Sant'Agostino e l'ideale della vita religiosa

La Regola agostiniana è fondata sull'unità dei fratelli e sull'esperienza della vita apostolica

Sant'Agostino
Foto: pubblico dominio
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Agostino, dopo la conversione, con Santa Monica ed il figlio Adeodoato sente forte il desiderio di tornare in patria. La santa, purtroppo, muore ad Ostia, lasciando il figlio che, seppur scosso interiormente, ringrazia il Padre per il dono della tanto grande e amata madre.

In Africa, il santo fonda una piccola comunità con il desiderio di condividere la propria esperienza religiosa. A Tagaste, intorno al 388, nasce la prima comunità agostiniana.

Agostino non ha una regola, o meglio ha a disposizione, probabilmente, del materiale già redatto per similari forme di vita in comune, ma non ha ancora il suo schema.

Il primo monachesimo agostiniano, fatto di preghiera e contemplazione, vive i principi del vangelo con spontaneità nelle dinamiche quotidiane, senza un testo scritto. Solamente, in un secondo momento si rese necessario mettere, nero su bianco, alcune norme, per dare chiarezza e continuità a quell'esperienza. La Regola è stata scritta intorno al 400 d. C.

Il testo è giunto all'attenzione degli storici attraverso diverse redazioni. La prima comprende il l'Ordo monasterii insieme al Praeceptum, ovvero la regola maschile; la seconda è la sola regola ed infine la terza è la variante per i monasteri femminili.

La Regola è molto breve: essa è formata da otto capitoli che descrivono, con intensità, le idee del santo, in relazione al novello progetto di vita.

Il primo nucleo della comunità è formato da un buon numero di laici, che si consacrano a Dio, nella preghiera e nel lavoro, contemplando le realtà eterne.

Scopo della vita comune è condurre il religioso alla contemplazione di Dio, amando la sua bellezza. Il Capitolo Ottavo, al punto 48, evidenzia che: ”Il Signore vi conceda di osservare con amore queste norme, quali innamorati della bellezza spirituale ed esalanti dalla vostra santa convivenza il buon profumo di Cristo, non come servi sotto la legge, ma come uomini liberi sotto la grazia. “.

La vita che intende Agostino è un insieme di valori positivi, fatti di coerenza, responsabilità ed altezze contemplate guardando sempre e solo al Padre. Il santo, cantore dell'Assoluto, lo ha cercato e trovato nell'amore e questa esperienza vuole che animi i suoi figli.

Il tenore di vita, scelto dal Grande di Ippona, è semplice: rivivere l'esperienza della prima comunità dei discepoli del Cristo. Gli Atti degli Apostoli, al capitolo 4,32, descrivono ciò.

Il santo guarda a tale realtà, come momento fondante dell'essere della vita agostiniana. Vivere come un cuor solo ed un'anima sola, dividere tutto, un innamorato ascetismo e quel desiderio della grandezza di Dio, deve animare la vita del religioso.

Non c'è più mio e tuo ma solo ed esclusivamente nostro. Una compagine unita di amanti della fede, può vivere il proprio domani, solo se si dimostreranno uniti: in pluribus unitas.

Sul punto, il commento alla Regola, scritto, con cura ed attenzione, da padre Nello Cipriani,  studioso del santo, illumina osservando come è proprio questo l'obiettivo della creazione dell'uomo e dell'ideale ecclesiale e monastico del grande vescovo. Punto di sintesi fra il singolo e la comunità è l'unione dei cuori e dell'esistenza, all'interno della fraternità.

Tra le norme, che compongono il testo, Sant'Agostino insiste sulla dimensione della povertà, come tratto caratteristico della vita religiosa.

Il voto si deve vivere, con integrità e autenticità, in quanto questa non è solo regola di perfezione, ma spirito di condivisione che deve animare la comunità.

Come il Cristo ed i suoi discepoli si sono spogliati di tutto per aprirsi al Padre, cosi il religioso deve sentirsi libero, ma dipendente dalla mano di Dio.

Non psicologismo o altro ma piena disponibilità alla vita di fede, che deve aprire il cuore alla generosità di lasciare il molto o il poco, per seguire il Cristo. Il voto si collega agli altri di castità ed obbedienza, guardando al fine che è la vita comune.

La Regola è stata oggetto di numerosi studi e ricerche a partire dalla sua edizione. Padre Agostino Trape (1915-1987) Superiore generale dell'Ordine e fondatore dell'Augustinanum, ha osservato che questa rappresenta: “un codice stabile di leggi (non necessariamente un orario giornaliero o un ordinamento liturgico) che organizza ed orienta la vita in comune”.

Ciò è messo in luce, anche  dal fatto che il testo, con lungimiranza, fissa i principi guida, lasciando alla Grazia il dovere di operare nella vita dell'appartenente al nucleo evangelico.

La Regola, documento essenziale e bellissimo, indica una strada per tutti coloro che vogliono fare l'esperienza di vita del Grande di Ippona, che ci ha lasciato non solo il suo pensiero, ma il cuore in queste, semplici e vibranti parole, dense di autentico amore.

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