Santi e beati: verso gli altari il fondatore dell’Arizona e un santo bambino

Papa Francesco ha approvato anche il miracolo della laica calabrese Mariantonia Sanà, che sarà beatificata

La Basilica di San Pietro durante una celebrazione con canonizzazioni
Foto: Daniel Ibanez / ACI Group
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Una nuova beata, altri quattro venerabili sulla via della santità: Papa Francesco ha approvato ieri i decreti della Congregazione per le Cause dei Santi che riconoscono il miracolo della laica calabrese Mariantonia Sanà, ma fanno fare un passo verso la gloria degli altari anche il missionario gesuita che fu tra i fondatori dell’Arizona, il bambino che offrì le sue sofferenze per la conversione dei peccatori, due instancabili fondatori di opere.

Mariantonia Sanà (1875 – 1953) ha trascorso sessanta anni a letto, al termine di una vita complicatissima. Nata già orfana, miracolata da San Bruno da Colonia dopo aver contratto un’infezione bevendo ad un acquitrino (alcuni parlano addirittura di possedimento demoniaco), colpita in giovane età da una malattia neurologica e artrosica che la rese paralizzata, in posizione supina e con le braccia alzate. E così rimase fino alla fine della vita, accudita dalla madre e dal parroco, invitando chiunque la visitasse ad avere fiducia in Dio.

Emise i voti religiosi in forma privata nel 1915, e la gente la cominciò a chiamare “la monachella di San Bruno”, anche in ricordo del periodo trascorso nella Serra San Bruno con i certosini.

La causa di beatificazione è iniziata oltre 50 anni dopo la morte, ed è venerabile dal 2017. Il miracolo attribuito alla sua intercessione riguarda una signora affetta di gonoartrosi bilaterale con sintomatologia algico-funzionale, ovvero una grave forma di artrosi alle ginocchia. Nella notte tra il 12 e il 13 dicembre 2004, la signora supplicò la Serva di Dio in preda a forti dolori, si addormentò e si svegliò completamente guarita.

Come San Junipero Serra, anche la statua del gesuita Eusebio Francesco Chini, detto Kino (1654 – 1711), è nel Campidoglio di Washington tra i padri fondatori della nazione. E lui, considerato tra i fondatori dello Stato dell’Arizona, arrivato nel nuovo mondo istituì più di venti missioni e visitas tra il Messico Nord Occidentale e gli Stati Uniti sud-occidentale, visse a contatto con i popoli nativo americani rispettandone sempre le tradizioni, e fece anche grandi studi astronomici e cartografici che ne fecero spiccare le attività di scienziato. Ne sono state riconosciute le virtù eroiche, ed ora si attende un miracolo attribuito alla sua intercessione per la beatificazione.

Instancabile fondatore di opere fu anche Mariano Giuseppe de Ibargüengoitia y Zuloaga (1815 – 1888), Sacerdote diocesano, Cofondatore dell’Istituto delle Serve di Gesù. Per tutta la vita, si dedicò alla propagazione dell’opera. Ha fatto un passo in più verso il riconoscimento della sua santità.

Così come lo ha fatto Maria Felix Torres (1907 – 2001), fondatrice della Compagnia del Salvatore, che già nel 1934 fece voto di dedicare la sua vita al servizio delle anime e della Chiesa cattolica. L’opera, approvata nel 1944 e diventata congregazione religiosa nel 1952, è ora diffusa principalmente in Spagna, Venezuela e in generale in Sudamerica e Stati Uniti.

Non c’erano dubbi sulla santità di Angiolina Bonetta (1948 – 1963), morto a soli 15 anni offrendo la sua vita per la conversione dei peccatori. Proveniente da una famiglia di operai di Cigole, vicino Brescia, ha una gamba amputata a 12 anni per via di un sarcoma osseo. È in quell’occasione che decide di dedicare la sua sofferenza alla conversione dei peccatori, cominciando una grande maturazione interiore, tanto che chiederà alla Madonna di morire prima di diventare un ragazzo cattivo.

Abbraccia la spiritualità di monsignor Luigi Novarese, apostolo dei malati, fondatore dei Silenziosi Operai della Croce e del Centro Volontari per la Sofferenza. Lui e Novarese, beatificato nel 2013, si incontreranno.

Venuto a conoscenza del suo male incurabile, non prega per la sua guarigione, ma solo di essere santo, come lo aveva incoraggiato lo stesso Novarese. Preannuncia la sua morte alla mamma due mesi prima di morire.

La notte del 28 gennaio 1963 muore guardando per l’ultima volta la mamma e la statuetta della Madonna di Lourdes che aveva sul comodino. Riconosciutene le virtù eroiche, si attende un miracolo attribuito alla sua intercessione per la beatificazione.

 

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