Seguire Cristo è una strada di vita. XXVIII Domenica del Tempo Ordinario

Gesù benedicente
Foto: Pubblico dominio
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Il Vangelo di questa domenica ci racconta l’incontro di Cristo con un uomo ricco che conduce una vita moralmente retta. Dichiara, infatti, di avere osservato fin dalla giovinezza i comandamenti. E non mente! Si presenta al Signore per sottoporgli la questione centrale della vita: cosa fare per ottenere la vita eterna. 

Gesù rimane molto colpito da questa persona: Fissatolo lo amò. Lo sguardo con cui viene guardato è pieno di amore che si traduce in una proposta concreta di vita: “Seguimi!”. Cioè “cammina sui miei passi! Sta al mio fianco! Rimani nel mio amore!

La condizione perché si possa realizzare la sequela va oltre il puro adempimento dei dieci comandamenti, richiede di fidarsi di Cristo. L’episodio ci porta a riconoscere che anche le “persone brave” e non solo i peccatori sono chiamate a vivere un distacco per entrare nella comunione con il Signore. Una cosa sola ti manca. Va, vendi quello che hai e dallo ai poveri e avrai un tesoro in cielo. Queste parole che avrebbero dovuto riempire il cuore di gioia suscitarono invece nell’uomo una grande tristezza, perché aveva molti beni. Che cosa deve lasciare questo uomo? La vita precedente, il proprio modo di concepire Dio, il suo attaccamento ai beni materiali. 

Le tante ricchezze che egli possedeva si sono frapposte tra lui e Gesù. Questo uomo non è stato disposto a dire sì a Gesù e no a se stesso, a dire sì all’amore e no alla fuga. L’amore vero è sempre esigente! La tristezza è la conseguenza che nasce dalla consapevolezza di avere mancato l’occasione della propria vita per paura, per viltà, per mancanza di coraggio. Se lascio tutto, che cosa mi rimane?  E’ la paura del discepolo che pensa la sequela come una perdita, un prezzo troppo alto da pagare. 

Gesù commenta l’episodio con parole – come è difficile entrare nel Regno di Dio - che suscitano la perplessità e la meraviglia degli stessi discepoli. In effetti in tutti c’è una ricchezza, un attaccamento che impedisce l’accesso della salvezza. A questa “ricchezza” possiamo dare tanti nomi: beni materiali, autosufficienza, orgoglio, presunzione, potere, piacere… 

Tuttavia, la risposta di Cristo non lascia dubbi. Chi si fida di Lui non va incontro a delusione. Si lascia tutto per la vita eterna ed il centuplo nel presente. Vi è una ricompensa fin da quaggiù. La sequela, dunque, non è strada di morte, ma di vita, non è povertà, ma ricchezza, non è perdita, ma guadagno.

Scrive Inos Biffi: “Non può essere lesivo dell’uomo il suo distacco dalle ricchezze per l’adesione a Cristo, se è vero che Cristo…è l’esemplare e il compimento dell’uomo. Tante ansie e tanti squilibri in parte si risanerebbero se ci fosse la fede e la condivisione di Gesù Cristo. A meno di ammettere che il Vangelo è contro l’uomo. Riconosciamo invece che esso è contro la sovrastruttura e l’oggettiva alienazione dell’uomo; che questi ha bisogno della rivelazione e della luce della Parola per comprendersi nella sua vera identità”.

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