Santa Sede: “Non c’è altra opzione che abolire le armi nucleari”

L'arcivescovo Bernardito Auza con parte della delegazione della Santa Sede alle Nazioni Unite durante un side event
Foto: Holy See UN - Facebook Page
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Per la Santa Sede, non c’è altra possibilità ragionevoli: le armi nucleari devono essere abolite. Lo sottolinea la Santa Sede, come Stato che ha partecipato al Trattato di Non Proliferazione Nucleare, in una dichiarazione divulgata il 26 settembre, nella Giornata Internazionale per l’Eliminazione delle Armi Nucleari.

Da sempre, la Santa Sede è particolarmente attenta alla questione del nucleare. È stato fondatore dell’Agenzia Internazionale di Energia Atomica (AIEA) e da allora promuove una posizione bilanciata sul tema dell’energia nucleare: non di abolizione totale dell’uso pacifico del nucleare (che porterebbe all’abolizione anche di strumenti fondamentali, come i raggi X), ma sì all’abolizione delle armi nucleari, in una prospettiva generale che è quella di arrivare fino, un giorno, al disarmo integrale.

Non a caso, la Santa Sede è particolarmente preoccupata per gli esperimenti nucleari condotti dalla Corea del Nord, e questa preoccupazione l’ha espressa monsignor Antoine Cammilleri, “vice-ministro degli Esteri” vaticano, nei lavori dell’AIEA di questi giorni.

Una posizione di prudenza che è stata ribadita nel messaggio del 26 settembre- “Per il bene nostro e quello delle future generazioni – ha detto l’arcivescovo Bernardito Auza, osservatore permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite – non abbiamo altra possibilità morale o ragionevole di abolire le armi nucleari”, che sono “un problema globale che colpiscono tutte le nazioni e tutti i popoli, incluse le future generazioni”.

Insomma, la commemorazione annuale non deve essere di facciate, ma è chiamata a “rompere il punto morto” raggiunto dalla “macchina del disarmo” delle Nazioni Unite.

La preoccupazione della Santa Sede è di lunga data. L’arcivescovo Auza ricorda che già Pio XII, nel febbraio 1943, addrittura due anni e mezzo prima del testo Trinity, aveva mostrato preoccupazione per “l’uso violento dell’energia atomica”, una preoccupazione che divenne ancora più grande dopo quanto era successo a Hiroshima e Nagasaki.

“Le armi nucleari offrono un falso senso di sicurezza, e la pace scomoda promessa dalla deterrenza nucleare rappresenta una tragica illusione”, afferma l’arcivescovo Auza.

Il quale aggiunge poi che “la Santa Sede crede che la pace non può essere ottenuta meramente mantenendo un bilancio di potere”, ma piuttosto – come dice Papa Francesco – sulla giustizia, lo sviluppo socioeconomico, la libertà, il respetto dei diritti umani, la partecipazione di tutti negli affari pubblici e la costruzione di fiducia tra i popoli”.

Come membro del Trattato di Non Proliferazione, la Santa Sede incoraggia “la cooperazione internazionale sugli usi pacifici del materiale nucleare”, e continuerà a “protestare contro sia il possesso che l’uso di armi nucleari, fin quando non si raggiunga la totale eliminazione delle armi nucleari”.

Non si tratta solo di rispettare “l’obbligo morale” dato da un trattato, ma piuttosto di considerare i trattati come “impegni morali” basati sulla “fiducia tra gli Stati, radicati nella fiducia che i cittadini pongono nei loro governi”. Insomma, se gli impegni per il disarmo nucleare “non sono fatti in buona fede”, la conseguenza logica di tutto sarà dato dalla proliferazione di tali armi.

L’arcivescovo Auza sottolinea anche che “l’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile” ci richiama a lavorare per una vita migliore, specialmente di quelli che sono rimasti indietro. “Sarebbe ingenuo e miope – dice l’osservatore – se cercassimo di assicurare la pace del mondo e la sicurezza attraverso le armi nucleari e non attraverso lo sradicamento della povertà estrema, della piena accessibilità alle cure sanitarie e all’educazione, e alla promozione delle istituzioni pacifiche e delle società attraverso il dialogo e la solidarietà”.

 

 

 

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