Un libro racconta Padre Ambrosoli: il medico e il missionario con una fede incrollabile

Padre Ambrosoli
Foto: Fondazione Ambrosoli
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1957. Padre Giuseppe Ambrosoli, chirurgo e missionario, parte per l’Africa per dedicare la sua esistenza ad una delle popolazioni più povere del mondo. La sua idea è semplice: assistenza medica a chi ne ha più bisogno e formazione qualificata, per dare un futuro autonomo agli africani anche in campo sanitario. Trasforma il piccolo dispensario locale in un ospedale e avvia una scuola di formazione per infermiere e ostetriche. Sorgono cosi vari padiglioni, l’ospedale cresce fino ad arrivare a 350 posti letto. 1987, la Guerra civile imperversa in Uganda e Padre Ambrosoli muore per salvare il suo sogno, l’ospedale. Questo suo meraviglioso viaggio è raccontato in un libro: “Chiamatemi Giuseppe”.

Un medico, un missionario, un uomo coraggioso e mite, sostenuto da una fede incrollabile. Padre Giuseppe Ambrosoli aveva deciso da ragazzo che avrebbe vissuto da comboniano al servizio dei poveri e che per questo avrebbe lasciato il suo paese, Ronago (CO), gli affetti e l'azienda familiare. Lui, medico al servizio dei più poveri, muore a Lira, isolata dalla guerra, senza la possibilità di essere curato. Tutto finito? No. L'ospedale di Kalongo, protetto dai suoi abitanti, dopo tre anni rinasce e prosegue la sua opera di cura dei più vulnerabili.

“Chiamatemi Giuseppe, Padre Ambrosoli, medico e missionario” di Elisabetta Soglio e della sorella Giovanna Ambrosoli, edito da Edizioni San Paolo, è un viaggio nella vita e nella grande esperienza di Padre Giuseppe. Un uomo che ha dato vita ad un sogno: creare un ospedale in una delle zone più povere dell’Africa e del mondo, l’Uganda.

“Nell’emozione del 30 anniversario della sua morte e in quello dei 60 anni dalla nascita dell’Ospedale di Kalongo da lui fondati, esce il libro a lui dedicato, che ne ripercorre la vita delineandone in profondità, attraverso le molte testimonianze, le doti che lo hanno contraddistinto e per le quali ancora oggi è ricordato: l’amore e la dedizione verso gli Ultimi”, racconta Giovanna Ambrosoli.

L’ospedale di Kalungo è ancora oggi una speranza di sopravvivenza per tutti gli africani. Il sogno di Padre Ambrosoli, salvare l’Africa con gli africani è diventato realtà. I suoi 32 anni di vita missionaria in Uganda sono stati la migliore testimonianza che è possibile dare spazio alla piena responsabilità degli africani. Ad aiutare questo sogno è la Fondazione a lui dedicata, Fondazione Dr. Ambrosoli Memorial Ospital, fondata nel 1998. Il ricavato delle vendite del volume contribuirà a sostenere l’Ospedale e la Scuola di Ostretricia e cosi proseguire l’opera di Padre Giuseppe in Uganda.

Ogni anno l’Ospedale garantisce assistenza sanitaria qualificata a circa 50.000 persone, di cui quasi la metà sono bambini di età inferiore ai 5 anni. Dotati di 271 posti letto, conta oggi 5 reparti.

Il libro ha la prefazione del Cardinale Gianfranco Ravasi e la premessa del direttore del quotidiano La Repubblica Mario Calabresi. E’ un libro ricco di storie appassionanti, ma soprattutto un libro-testimonianza di chi ha incontrato padre Giuseppe e da allora non l’ha più dimenticato. Sono passati 30 anni dalla sua morte, ma tutti in Uganda non scordano la sua meravigliosa impresa.

“Nessuno mai si è allontanato da lui a mani vuote o a cuore spento”, racconta chi lo ha conosciuto.

Dopo la morte è stata avviata la causa di beatificazione di Padre Giuseppe. Il 17 dicembre 2015, Papa Francesco ha approvato la promulgazione del Decreto sulle “virtù eroiche del servo di Dio, Giuseppe Ambrosoli” che è stato quindi dichiarato venerabile dalla Chiesa di Roma, un passo molto importante nel processo di beatificazione in corso.

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