Sotto la quercia, le omelie ispirate dalla pandemia di un giudice rotale

Omelie per la Confraternita di Santa Maria della Quercia dei macellai

La copertina del libro
Foto: pd
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Nel libro della Genesi, le querce di Mamre sono il luogo che Dio sceglie per incontrare Abramo e per annunciargli la notizia inattesa della discendenza. È sotto la quercia che la vita viene promessa, che rifiorisce la speranza.

“Sotto la Quercia” è anche il titolo che monsignor Francesco Viscome, prelato uditore della Rota Romana e giudice della Corte d’Appello della Città del Vaticano, ha voluto dare alla raccolta delle omelie rivolte su whatsapp nelle domeniche di lockdown ai membri della Confraternita di Santa Maria della Quercia dei macellai di Roma, sita nella piazza omonima accanto a Campo de’ Fiori, di cui è primicerio dal 2012. 

Quelle predicazioni vocali, della durata compresa fra 1 e 2 minuti, erano nate dall’esigenza dei confratelli di ricevere ugualmente il commento al Vangelo settimanale nel periodo in cui le celebrazioni liturgiche erano state sospese alla partecipazione dei fedeli. La creatività di monsignor Viscome ha fatto il resto, aggiungendosi ai tanti esempi di pastorale in pandemia sviluppati dai sacerdoti per essere vicini al proprio gregge pur nelle necessarie chiusure. Un podcast omiletico, che ora diventa testo per andare oltre la volatilità dell’istante e per contribuire a non dimenticare ciò che è stato, per lasciare un segno in vista di quel “dopo epidemia” che tutti auspichiamo.  “La nostra quotidianità – annota il primicerio il 26 aprile 2020 – non cambierà, ma andrà vista in modo nuovo, dovremmo cioè saper cogliere ogni giorno il valore dei doni inaspettati, che spesso consideriamo scontati e che superano di gran lunga la lista delle nostre amarezze”.

Ecco, la necessità di ricordare e l’incoraggiamento alla fiducia sono le tracce ricorrenti di queste “parole di speranza”, nate “per non arrendersi alla notte” come recita il sottotitolo della pubblicazione, disponibile a breve sul sito della Confraternita. Dal 22 marzo, IV domenica di Quaresima “laetare”, al luglio scorso, e poi ancora fino al 13 dicembre 2020, domenica d’Avvento “gaudete” di preannuncio della gioia del Natale, i file audio trascritti ripercorrono la fase intensa del lockdown e quella delle prime riaperture. Con titoli che farebbero la gioia di un titolista di quotidiano per la loro stringatezza efficace, don Francesco porta dritto il lettore al cuore di quei momenti difficili, rileggendoli alla luce della Parola di Dio. L’ “andrà tutto bene!” cede il posto alla voce del salmista “Il Signore è mia luce e mia salvezza: di chi avrò paura?”. Il confinamento a casa imposto dalla pandemia può diventare sepolcro e metafora di una “chiusura”, da cui si può uscire con il messaggio di Resurrezione che viene da Gesù. E la passione di Cristo? I 30 denari di oggi sono quelli dei nuovi Giuda, che hanno barattato la cooperazione internazionale a danno dei più svantaggiati; i bastoni e le spade possono rappresentare le randellate alle nostre abitudini e le nostre paure pandemiche; le coppe del Cenacolo e del Getsemani richiamano le lacrime e il dolore di chi ha perso amici e familiari senza poterli salutare. Il silenzio che segue la morte del Signore ricorda quello delle città spoglie e senza vita, attraversate dai furgoni militari con le vittime del Coronavirus, così come dalle angosce silenti di quanti hanno dovuto abbassare la saracinesca o di chi si è trovato da un giorno all’altro senza lavoro. Il termoscanner, infine, lo strumento che regola l’accesso in chiesa o in altri luoghi, citato in apertura dell’omelia del 12 luglio a poche settimane dalla ripresa delle messe in presenza, diventa lo spunto per una riflessione sulla Chiesa nel mondo: più che registrare la temperatura, i cristiani dovrebbero essere “termostato” per riscaldare l’orizzonte e infiammare la speranza. 

Insieme alla solidarietà, alla vicinanza, alla condivisione, è davvero la speranza, afferma monsignor Viscome, quella che può imprimere un cambiamento. Una certezza che si ritrova nei momenti più duri della Quaresima-quarantena come nelle assemblee festose del dopo Pasqua e di Pentecoste. “Lo Spirito strappa l’uomo al mondo e al peccato e ne fa una creatura nuova, capace di colorare la sua esistenza con il perdono, con la misericordia. Raccogliendo passo dopo passo – secondo una citazione di Eliot - il meglio della bellezza, della bontà, della verità e unendolo come in uno splendido fascio di fiori”. 

La speranza, infine, è posta a conclusione della già citata omelia del 13 dicembre. Qui il canonista di Curia si fa teologo, e sull’esempio del Battista, invita a danzare su tre onde, come gli suggerisce il titolo di uno spettacolo con il primo ballerino della Scala che si è esibito a teatro vuoto: la fede, che chiede la conversione e la ricerca dell’essenziale; la carità, che si esprime operosamente nell’incontro con l’altro; e la speranza, appunto, che porta a guardare la realtà in modo luminoso, cioè a vedere “Dio tra noi con i sandali del pellegrino e con un cuore di luce”.   

 

 

 

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