Una antica tradizione per festeggiare l’Anno Gaudenziano a Novara

La cupola di Antonelli che sovrasta la Basilica di San Gaudenzio a Novara
Foto: AG / ACI Stampa
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C’è stata anche una seconda festa patronale, con tanto di triduo, per festeggiare San Gaudenzio a Novara. E questo avviene 1600 anni dopo la sua morte, nell’Anno Gaudenziano proclamato dalla diocesi di Novara, iniziato il 22 gennaio 2018, che durerà fino alla stessa data dell’anno successivo.

Un Anno Santo, per la città di Novara, nel nome del suo santo patrono, il primo vescovo della città, la cui presenza nella Basilica a lui dedicata è indicata da ogni parte della città piemontese ai confini con la Lombardia, grazie ad una ardita cupola progettata da Alessandro Antonelli che si erge fino a 121 metri e che tanto ricorda la Mole progettata dallo stesso architetto a Torino.

Ma chi era Gaudenzio? Nato ad Ivrea da famiglia pagana, si avvicina al cristianesimo, ne perfeziona la conoscenza a Vercelli dove c’è Eusebio, il primo vescovo del Piemonte, e dove – secondo alcuni – diventa sacerdote. Ed è proprio Eusebio a inviarlo a Novara, per aiutare nella missione il sacerdote Lorenzo, unico missionario in quelle terre.

Sono periodi difficili per il territorio, perché la disputa non è solo tra cristiani e pagani, ma anche tra seguaci del Concilio di Nicea e seguaci di Ario che negano la natura divina “da sempre” di Cristo e sono protetti per mere ragioni politiche dall’imperatore Costanzo II.

Proprio Costanzo II, terzo figlio di Costantino il Grande, convoca un Concilio a Milano nel 355, e lì i vescovi ariani condannano Atanasio, vescovo di Alessandria di Egitto e difensore dell’ortodossia, e danno così la possibilità a Costanzo di mandare in esilio i vescovi che hanno sostenuto Atanasio. Tra questi, Eusebio di Vercelli, mandato in Palestina, Asia Minore ed Egitto. Gaudenzio è invece inviato a Pavia, quindi raggiunge Eusebio in esilio e su suo ordine torna a Novara per riprendere la predicazione, lì dove Lorenzo è stato assassinato.

E così, Gaudenzio prende il posto di Lorenzo, trova il sostegno del vescovo Ambrogio di Milano, e viene consacrato vescovo di Novara nel 398 da Simpliciano, e lo sarà per venti anni, predicando e formando sacerdoti, vivendo in comunità con un gruppo di preti.

Subito dopo la sua morte, si diffonde voce dei prodigi da lui compiuti con la forza della preghiera, le sue prediche vengono cercate e copiate. E il più grande prodigio avviene con la sepoltura.

Perché Gaudenzio muore il 22 gennaio 418, ma il suo corpo – racconta “La vita Gaudentii” – conserva vitalità benefica per sei mesi: non si decompone, e unghie e capelli continuano a crescere. Fu sepolto solo il 3 agosto, nella Basilica dedicata a lui fuori dalle mura della città, dove ancora riposa.

E proprio nei giorni della sepoltura i novaresi avevano festeggiato, sin dal Medioevo, una seconda patronale. Una tradizione che si era interrotta, e che riprende per l’anno giubilare, con la possibilità di avere le indulgenze giubilari come prescritto.

L’iniziativa è venuta dalle parrocchie unite del centro della città, ricordando come Gaudenzio, anche dopo la morte, continuò a parlare con le sue prediche e i suoi insegnamenti, oltre che con i prodigi, tanto che ebbe l’onore di una seconda festa.

La tradizione è stata così ripresa quest’anno con un triduo di preghiera dal 3 al 5 agosto, e centrale è stato il momento della processione allo scurolo, come lo è anche per la festa di gennaio.

 

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