Spagna, è la giornata dei beati martiri vincenziani

La cattedrale della Almudena, a Madrid, dove avverrà la celebrazione di beatificazione dei martiri della famiglia vincenziana
Foto: Wikimedia Commons
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Quasi sessanta martiri, quasi tutti appartenenti alla famiglia Vincenziana, tutti trucidati in odio alla fede durante la Guerra Civile Spagnola, verranno beatificati oggi dal Cardinale Angelo Amato, prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi.

Nell’anno in cui hanno festeggiato i 400 anni dalla fondazione con un Grande Giubileo, i Vincenziani possono così fregiarsi di quasi sessanta nuovi martiri riconosciuti dalla Chiesa cattolica, che si aggiungono agli oltre 6 mila sacerdoti e fedeli cattolici uccisi negli anni della Guerra Civile.

Quella della Guerra Civile Spagnola è una delle parentesi più buie di persecuzione anticristiana del XX secolo. Saliti al potere nel 1931, i partiti e i movimenti repubblicani (composti da anarchici, comunisti e soprattutto socialisti) subito crearono un clima di profondo odio religioso. Tanto che già nel 1934 furono uccisi in soli dieci giorni 12 sacerdoti, 7 seminaristi e 18 religiosi e incendiate 58 chiese nei moti conosciuti come l’insurrezione delle Asturie.

Ma fu dal 1936 che la strage divenne generalizzata, portando all’uccisione di 4184 preti diocesani, 2365 frati, 283 suore, 11 vescovi, e migliaia di laici solo perché, magari, portavano una medaglia religiosa o un santino con sé. Si arrivò a raffinate e antiche forme di tortura, e persino a profanare le ostie consacrate e a fucilare le statue dei santi.

È in questo clima che vengono martirizzati i due gruppi beatificati oggi dal Cardinale Angelo Amato. Vicente Queralt Lloret e 20 compagni furono uccisi tra il 1936 e il 1939, José Maria Fernandez Sanchez e 38 compagni – sacerdoti, fratelli coadiutori, novizi membri della Congregazione della Missione e un gruppo di laici appartenenti all’associazione medaglia miracolosa – ebbero la stessa sorte in ondate diverse nel 1936.

Padre Vicente Queralt Lloret era impegnato specialmente nelle missioni al popolo e nell’apostolato giovanile. Cercò di nascondersi, ma venne denunciato, arrestato in quanto sacerdote e ucciso il 30 novembre 1936 a 42 anni. Del gruppo di beati fanno parte altri sacerdoti della Congregazione della Missione, due suore figlie della Carità, e sette laici appartenenti all’associazione dei figli di Maria, che nella Medaglia Miracolosa avevano il oro emblema. Sebbene alcuni del gruppo fossero stati uccisi a Barcellona e Cartagena, tutta la causa di beatificazione si è tenuta a Valencia dal 2004 al 2008, e il decreto che li dichiarava ufficialmente martiri è stato promulgato da Papa Francesco l’1 dicembre 2016.

Il gruppo di martiri che comincia con il nome da José Maria Fernandez Sanchez è csmposto da 33 membri della Famiglia Vincenziana, 17 dei quali sacerdoti e 16 fratelli coadiutori, ai quali sono stati aggiunti 6 secolari, anche loro “Cavalieri della Medaglia Miracolosa”, cattolici militanti affidati alla protezione della Vergine nella Basilica della Medaglia Miracolosa di Madrid, anche loro comunque formati alla scuola di famiglia vincenziana.

Non sono, questi sei secolari, gli unici dell’associazione che sacrificarono la loro vita per la difesa della fede, ma semplicemente quelli che hanno una documentazione ufficiale completa, che certifica con nomi e cognomi che furono assassinati a causa del fatto che erano la giunta direttiva della Sezione di Carità della Congregazione Mariana e che può contare su testimoni diretti.

Tutti i martiri sono stati assassinati nel tentativo di dissolvere il lavoro che la Congregazione della Missione faceva nelle sue 5 comunità di Madrid, dove predicavano il Vangelo nelle missioni popolari, la cura per le Figlie della Carità, il culto pubblico, la celebrazione dei sacramenti, ma anche la distribuzione degli aiuti, direttamente e attraverso le associazioni dei laici.

Ognuna di queste cinque case fu attaccati: 13 Servi di Dio erano parte della Casa Provinciale di Garcia de Paredes, che contava 37 sacerdoti e 19 fratelli coadiutori e fu assalita da un gruppo di rivoluzionari il 24 luglio 1936; la comunità di calle Lope de Vega conta 10 martiri, tra cui padre José Maria Fernandez, capolista di processo di canonizzazione; poi, 6 martiri dalla casa di Hortaleza, che contava 16 religiosi rimasti (i novizi erano stati inviati a Burgos), dei quali 6 furono martirizzati; la casa di Valdemoro, con 5 sacerdoti e 4 fratelli coadiutori, arrestati insieme, dei quali furono martirizzati 2 sacerdoti e un coadiutore; e infine, il martirio di padre Manuel Requejo Parez, della comunità di Calle Fernandez de la Hoz formata da 5 padri della provincia di Aquitania.

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