Una Cuba senza embargo attende il Papa

Il Papa e la bandiera cubana
Foto: ilsismografo
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Mentre la Rota romana inizia il periodo ufficiale delle ferie, come è scritto nel calendario vaticano, che dureranno fino al 20 settembre, la Curia in effetti lavora per la preparazione al viaggio apostolico di Francesco a Cuba e negli Stati Uniti.

E tra le mille versioni di come e di chi abbia davvero voluto la lettera di Papa Francesco a Obama e Castro, la cosa fondamentale da ricordare è che la Santa Sede non ha ma abbandonato il popolo cubano. Trattative che hanno portato alla visita di tre Pontefici. Un record che pochi paesi possono vantare. Francesco arriva in una nazione che si apre alla speranza dopo aver aperto le ambasciate, ma che deve affrontare una grande povertà e un disagio profondo. La perla delle Antille dove il Papa arriverà il 19 settembre dopo circa 12 ora di volo ha una storia complessa e non solo per gli ultimi decenni. Il Partito comunista, nonostante le aperture diplomatiche, è saldamente al potere.

Tanto che anche la cerimonia di riapertura dell’ambasciata americana a L’Havana il 14 agosto è stata una occasione per Monsignor Oscar Cantú, vescovo di Las Cruces in New Mexico e Presidente del Comitato Giustizia e pace della Conferenza Episcopale americana, di dire che  “la riconciliazione tra gli Stati Uniti e Cuba è il modo migliore per incoraggiare la libertà religiosa e i diritti umani nell’isola”.

Il rispetto dei diritti umani è ancora il punto dolente della Cuba moderna.Quando nel gennaio del 1998 Giovanni Paolo II lasciò Cuba, primo Papa ad averla visitata disse: “Ai nostri giorni nessuna nazione può vivere sola. Per questo, il popolo cubano non può vedersi privato dei vincoli con gli altri popoli, che sono necessari per lo sviluppo economico, sociale e culturale, soprattutto quando l'isolamento forzato si ripercuote in modo indiscriminato sulla popolazione, accrescendo le difficoltà dei più deboli, in aspetti fondamentali come l'alimentazione, la sanità e l'educazione. Tutti possono e devono compiere passi concreti per un cambiamento in tal senso. Che le Nazioni, e soprattutto quelle che condividono lo stesso patrimonio cristiano e la stessa lingua, lavorino efficacemente per estendere i benefici dell'unità e della concordia, per unire gli sforzi e superare gli ostacoli affinché il popolo cubano, protagonista della sua storia, mantenga rapporti internazionali che favoriscano sempre il bene comune. In tal modo si contribuirà a superare l'angoscia causata dalla povertà, materiale e morale, le cui cause possono essere, fra le altre, le ingiuste disuguaglianze, le limitazioni delle libertà fondamentali, la spersonalizzazione e lo scoraggiamento degli individui, e le misure economiche restrittive imposte dall'esterno del Paese, ingiuste ed eticamente inaccettabili.”

Nel 2012 Papa Benedetto torna a Cuba con nuove speranze e anche nuove certezze. Non c’è più Fidel ma suo fratello Raul che nel 2008 ha accolto il cardinale segretario di Stato Tarcisio Bretone in visita per ricordare il viaggio storico di Giovanni Paolo II.

Da Fidel Benedetto va in visita come si va a trovare un vecchio amico, parlano di libri e di fede.

Quando lascia Cuba parla chiaro: “L'ora presente reclama in modo urgente che, nella convivenza umana, nazionale ed internazionale, si eliminino posizioni inamovibili ed i punti di vista unilaterali che tendono a rendere più ardua l'intesa ed inefficace lo sforzo di collaborazione. Le eventuali discrepanze devono essere risolte ricercando, senza stancarsi, ciò che unisce tutti, con un dialogo paziente e sincero e una volontà sincera di ascolto che accolga obiettivi portatori di nuove speranze.

Cuba, ravviva in te la fede dei tuoi padri! Prendi da questa fede la forza per edificare un avvenire migliore, abbi fiducia nelle promesse del Signore, apri il tuo cuore al suo Vangelo per rinnovare in modo autentico la vita personale e sociale.”

Il cammino lento e paziente continua, il lavoro diplomatico prosegue in Vaticano anche quando arrivano i vescovi cubani in visita ad Limina e portano la Madonna del Corbe, incontrano Benedetto che è ormai emerito.

Il castrismo sta morendo, è il momento di agire. Ma c’è da salvaguardare l’orgoglio di una nazione che è sempre più in difficoltà, piegata da traffici illeciti che partono proprio dagli Stati Uniti. E così il terreno e pronto per l’ultima spallata in perfetto stile Bergoglio

Arriva quella lettera del 17 dicembre 2014, colpo mediatico frutto di anni di lavoro silenzioso. Il 10 aprile 2015 foto da prima pagina con la stretta di mano, in presenza del segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-Moon, del presidente degli USA Obama con il presidente cubano Raúl Castro.

A maggio un lungo colloquio di Papa Francesco con Raul ricevuto quasi fuori protocollo una domenica mattina. Il prossimo incontro tra i due sarà dopo la messa celebrata dal Papa in piazza della Rivoluzione. La grande immagine dell' argentino più famoso di Cuba, Che Guevara, portrebbe essere sovrastata da quella mediaticamente dilagante di un altro argentino che porta la rivoluzione di Cristo come i suoi sue predecessori.

 

 

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