Società partecipata, come fare? Se ne è parlato in Vaticano

Un momento dei lavori della Plenaria
Foto: Pontificia Accademia delle Scienze Sociali
Facebook Twitter Google+ Pinterest Addthis

Tema: la inclusione sociale. Luogo: la Pontificia Accademia per le Scienze sociali. Ispiratore: Papa Francesco.

Sono le coordinate dalla Plenaria 2017 della Accademia vaticana che si occupa di società e sociologia e che con il Papa argentino ha concentrato la attenzione sulle cause dell’esclusione sociale. Stavolta si parla di “società partecipativa”, un modo cioè di basarsi non su tecnologia ed economia ma sui veri valori e sulla dignità umana.

Senza più idee ed ideologia si rischia anche la perdita della cultura e la identità. L’idea del lavoro della plenaria è stata quella di delineare le caratteristiche di una società partecipativa capace di promuovere la dignità umana in un ambiente orientato al bene comune e basato sui principi di sussidiarietà e solidarietà.

Il senso è naturalmente lottare contro la esclusione.

La sessione finale avrà come ospite la principessa Caroline di Monaco, ma non prevede la partecipazione del Papa che ha inviato un messaggio all’inizio della Plenaria.

Crisi della democrazia rappresentativa, crescenti diseguaglianze sociali, migrazioni, innovazione tecnologiche, conflitti culturali e religiosi sono le sfide da affrontare per ridare all’uomo contemporaneo il senso della partecipazione.

Una questione centrale è poi quella della libertà religiosa che è spesso limitata e può generare facilmente estremismi.

Lo scopo è trovare elementi strutturali che possano permettere ad un sistema sociale di trasformarsi in una comunità più partecipativa e per questo la Dottrina sociale della Chiesa fornisce un forte impulso. La partecipazione è un valore morale e un principio che ordina le società umane e per questo una forte indicazione arriva dai testi del magistero come la Laudato si’ nella quale il Papa ricorda che “La visione consumistica dell’essere umano, favorita dagli ingranaggi dell’attuale economia globalizzata, tende a rendere omogenee le culture e a indebolire l’immensa varietà culturale, che è un tesoro dell’umanità.

Per tale ragione, pretendere di risolvere tutte le difficoltà mediante normative uniformi o con interventi tecnici, porta a trascurare la complessità delle problematiche locali, che richiedono la partecipazione attiva degli abitanti” e “l’azione della Chiesa non solo cerca di ricordare il dovere di prendersi cura della natura, ma al tempo stesso «deve proteggere soprattutto l’uomo contro la distruzione di sé stesso»””.

Il problema del divario è stato messo in luce dal professor Donati.

Ovviamente lo scopo di includere le persone e le comunità nella società non può essere perseguito con misure forzate o in maniera standardizzata e la preoccupazione cresce per il diffondersi della frammentazione sociale da un lato e della concomitante incapacità dei sistemi politici di governare la società.

L’idea è che è comunque possibile operare per una migliore ‘società partecipativa’ se si riesce ad instaurare una vera cooperazione sussidiaria fra un sistema politico che si renda sensibile alla voce di chi non è rappresentato, una economia civilizzata e forme associative di società civile basate su reti di reciprocità.

Ti potrebbe interessare