San Giuseppe da Copertino, il santo patrono degli studenti

Mistico, santo dei voli e del quotidiano ma anche della obbedienza alla Chiesa nonostante le difficoltà

La tomba di San Giuseppe ad Osimo
Foto: pd
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Patrono degli studenti, mistico, tenuto lontano dalla gente in una clausura forzata. San Giuseppe da Copertino nato in Puglia e morto ad Osimo nelle Marche è un santo molto speciale.

Protegge gli studenti perché lui con gli studi non mai stato un granché. Nella sua infanzia non aveva potuto studiare molto, sia per una malattia che lo costrinse a letto per 4 anni, sia per la povertà della famiglia che lo costrinse presto a trovare lavoro.

E ogni volta che tentava di studiare doveva affidarsi allo Spirito Santo per superare gli esami.

Oggi il pellegrinaggio alla sua tomba nel santuario di Osimo è una festa e un dono per tutti gli studenti che spesso lasciano le copie della loro tesi ai suoi piedi per ringraziarlo.

La sua biografia racconta una storia complicata nei rapporti con le autorità ecclesiastiche che pensavano che le manifestazioni del suo misticismo fossero da nascondere.

Il santo dei voli lo chiamano tutti, anche il cinema e la televisione hanno subito il suo fascino. Ma la verità è che la gente lo amava e spesso il frate si ritrovava con l’abito tagliuzzato dai devoti, gli oggetti da lui usati facevano miracoli. Il P. Provinciale pensò di mandarlo a visitare tutti i conventi della Provincia religiosa per accrescere la devozione e la preghiera dei frati.

Ma poi viene accusato di messianismo. Venne mandato dapprima in Assisi, ci rimase 15 anni chiuso in tre stanzette.

Ma non bastò, alla fine venne mandato nel convento dei francescano conventuali di Osimo.

Lui che aveva fatta tanta fatica a diventare frate per stare in mezzo alla gente doveva essere sempre chiuso in poche stanzette.

Arrivando in Osimo vide in lontananza la Basilica di Loreto. Qui si mostrò ancora una volta il suo mistico amore per Maria. Disse. ” Oh, che vedo? Quanti angeli vanno e vengono dal cielo! Non li vedete? Guardateci, guardateci bene!” E volò anche lui fino ad un mandorlo nella campagna, traboccante di gioia ritornato in sé, e cominciò a cantare e pregare.

La sera arrivò al Convento di San Francesco in Osimo e le sue prime parole furono: “Haec requies mea”: aveva trovato la sua sede terrena definitiva e il Signore stesso glielo aveva fatto capire.

Ebbe molte visioni eucaristiche fino al giorno della sua morte il 18 settembre 1663. Era nato il 17 giugno del 1603 come Gesù in una stalla,  una infanzia povera, e la facilità a perdere le staffe gli resero difficile realizzare la sua vocazione. Ma alla fine nel 1627 arriva la prima tonsura e l’anno dopo diventa sacerdote.

Oggi il santuario di Osimo ospita un museo dedicato a San Giuseppe nelle stanzette dove viveva. E la città è sotto la sua protezione anche se i suoi veri patroni sono due martiri dei primi secoli del cristianesimo.

“Alla sua scuola- scrisse Giovanni Paolo II in una lettera nel 2003-, possano tutti imparare a percorrere la strada che conduce ad una santità “feriale”, contrassegnata dal compimento fedele del proprio quotidiano dovere”.

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