Sandro Calvani: i Santi hanno costruito città senza frontiere

Intervista all'autore de ‘Senza false frontiere’

La copertina del volume
Foto: pd
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Sandro Calvani ha scritto un libro per capire quanto il desiderio di una soluzione olistica alla crisi del cambiamento d’epoca sia compresa dai popoli e dai governanti del mondo: ‘Senza false frontiere’: in un mondo poliedrico e multipolare si fa strada una terza via tra chi vuole e chi non vuole un mondo diviso in centinaia di Paesi, migliaia di popoli, centinaia di migliaia di città e cittadinanze diverse e divise, e chi, invece, vorrebbe usare la distinzione e la diversità per ridurre le distanze e diluire o eliminare le divisioni antagoniste.

Calvani, esperto di sviluppo sostenibile, per 30 anni direttore di vari organi dell’ONU e della Caritas, ha lavorato in situazioni di emergenza e conflitto in 135 Paesi, e nel libro, scritto con Luca Jahier e Giovanni Lattarulo e prefazione di Umberto Folena, racconta le sfide dei nuovi sovranismi, le contraddizioni dei diritti umani enunciati ma sconosciuti, i dilemmi di una civilizzazione multipolare disordinata; introduce anche alcuni aspetti della prosperità inclusiva e della giustizia intergenerazionale: “Per le strade del mondo ho toccato con mano che oggi non può più esistere una pace come mera assenza di guerre o uno stato di tranquillità umana globale separata e distinta da altri fondamenti come l’uguaglianza, i diritti umani, l’accesso equo ai beni comuni, la collaborazione e la solidarietà o la dignità umana di ogni persona e di tutti i popoli. Infatti oggi tutto è connesso, non solo digitalmente, ma anche il clima, la finanza, la politica, la nostra stessa vita quotidiana sono tutti pezzetti del puzzle della vera pace globale”.

A lui chiediamo di spiegarci il sottotitolo ‘voglia di fratellanza’: “L’ho scelto perché racconto dei fatti che fanno capire le situazioni, cosa la gente sta vivendo e come vorrebbe cambiare per sentirsi meglio in mezzo agli altri e più a proprio agio con la gente diversa. Ormai tutte le scienze, se interpretate in modo olistico, convergono nel dichiarare l’amore fraterno nell’umanità come unico paradigma possibile e sostenibile della convivenza di sette miliardi e mezzo di persone. Dunque, questo libro invita i lettori a cambiare prospettiva, cambiare visione del mondo”.

Quali sono le false frontiere?

“Le frontiere vere sono quelle che aiutano i popoli che le riconoscono (come strumenti adatti e adattabili) per crescere in prosperità e giustizia. Esse funzionano come le membrane delle cellule viventi; sono cioè osmotiche, lasciano passare differenze culturali e religiose, merci, servizi, idee e le persone che portano tutti questi beni comuni con sé. Chi crede in frontiere osmotiche e olistiche crede anche che gli uomini e le donne del mondo siano tutti fratelli e sorelle. Le frontiere false sono quelle che schiacciano le differenze, anche quelle minime, il colore della pelle, i vestiti, o la barba, trasformandole in ragioni di odio e non cooperazione. Secondo il racconto di Virgilio, fu Romolo il primo a uccidere un fratello, il suo gemello Remo anche lui un migrante, per poter alzare una frontiera come un muro invalicabile: ‘chiunque la attraverserà, morirà’, per la sola colpa di aver attraversato quel solco scavato per terra, prima ancora che qualcuno la riconoscesse come una nuova frontiera di una città, Roma, che allora non aveva nemmeno una casa”.

In quale modo si possono superare le frontiere?

Le frontiere peggiori, quelle più alte, davvero insuperabili e devastanti per il bene comune dei popoli e per la loro felicità, le abbiamo in testa; dunque si possono superare solo con un cambio di mentalità. Se un insegnante di matematica insegna a detestare la filosofia o la storia, se un papà si comporta come se la sua autorità o opinione valesse di più di quella della mamma, se un prete predica che la fede e il rispetto dei comandamenti valgono di più della misericordia o del buddismo, tutti hanno costruito frontiere nella testa di chi li ascolta. Per superare le frontiere tra le diversità bisogna ridurre tutto ciò che separa, cioè rende dispari (come dice la parola stessa) ciò che dovrebbe essere pari. E poi lavorare a riparare, rendere di nuovo pari ogni differenza, e preparare, formare e sperimentare la parità”.

Come concepire oggi la parola ‘patria’?

“La patria è la terra dei nostri padri, dei nostri antenati. Quasi tutti gli europei discendono da migranti africani e asiatici. La nostra vera patria è la Terra, la madre Terra che, secondo san Francesco nel suo Cantico delle creature, ‘ci nutre e ci governa’, perché ci dà tutte le risorse naturali per vivere e stabilisce anche dei limiti di consumi che non possiamo superare senza distruggere la nostra sopravvivenza su questo pianeta, l‘unico che abbiamo. Dunque siamo tutti concittadini della Terra, anche se facciamo finta di non saperlo e pensiamo che l’essere nati in Italia ci dia qualche diritto in più di chi è nato in Afghanistan”.

La fratellanza può contribuire ad un cambiamento di mentalità?

“No. Da quel che ho visto nel mondo, è vero il contrario: è il cambiamento di cuore, di mentalità, di modo di vivere che costruisce fraternità. Infatti molti seguaci di Gesù non sono divenuti cristiani perché, pur apprezzando il suo insegnamento, non hanno trasformato se stessi. Moltissimi ammirano i santi contemporanei ma non li imitano nella loro vita quotidiana”.

In quale modo i Santi hanno ‘costruito’ città senza frontiere?

“In origine, il santo era colui i cui comportamenti erano così simili al divino da non essere sanzionabili. Basti pensare per esempio alle opere scritte o vissute da Tommaso Moro, Erasmo da Rotterdam, san Benedetto: tutti superarono le distanze e le frontiere costruendo comunità di cooperazione più aperte e patrie più grandi. Le loro case, i santuari, proteggevano i più poveri e i più deboli. Così nacque l’Europa e le città santuario. Nel mondo moderno, laici conosciuti da tutti, come Gino Strada, Luca Attanasio, Chiara Castellani, fanno lo stesso, cancellano le frontiere false tra i popoli”.

Perché ha scelto di aiutare, attraverso il libro, ResQ?

“ResQ, la prima nave santuario italiana a soccorso dei naufraghi nel Mediterraneo, salva la gente che muore per aver attraversato una frontiera virtuale come il mare. I proventi della vendita del mio libro non potevano avere altra destinazione migliore”.

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