Stankevics al Sinodo: "La misericordia più grande? Dire la verità con amore"

L'arcivescovo Zbignevs Stankevics all'uscita dell'Aula Sinodale
Foto: Marco Mancini / ACI Stampa
Facebook Twitter Google+ Pinterest Addthis

Il tema della coscienza, da formare rettamente, coniugato con la sensibilità pastorale. È questo il cuore dell’intervento al Sinodo dei vescovi dell’arcivescovo di Riga Zbignevs Stankevics. Il quale ha scelto come titolo e linea guida del suo intervento un passaggio dell’Instrumentum Laboris: “La misericordia più grande è dire la verità con amore.”

Nel suo intervento, che si è svolto nell’aula sinodale lo scorso venerdì, l’arcivescovo Stankevics ha prima di tutto messo in luce una delle buone pratiche che hanno luogo in Germania, ovvero proprio dalla nazione da cui sono spirate più forti le richieste di un adeguamento della dottrina ai segni dei tempi. L’esempio è quello della Gebesthause Augsburg, una casa di preghiera nata nel 2007. Lì – racconta l’arcivescovo di Riga – “ogni anno a migliaia di persone si offre l’opportunità di riscoprire la dimensione spirituale dell’uomo nella sua apertura al sacro e alla preghiera, ovvero a Dio. Ogni anno, aumenta il numero dei partecipanti, dimostrando il grande bisogno dell’uomo di oggi di ritrovare la presenza divina nella sua vita.”

È una delle tante iniziative che “può essere da esempio” ai vescovi che “come pastori” sono chiamati “ad essere creativi nell’attrarre l’uomo verso Dio.” “La verità – osserva l’arcivescovo Stankevics - è che l’uomo di oggi, come l’uomo di sempre, sente lo stesso bisogno di Dio, della verità e di una strada sicura da seguire. E a noi come pastori è stato affidato un compito di assicurare che ai nostri fedeli non verrà a mancare questa opportunità, nella salvaguardia del loro cammino e delle loro coscienze.”

Ed è qui che si innesta la riflessione sulla coscienza, un “campo privilegiato di missione evangelica e di attenzione pastorale di ciascuno di noi.” Il tema è cruciale.

“È vero – sottolinea l’arcivescovo Stankevics - che la coscienza di ciascun credente è di primaria importanza nel rapporto con Dio, ma è anche vero che questa coscienza deve essere ben formata alla luce della Parola di Dio e dell'insegnamento della Chiesa.” Un insegnamento che “non si basa su principi auto costituiti, ma su una verità da comprendere e cui aderire.” Per questo motivo – ammonisce l’arcivescovo – “anche solo pensare di risolvere problemi disciplinari come l'accesso alla comunione per divorziati e risposati attraverso il 'foro interno' può rappresentare un rischio, perché il primato più che alla coscienza viene dato all'autodeterminazione. Si rischia una fede ‘fai da te’.” L’obiettivo dei pastori è quello “di formare un gregge che conosca la direzione da seguire e che non vada alla deriva.”

Si può formare la coscienza anche nelle situazioni difficili? Sì, risponde l’arcivescovo. E fa un altro esempio. “In Lettonia e, in altri dodici paesi, esiste un movimento, recentemente trasformatosi in un'associazione chiamata The Encounters of Married Couples, che offre un valido aiuto agli sposi che vivono momenti di crisi famigliare.” Una associazione che “in un modo nuovo, creativo e dialogico aiuta le famiglie a ritrovare il senso della vita sacramentale, l'unità degli sposi e la loro complementarietà nel matrimonio.” Non solo. Grazie ai loro corsi prematrimoniali – racconta l’arcivescovo – questa associazione ha “contribuito sensibilmente a ridurre i casi di divorzio tra le coppie giovani.”

Insomma, conclude l’arcivescovo di Riga – “si possono trovare soluzioni efficaci alle sfide che apparentemente sono irrisolvibili. Ma con un impegno e la fedeltà al Signore, Lui stesso offre il Suo soccorso, manifestando la Sua grandezza.”

Ti potrebbe interessare