta, un'amica le chiede di accompagnarla nell'assistenza domiciliare ai più bisognosi. Rimanendo turbata alla visita di un malato che la serva di Dio stava medicando, con amore, si sentì ripetere che:”in quell'uomo c'era Gesù solo Gesù”. Questo è solo uno dei tanti fatti che sono stati raccolti nel processo di canonizzazione della donna.

E' una vera cattolica. Medita sui testi della Sacra scrittura e per la sua preghiera personale ama recitare la liturgia delle ore, il cosi detto breviario ecclesiastico, usato dai sacerdoti per la lode di Dio.

Seguita dai religiosi barnabiti della sua parrocchia, in modo particolare ed in tempi diversi, dai padri Ferlisi, Cerutti e Gussoni, sceglie di rimanere nel mondo, come una consacrata laica.

Emette i voti privati nelle mani del confessore, che rinnova e poi consacra nella perpetuità.

La cosa che sorprende di lei è questo: è allegra, simpatica , spigliata e sa cosa vuole.

Sportiva ama il nuoto ed altri sport che cerca di praticare tra i molti impegni.

Nel quartiere, nel quale è nata, tutti conoscono la bella signorina Giovannetti che, alla prima messa della mattina, partecipa, con tanta fede e trasporto.

Chiunque incontra i suoi mobilissimi occhi neri, in strada o in altri luoghi, sa che dalla ragazza può avere un aiuto, spirituale o materiale, senza dover troppo faticare.

Devotissima alla Madonna ama il Santo rosario che, spesso insieme alle altre devozioni mariane, accompagna il suo giorno.

Tra i molti scritti che, dopo la scomparsa sono stati ritrovati, una frase colpisce:”Ti ringrazio, mio Dio, di avermi illuminata a conoscere che solo fare in tutto la Tua volontà è vera santità”.

Devotissima di Santa Teresa di Lisieux sceglie la piccola via dei doveri quotidiani, come strada maestra per il cielo, trasformando così il suo giorno in eterno.

Vive una vita divisa fra la preghiera, il lavoro e la solidarietà.

Gravemente malata di penfigo, all'epoca, malattia senza particolari cure e non sapendo come lo contrasse, viene ricoverata presso l'Ospedale San Gallicano nel rione Trastevere a Roma.

Nei quattro mesi, che visse nel nosocomio romano, fu sempre serena e sorridente.

Docile alle cure delle infermiere, sopportò il dolore e la sofferenza, con molto equilibrio ma di più con autentica fede.

Quando poteva alzarsi visitava i ricoverati, più abbandonati e soli, portando quella parola che dà luce, in quanto ricorda il dolce passaggio di Cristo sulla terra.

In quel giorno che non conosce tramonto, lasciò la terra per il cielo nel quale era sempre vissuta servendo i fratelli in quel quotidiano servizio di amore che, in lei, assunse il nome di carità.

Era il 30 gennaio 1929 e Rosa Giovannetti aveva appena compiuto i trentadue anni di età.

E' sepolta nella parrocchia di San Carlo ai Catinari a Roma.

Dal 1963 è in corso la causa di beatificazione.

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