Santa Sede al WTO: “Promuovete una economia solidale”

Arcivescovo Silvano Maria Tomasi, Osservatore Permanente della Santa Sede presso l'ufficio ONU di Ginevra
Foto: news.va
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È un appello a includere tutti nei processi economici, a creare una economia solidale che non metta da parte i poveri e gli emarginati, in fondo a stabilire un nuovo sistema, quello proposto dalla Santa Sede al Consiglio Generale della World Trade Organization (Organizzazione Mondiale del Commercio) che si tiene a Nairobi. Pochi giorni dopo il discorso del Papa alla sede ONU della capitale del Kenya, la Santa Sede torna a far sentire la sua voce in campo internazionale, mostrando il suo peculiare approccio, che è quello di “mettere la persona umana al centro di ogni strategia di sviluppo e di commercio”.

Il motivo, spiega l’arcivescovo Silvano Maria Tomasi, Osservatore della Santa Sede all’ufficio ONU di Ginevra, che partecipa all’incontro del WTO, è che “permettendo ad ogni persona e ad ogni gruppo sociale di prendere la maggior parte delle opportunità che si creano con la liberalizzazione del commercio, sarà possibile sviluppare un commercio equo che veramente sia di beneficio per tutti”.

Il tema è sempre il medesimo: creare un sistema economico che includa tutti, e che permetta a tutti, anche i più poveri. “La Santa Sede confida che qui a Nairobi prevarrà un senso di responsabilità e solidarietà con i più svantaggiati, in modo che i piccoli interessi e la logica del potere vengano messi da parte”. L’arcivescovo Tomasi pone il problema che “la vulnerabilità delle aree rurali, se a queste viene negato accesso al mercato, ha ripercussioni significanti sulla sussistenza dei piccoli fattori e delle loro famiglie”. Per questo, la Santa Sede “riconosce il beneficio di una sistema egualitario e partecipatorio di relazioni commerciali dirette a sviluppare il bene comune”.

Insomma, uno “spirito di solidarietà tra tutte le nazioni e i popoli dovrebbe sostituire la competizione interminabile che intende raggiungere e difendere posizioni privilegiate nel commercio internazionale”. Perché il protezionismo “troppo spesso favorisce segmenti privilegiati della società”, mentre un “multilateralismo effettivo è un processo inclusivo che riconosce che al cuore di tutte le relazioni economiche ed umane c’è la persona umana, con i suoi diritti e i suoi inalienabili diritti umani”.

Quindi – sottolinea l’arcivescovo Tomasi – è bene che “la crisi del 2008” non sia stata seguita da spinte di protezionismo, e difende l’istituzione del WTO, che “migliorato il Welfare” nei più di 30 membri che si sono aggiunti all’organizzazione dal 1995 ad oggi.

Però ci vuole “un sistema chiaro di regole commerciali” perché altrimenti “persone vulnerabili in molte nazioni in via di sviluppo saranno “chiuse nella trappola della povertà”. “Aprire l’accesso a nuovi mercati offre una reale opportunità per le nazioni in via di sviluppo ed è un elemento importante del processo di sviluppo” anche se “tuttavia, non è di per sé una condizione sufficiente per portare le nazioni fuori dalla povertà”, afferma l’Osservatore della Santa Sede.

E aggiunge: “Il libero commercio non è un fine in se stesso, ma è piuttosto un mezzo per creare migliori standard di vita e per lo sviluppo umano delle persone a tutti i livelli”.

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