Una “fabbrica delle immagini” al servizio del Papato. La Calcografia Camerale

L'intuizione di Papa Clemente XII nel 1738

Statua di Clemente XII ad Ancona
Foto: Wikipedia
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Oggi pensiamo di vivere in una società delle immagini, che si esprime attraverso il cinema, la televisione, i social media, fino ai selfie che scattiamo in continuazione con i telefoni cellulari, come se questa fosse una novità rispetto al passato. In realtà, le immagini hanno sempre rivestito un ruolo molto importante, in particolare dal momento in cui è stato possibile riprodurle in serie attraverso il procedimento della stampa. Si passa così da opere uniche e fragili, dipinti e sculture, a fogli che possono essere prodotti in grandi quantità, a costi ridotti e facilmente trasportabili ovunque.

Da una matrice, lastra di metallo o legno incisa con un disegno e inchiostrata, si possono stampare centinaia di fogli di carta. Il procedimento dell’incisione in cavo su matrici metalliche si chiama “calcografia”, termine che per estensione indica anche la raccolta di matrici incise. L’opera di un artista trova nella stampa uno straordinario potenziale di diffusione, con rilevanti ricadute, anche commerciali. In tal senso, le immagini stampate sono uno strumento di comunicazione di massa, opere d’arte non riservate esclusivamente ad una élite culturale e di censo. 

Deve aver pensato proprio a queste potenzialità papa Clemente XII, al secolo Lorenzo Corsini (fig. 1), colto e illuminato mecenate di artisti ed intellettuali, proprietario di una ricchissima biblioteca, all’epoca la più copiosa dell’Urbe. Egli, infatti, nel 1738 blocca la vendita del ricco fondo di matrici incise della celebre Stamperia De Rossi a piazza Navona, e le acquisisce salvandole dalla dispersione all’estero. Nasce così la Calcografia Camerale, istituto dipendente dal Tesorierato per produrre e commercializzare le immagini a stampa, una vera e propria “fabbrica delle immagini” al servizio del Papato. 

Il Chirografo di fondazione della Calcografia romana spiega le finalità del nuovo istituto: "perché restino conservate le opere più segnalate degli antichi artefici, incise specialmente in rami, quali tanto conferiscono a promuovere la magnificenza e splendore di Roma appresso le Nazioni straniere, come pure l’avanzamento della gioventù studiosa dell’arti liberali".

Da queste parole, accanto alla finalità di propaganda politica emerge quella didattica, di promozione della conoscenza dell’arte attraverso la diffusione di modelli sui quali i giovani artisti possano misurarsi e migliorare le proprie capacità. 

Nel corso del Settecento e dell’Ottocento il primo nucleo De Rossi è progressivamente incrementato acquistando matrici già incise e commissionandone di nuove. Oltre ad ampliare l’offerta dei soggetti raffigurati, la commissione di nuove matrici costituisce una forma di sostegno del governo pontificio agli artisti romani. La fine dell’Antico Regime, infatti, è segnata dalla drastica riduzione del mercato dell’arte dovuta al lungo periodo di guerra innescato dalla Rivoluzione francese e dall’inesorabile marginalizzazione di Roma causata dalle occupazioni napoleoniche.

La Calcografia, moderno ed efficace strumento di propaganda politica per diffondere l’immagine del sovrano pontefice e della Città Eterna, è nel contempo uno strumento di politica culturale, usato dai pontefici per promuovere l’attività artistica della Città.

Verso la fine del XVIII secolo, successivamente all’istituzione della Calcografia romana sorgono in Europa le raccolte calcografiche del Louvre, a Parigi, e quella dell’Accademia Reale di San Fernando, a Madrid.

Chi compra le stampe prodotte dalla Calcografia? Soprattutto i forestieri, che giungono nell’Urbe quale meta finale del Grand Tour e che desiderano riportare in patria un ricordo, un souvenir, del viaggio di formazione. Come i manifesti e le cartoline postali nel Novecento, o, ancora, i selfie di oggi, le stampe riproducono i ritratti dei personaggi famosi, i vip di allora, pontefici, cardinali e sovrani, le cerimonie religiose, le vedute della città, i monumenti, le opere d’arte conservate nelle chiese e nei musei. Attraverso l’opera della Calcografia, l’immagine del Papato viene diffusa in tutto il mondo, promuovendo nel contempo i valori culturali della Chiesa.

Nell’Ottocento l’istituto si dota di una sede dedicata, il Palazzo della Calcografia costruito presso Fontana di Trevi su disegno del suo direttore, l’architetto Giuseppe Valadier. C’è la Sala delle Adunanze, dove si riunisce la Commissione incaricata di controllare la qualità delle incisioni, il deposito delle preziose matrici incise, la stamperia, attiva ancora oggi, e ampi finestroni al piano terra per l’esposizione delle stampe in vendita.

Nel 1870 la Calcografia da Camerale diventa Regia e poi, nel secondo dopoguerra, Nazionale. Nei rivolgimenti politici l’istituto varia l’aggettivazione e con lo scorrere degli anni si adatta all’evoluzione dell’espressione artistica. Se fino all’Ottocento la produzione della Calcografia si concentra nella stampa detta “di traduzione”, che traduce i maggiori capolavori dell’arte nel linguaggio dell’incisione, successivamente, anche per la pressione dei nuovi mezzi di riproduzione delle immagini come la fotografia, l’attività dell’istituto si orienta decisamente verso la stampa detta “d’invenzione”, basata su un’idea originale dell’artista che incide la matrice. Nel Novecento la Calcografia diventa così un vero e proprio laboratorio creativo, nel quale operano diverse generazioni di artisti italiani e stranieri.

Attualmente confluito nell’Istituto centrale per la grafica, organo del Ministero della cultura, il patrimonio della Calcografia conta circa 2.800 disegni preparatori per l’incisione delle matrici, 24.000 matrici, prevalentemente su rame, afferenti alla Calcoteca, 45.000 stampe (prove di stampa, ante litteram e finali, campionari per la vendita e stampe di studio). Tale patrimonio è unico nel suo complesso documentando il completo ciclo creativo e produttivo della stampa dall’ideazione alla realizzazione.

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