Suor Laura Mainetti, Milena racconta io l'ho uccisa e lei ci ha perdonato

Le testimonianze di chi ha vissuto con lei e di chi l'ha uccisa

Suor Laura Mainetti
Foto: pd
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“Devo ammettere che io stesso attendo i tempi e le scansioni di un eventuale processo di beatificazione. Si tratta di riconoscere una delle meraviglie che Dio ha operato in mezzo a noi!”.

Scriveva così l’allora vescovo di Como, Alessandro Maggiolini, parlando di suot Maria Laura Mainetti uccisa il 6 giugno di venti anni fa e che nel prossimo mese di giugno sarà dichiarata ufficialmente beata: “la gente semplice ha già percepito un fascino come di santità. Non a caso - scriveva Maggiolini cinque anni dopo introducendo il volume di sr. Beniamina Mariani, “Maria Laura Mainetti. La suora di Chiavenna. Figlia della Croce” edita da San Paolo – si affida all’intercessione di questa Vittima e ne adorna sempre di fiori freschi il luogo dell’eccidio”.

Chi può averla uccisa?

“L’ho ingannata tirandola in una trappola e poi l’ho uccisa e mentre facevamo questo lei ci ha perdonate”, scrive Milena alla comunità delle suore di Chiavenna aggiungendo: “Non posso che avere da parte sua un ricordo d’amore. E oltre a questo mi ha anche permesso di credere in qualcosa che non è Dio né satana, ma che era una semplice donna che ha sconfitto il male”. E Milena aggiungeva: “Adesso in lei trovo conforto e la grazia di sopportare tutto. Prego sempre e sono sicura che lei mi aiuterà a diventare una persona migliore”.

Possiamo dire che qui c’è la grandezza di questa donna battezzata con il nome di Teresina, originaria di Colico (Lc) che aveva affidato la sua vita a Dio entrando nelle suore Figlie della Croce scegliendo il nome di Maria Laura. Era così fedele da firmare ogni documento come “suor Maria Laura Mainetti Figlia della Croce”. E di questo titolo “ne era fiera” scrive suor Mariani in questa biografia cinque anni dopo la sua morte.

Scriveva suor Laura: “Donami i tuoi sentimenti, Gesù, quelli delle Beatitudini: il povero che si fida, si abbandona/il bambino che sui sente amato/ l’afflizione che è partecipazione a quella di Cristo ed è salvezza/ la Misericordia, la Benevolenza, la Purezza di corpo e di cuore, l’Umiltà”. Per lei “Servire Cristo è regnare: Eccomi: Io T[eresina] M[ainetti] detta S[uor] M[aria L[aura] Amen. Alleluia.

Suscipe Domine

– Universam meam libertatem

– Memoriam

– Intellectum

– Voluntatem

– La gioia del mio servizio ogni istante conforme alla Tua Divina Volontà

Amorem Tui solum cum Gratia Tua mihi dones et dives sum, satis”, scriveva il giorno della sua professione perpetua, il 25 agosto 1964.

Una vita veramente donata al Signore. Da questa vita “sgorga una sorgente, uno zampillo di vita evangelica”, scriveva la superiore della Congregazione, suor Ktty Hiriat Urruty, annunciando la sua morte : “questa sorgente ci parla della nostra consacrazione, della nostra vita offerta alla Trinità, del nostro desiderio di identificazione con Gesù Cristo, della nostra scelta dei più poveri, dei feriti della vita. E questo conduce alle origini della nostra Congregazione.

Ha dimostrato che il nostro carisma è vivo e molto attuale. [...] In questo stile di amore e di dono ha dato sé stessa a piene mani, senza calcolo, proprio come chi sa che tutto ciò che ha è dono di amore, da condividere e da far fruttificare”. Una donna che non mancava mai nella carità: “in comunità diventava forte, quando sentiva mancare alla carità. Ne sono testimone” raccontava una consorella: “le suore meno amabili erano il suo debole”. E poi la sua predilezione per i giovani. Con loro si sentiva “a suo agio e amava intrattenersi sia negli incontri programmati, come in quelli casuali”, raccontavano alcune persone che l’avevano conosciuta all’autrice del libro: “solo Dio può sapere quanto si sia sacrificata per i giovani! Incontri, colloqui, campi scuola, giornate mondiali della gioventù, catechesi, accompagnamento individuale”.

Ha lasciato un segno profondo. “Lei è sempre con me, mi manca tanto, non me la dimenticherò mai. Rimarrà sempre la mia guida. [...] La mia anima è triste, mi manca suor Maria Laura, mi mancano il suo coraggio, il suo appoggio”, scriveva dopo la morte della suora una ex convittrice dalla Svizzera. “Non rattristiamoci, perché lei era contenta di vedere la gente serena, sorridente e felice”, aggiungeva un'altra persona che l’aveva conosciuta. Un amore incondizionato per i deboli. Una vita che è stata una vera e propria testimonianza dell’amore a Cristo. Non diceva mai no a nessuno: apriva la porta sempre pronta per ascoltare. E quella notte uscì senza guardare l’orologio.  Non c’è orario per chi ha bisogno…

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