Scegliere Cristo è una scelta radicale. XX Domenica del Tempo Ordinario

Il commento al Vangelo domenicale a cura di S. E. Monsignor Francesco Cavina

Gesù Cristo Signore
Foto: pubblico dominio
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La pace che Gesù è venuto a portare non è la pace del mondo. Lo afferma chiaramente: Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo io la do a voi (Gc 14.27). Esiste, dunque, una pace del mondo e la pace di Cristo. La pace che Gesù dona non è esente da tensioni perché Egli con la sua Persona e la sua Parola denuncia la causa vera della divisione, della guerra e della ingiustizia e dalla quale solo Lui può liberarci, peccato che porta a sovvertire il vero, il bene ed il bello

Il mondo, è vero, parla di pace ma combatte e perseguita chi denuncia che la radice della divisione è dentro il cuore dell’uomo il quale può essere risanato solo dalla presenza del Signore Gesù. Cristo, dunque, si presenta come un Assoluto di fronte al quale l’uomo è chiamato a scegliere. E’ Lui il fuoco che non concede una facile pace alle coscienze e che turba anche gli stessi rapporti familiari. Scrive sant’Ambrogio: Gesù non afferma che bisogna rinunciare ai propri figli, ma che bisogna anteporre a Dio tutte le cose. Ti si vieta non di amare i genitori, ma di preferirli a Dio. La scelta di Cristo, dunque, non porta a rinnegare i legami affettivi, ma li pone all’interno di una esatta gerarchia di valori.

Gesù, oggi, ci propone, dunque, un cammino di vera liberazione in quanto assicura a ciascuno la possibilità di disporre della propria vita ponendosi di fronte al bene sommo che è Dio e quindi esalta la libertà, l’autonomia e la coscienza dell’uomo.

Perché è necessario scegliere? Perché Cristo è presente. Lo era duemila anni fa, lo è oggi per noi nel tempo della Chiesa. Pertanto, la pienezza della grazia e della verità apparse in Gesù Cristo, sono oggi disponibili come ieri e più di ieri: la gloria è già qui, così la vita eterna, così la risurrezione, così il giudizio.

Di fronte a Cristo che opera la salvezza, cioè la vita eterna, la persona umana è costretta a scegliere e la scelta è radicale. Ogni scelta pro o contro Cristo, è un giudizio di vita o di morte. L’ eternità è pertanto anticipata nel suo aspetto di premio o di condanna.

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