San Giovanni XXIII e la chiesa di Santa Maria in Montesanto

Nella chiesa romana don Angelo Giuseppe Roncalli venne ordinato sacerdote

La chiesa di S. Maria in Montesanto
Foto: pubblico dominio
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Entrando nella chiesa di Santa Maria in Montesanto, nella famosa piazza del Popolo a Roma si scorge una antica immagine della Madonna del Carmelo.

L'icona è molto antica ed è veramente molto bella, in quanto guarda il fedele con un sorriso che effonde non solo serenità, ma trascendenza.

Veneratissima dai romani è una della immagini più autentiche della devozione alla Theotokos ,che si venera nella città eterna.

Il tempio, sede per molti anni, della famosa Messa degli artisti, raccoglie numerosi ricordi, cari al mondo dell'arte e della fede. Se la prima è astrazione del bello, la seconda è realtà del Vero inteso come Assoluto.

In questo luogo, nella penombra della sua architettura, insieme a molti segni e doni del mondo  culturale, caro all'istituzione ecclesiastica, si ricorda anche un altro fatto, particolarmente, incisivo per la vita di un uomo: Giovanni XXIII.

In questo santuario, il 10 agosto 1904, venne ordinato sacerdote don Angelo Giuseppe Roncalli, come presbitero del clero secolare della diocesi di Bergamo e futuro Pontefice.

Il vescovo consacrante era Monsignor Giuseppe Ceppettelli.

Il giovane chierico venne a Roma, come alunno del Pontificio Seminario di Sant'Apollinare, grazie ad una borsa di studio e nella città, cara alla cristianità, completò i suoi studi.

Leggendo il Giornale dell'anima, scritto dal Papa nel corso della sua vita, nel giorno, dedicato all'evento, si apprende la trepidazione ed il clima di forte raccoglimento interiore, con il quale il seminarista si preparò alla funzione.

I Santi esercizi spirituali, predicati presso la comunità dei Santi Giovanni e Paolo al Palatino, introdurranno il futuro nunzio alla celebrazione della sua ordinazione.

Quel momento resterà indelebile, nella vita di Giovanni XXIII sia sotto il profilo spirituale che umano.

Un ricordo particolare illumina il sacro rito: finita la preghiera di consacrazione, don Angelo, scrive nel diario, che rialzandosi vide lo sguardo materno di Maria che gli sorrideva, dalla benigna immagine, collocata sull'altare. Questo fu, per lui, un segno di affetto e benevolenza della Madre di Dio per la sua esistenza.

Anche oggi, entrando in quel luogo, lo sguardo si perde nel volto di Maria che, con il suo sorriso, accompagna tutti coloro che, come il futuro vicario di Cristo, guardano a  Lei con quell'affetto che dà calore alle scelte della vita.

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