Stazioni quaresimali, San Vitale in Fovea

La chiesa "sotto" via Nazionale

L'atrio di San Vitale in Fovea
Foto: Acistampa
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A vederla ora sembra quasi una chiesa sotterranea. San Vitale è molto al di sotto del piano stradale, ma una volta Roma era lì. Una tradizione racconta che chiesa sia stata costruita con la vendita dei gioielli donati dalla matrona Vestina il primo nome del “Titolo” in onore dei Ss. Martiri Gervasio e Protasio, di cui S. Ambrogio aveva trovato i resti a Milano suscitando tanta devozione anche a Roma.  

In ricordo di questo dono S. Gregorio Magno nella “Litania settiforme” da lui istituita, volle che la processione delle vedove partisse proprio da questo luogo. Nel frattempo, oltre al nome di Vestina, di Gervasio e Protasio, aveva anche quello di Vitale, probabilmente per gli “apparentamenti”, che tanto spesso operavano le tarde leggendarie “Passiones”. 

Rinnovate nella forma e nei contenuti dopo il Concilio Vaticano II, le Stazioni hanno oggi ripreso a sottolineare l’aspetto comunitario del cammino quaresimale penitenziale, evidenziando la realtà pellegrinante della Chiesa nel tempo e nella storia quale risposta alla frammentazione umana dei nostri giorni”.

Così il sito della parrocchia di san Vitale in Fovea spiega ai parrocchiani e ai fedeli di passaggio in Via Nazionale il senso del pellegrinaggio delle stazioni.

La chiesa è parrocchia dai tempi paleocristiani ed è dedicata anche a Gervasio e Protasio figli di Vitale.

Nel 1595 per evitare che la chiesa andasse in rovina Clemente VIII la unì alla chiesa di Sant’ Andrea e al noviziato dei gesuiti che la restaurarono grazie al sostegno della principessa Isabella della Rovere.

Per qualche tempo la basilica di sant’ Agnese fu curata dai preti del titolo di Vestina, il nome della matrona che la fece edificare.

La storia artistica della chiesa si intreccia anche con la storia delle missioni dei gesuiti.

In tempi moderni Sotto  Leone XIII riconfermò il ruolo di parrocchia nel 1884 alla Basilica dei SS. Vitale e Compagni Martiri affidandola al clero diocesano di Roma.

Il territorio era in evoluzione. “Intorno al Quirinale, sede ufficiale del Re, nascevano i principali Ministeri e bisognava disporre di alloggi per funzionari ed addetti, con le loro famiglie. La strutturazione della vita comunitaria e parrocchiale ricalcò felicemente il modello allora in uso, modello che mutò poi a partire dal 1962 secondo le indicazioni e le spinte del Concilio Vaticano II e i suoi indirizzi pastorali” si legge nel sito della parrocchia.

Altro momento solenne la vista di Papa Giovanni Paolo II, nel 1992.

Domani appuntamento alla chiesa dei Santi Marcellino e Pietro al Laterano alle 19.00

 

 

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