Stazioni quaresimali, Santa Prassede dove i poveri venivano serviti da Carlo Borromeo

La antica chiesa romana conserva ancora la tavola dove il santo dava il cibo ai bisognosi

La tavola dove San Carlo Borromeo serviva i poveri
Foto: pd
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Non lontano dal Laterano si arriva oggi nel pellegrinaggio alle Stazioni romane a Santa Prassede.

La parrocchia, il “titulus”, appare nelle fonti antiche già nel 491, ma la chiesa attuale viene costruita solo nel IX secolo da Papa Pasquale I (817-824). Pasquale decide di sostituire la vecchia chiesa con una nuova ”non lontano” dalla prima, ma della chiesa più antica si è persa ogni traccia.

La nuova chiesa riprende il modello della chiesa martiriale romana per eccellenza, San Pietro, con il suo transetto, e ci trasporta le reliquie di 2300 martiri dalle catacombe. La chiesa è famosa per i suoi bellissimi mosaici sull’arco trionfale con scene del libro dell’Apocalisse, e nella piccola cappella di S. Zenone, in cui Pasquale fa seppellire la madre Teodora. Nella cappella bizantina, è conservata una colonna che si dice essere quella della flagellazione di Nostro Signore.

Prassede e Pudenziana erano, secondo la leggenda, due figlie sante del senatore, Pudente. I due figli, erano lontani dalla fede.

San Carlo Borromeo fu titolare di questa chiesa e vi fece compiere grandi lavori. Ma non solo. Il cardinale aveva l’abitudine di servire i poveri su una tavola che è stata conservata ed è in una cappella della chiesa.

Nei secoli Alessandro Medici, che fu poi papa Leone XI fece affrescare la navata principale; nel 1730 il Cardinal Luigi Pico della Mirandola, fece costruire il sontuoso altare maggiore.  

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