Trinità dei Monti, modifica all'accordo tra Santa Sede e Francia

Il complesso di Trinità dei Monti
Foto: Wikicommons
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La Santa Sede e la Francia hanno firmato stamane una modifica alle convenzioni doplomatiche siglate in passato relative alla chiesa e al convento della Trinità dei Monti, a Roma.

A firmare l'accordo il Segretario per i Rapporti con gli Stati della Segreteria di Stato, l'Arcivescovo Gallagher, e l'Ambasciatore francese presso la Santa Sede, Zeller.

Nell'accordo si ribadisce il carattere frencese del complesso della Trinità dei Monti, la cui gestione passa - a partire dal prossimo 1 settembre - dalla Fraternité monastique des Frères de Jérusalem e dalla Fraternité monastique des Sœurs de Jérusalem alla Communauté de l’Emmanuel, associazione pubblica internazionale di fedeli di diritto pontificio.

La decisione è arrivata dopo aver preso atto della impossibilità delle Fraternità monastiche a continuare la loro missione.

Nel suo discorso l'Arcivescovo Gallagher ha sottolineato come anche in questa trattativa si sia verificata una intensa e fattiva collaborazione tra la Francia e la Santa Sede. C on questo nuovo impegno la Communauté de l’Emmanuel - ha aggiunto il presule - "risponde alla chiamata di contribuire alla missione evangelizzatrice della Chiesa".

L'intesa siglata - ha ribattuto l'Ambasciatore Zeller - è "una nuova testimonianza" della "antica e forte relazione tra la Francia e la Santa Sede".

La storia di Trinità dei Monti - ha spiegato Zeller - è "il fiore all'occhiello" dei rapporti tra la Francia e la Santa Sede, la cui presenza risale al XV secolo. Fu Carlo VIII di Francia ad acquistare il terreno per l'Ordine dei Minimi che gestì l'intero complesso fino al XVIII secolo. La gestione passò poi alla Società del Sacro Cuore di Gesù dal XIX secolo al 2006, e infine - ricorda l'Ambasciatore - alle due Fraternità monastiche. In tutti questi secoli il Complesso di Trinità dei Monti - ha aggiunto ancora il diplomatico - è stato "uno dei centri di ricerca e la formazione di spicco" della Roma pontificia prima, e italiana poi.

Il complesso - conclude Zeller - rappresenta "un buon esempio di diverse vocazioni: pastorale, culturale, sociale" in cui "la varietà deve essere rispettata e l'unità conservata".

 

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