Un Cardinale a San Salvador, dove ancora si vive il martirio

Il vescovo José Gregorio Rosa Chavez, ausiliare di El Salvador, che sarà cardinale dal concistoro del 28 giugno
Foto: Octisanduran via Wikimedia (CC BY-SA 4.0).
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È stato segretario dell’arcivescovo Oscar Romero, beatificato come martire. Ma il neo cardinale Gregorio Rosa Chavez, ausiliare di El Salvador, ci tiene a sottolineare che tutto il suo Paese è “un Paese martire”. Ed è un martirio che continua ogni giorno, nonostante tutto, racconta il neo porporato ad ACI Stampa.

“C’è – racconta – una lista provvisoria di circa 500 nomi di martiri. È un Paese martire, un Paese che ha subito il martirio, e che continua, perché il popolo è torturato tutti i giorni, con la violenza, la povertà, la migrazione forzata. Le persone sono costrette ad emigrare perché non possono rimanere nel Paese. È una grande sofferenza”.

Certo, sembra lasciata alla spalle la stagione dei grandi martiri sacerdoti.

Rutilio Grande, il cui cadavere è stato vegliato da Romero la notte del 12 marzo 1977 è il primo. Quindi i gesuiti dell’Università centroamericana José Simeón Cañas’ (Uca) assassinati il 16 novembre 1989, con nome e cognome: il rettore, lo spagnolo Ignacio Ellacuría, insieme ai confratelli spagnoli Ignacio Martin Baro, Segundo Montes, Amando Lopez, Juan Ramon Moreno, e al salvadoregno Joaquin Lopez, oltre alla cuoca Elba Julia Ramos e a sua figlia quindicenne Celina Mariceth Ramos. E poi, suor Ita Ford, suor Maura Clarke, suor Dorothy Kazel e la laica Jean Donovan, quattro religiose della congregazione Maryknoll torturate e assassinate tre mesi prima di Romero, il 2 dicembre 1980: . Quindi un numero grande di sacerdoti, catechisti e seminaristi uccisi prima e dopo Romero.

Insomma, ci vuole poco ad arrivare a 500. Gregorio Rosa Chavez fu a fianco del Beato Romero in quella stagione, ed è la prima volta che un vescovo ausiliare viene nominato cardinale, mentre il titolare della diocesi, José Luis Escobar Alà, resta arcivesscovo.

“Non me lo aspettavo – racconta il Cardinale Rosa - Il Papa ha rotto una regola normale non so perché lo ha fatto, glielo chiederò quando lo vedo. Ma è una scelta che io vedo legata a monsignor Romero, perché il cardinale ha il vestito rosso per il sangue che dà. Io prenderò la berretta rossa in nome di Romero”.

Nonostante il martirio quotidiano – aggiunge il vescovo Rosa – il Paese “comincia a sentire la speranza, e questa speranza può permettere di superare una crisi senza soluzione”.

Il prossimo appuntamento per i cattolici salvadoregni è la Giornata Mondiale della Gioventù, che si terrà così vicina, a Panama. “Stiamo cercando – dice ad ACI Stampa – che il governo non ci fermi alla frontiere: vogliamo sentire la voce del Papa, e vogliamo che tutti ne abbiano la possibilità”.

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