Santa Gemma Galgani e quell'amore per la Passione di Cristo

La vita della santa fu una salita tra le prove e l'amore al Padre

Santa Gemma Galgani
Foto: pubblico dominio
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Papa Pio XII il 2 maggio 1940, nella gloria di piazza San Pietro, elevava all'onore degli altari Gemma Galgani.

Scrivere la vita di questa ragazza, scomparsa all'età di appena venticinque anni è spalancare le porte al mondo della mistica e dell'Infinito di Dio.

Tra le parole che in vita proferì in una delle estasi fu ascoltata dire che: ”se tutti gli uomini si studiassero di amare e conoscere il vero Iddio, questo mondo si trasformerebbe in un paradiso".

Mai parole furono più vere, soprattutto, se dette da una ragazza che aveva lo sguardo costantemente proiettato sul Padre.

Nata il 12 marzo 1878 a Borgonuovo di Camigliano, in provincia di Lucca, la sua è una famiglia molto semplice ma conosciuta per il forte senso religioso.

La santa racconta che, fin da piccola, la madre raccoglie i figli, la sera per le preghiera e la recita del Santo rosario insegnando ad invocare Maria come la mamma del cielo.

Nel 1886 la vita della famiglia Galgani è segnata dalla perdita dell'amata genitrice: Gemma è piccolissima e negli anni a seguire sembra che il dolore abiti la sua casa.

La bambina è iscritta a scuola presso le Suore Oblate ed in questo luogo apprende il catechismo e scopre, nella lettura del vangelo, la Passione del Signore strada maestra per il cielo.

L'11 febbraio 1893 muore il fratello Gino, seminarista di appena diciotto anni, a causa della tubercolosi come la madre. E' un colpo durissimo per la piccola legata al fratello da un sincero affetto e dalla stima per la strada intrapresa.

Seguono anni bui rappresentati dalla perdita del padre e dal dissesto finanziario della famiglia.

A causa di vari problemi i creditori bussano alla porta del modesto patrimonio familiare, lasciando l'adolescente Gemma non solo senza famiglia ma anche priva di ogni risorsa economica.

Sola e senza alcun appoggio umano vive la prova come segno di affidamento ed abbandono nelle mani del Padre.

Questa testimonianza è davvero preziosa in quanto la santa ha sperimentato l'esperienza di moltissime persone che vivono anche oggi senza alcuna possibilità il proprio domani.

Per alcuni mesi vive presso una zia a Camaiore fino al ritorno a Lucca.

In questo periodo come sempre aveva desiderato Gemma Galgani espresse il desiderio di consacrarsi al Signore respingendo le diverse proposte di matrimonio ricevute.

Una triste malattia si aggiunge alla difficile situazione personale e grazie ad una novena a San Gabriele dell'Addolorata si ristabilisce in salute.

Un sogno nel quale le apparve il santo le aprì le porte della devozione al giovane morto precocemente. Dopo una breve sosta presso le Suore Salesiane rientra nella modesta abitazione nella quale visse una povertà eroica e piena di carità.

In quel periodo i Padri Passionisti in preparazione del Giubileo del millenovecento nella cattedrale di San Miniato di Lucca predicano una missione al popolo.

Dal 25 giugno al 9 luglio, Gemma Galgani vive l'evento, con slancio e devozione, approfondendo la spiritualità dei figli di San Paolo della Croce.

Conosciuto padre Gaetano Guidi, la ragazza racconta la propria esperienza, esprimendo la volontà, di poter emettere i voti di povertà, castità ed obbedienza.

Il 5 luglio 1898 Gemma Galgani pronuncia i voti, ricevendo - scrive nell'Autobiografia - ”molta consolazione  e gioia interiore”.

Il suo confessore padre Germano Ruoppolo, passionista che ne diresse l'anima, accorgendosi dei tesori di grazie della ragazza le chiese di raccontare tutto ciò scrivendo un Autobiografia ed un Diario.

In segno di obbedienza al confessore la santa scrisse questi preziosi manoscritti, autentici gioielli del proprio mondo interiore.

Mossa da diversi doni mistici tra cui la scrutazione del cuore e le locuzioni interiori, i testi raccontano la vita spirituale e quotidiana della ragazza.

Santa Gemma visse la Passione del Signore come Santa Veronica Giuliani e poche altre mistiche con partecipazione, realismo ed intensa dedizione.

Ebbe dal Signore il dono delle Sante stimmate che portò con fede e partecipazione all'evento pasquale.

Non rifiutò nulla allo Sposo divino, accogliendo ciò che la vita gli metteva difronte.

Non fu un'esistenza semplice. Non  mancarono prove, sofferenze, dolori, malattie e l'accanimento del demonio che disturbava la santa, tanto da bruciare anche le pagine dei propri libri di devozione, ma nulla impedì, alla mistica, di volare verso Dio.

Amò il Signore, con un affetto unico e vibrante, unendo i propri dolori a quelli della Passione.

Accolta in casa della famiglia Giannini per interessamento dei Padri passionisti l'11 aprile 1903 aprì le braccia al cielo per l'incontro con l'amore, solo con l'Amore, che aveva il nome del Cristo unico traguardo del proprio esistere.

 

 

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