Ungheria – Santa Sede, trenta anni di relazioni diplomatiche

Il presidente di Ungheria Janos Adler visita il Papa in occasione di due anniversari storici: il 30esimo anniversario del ristabilimento delle relazioni diplomatiche e il centenario dalla prima nunziatura stabilita a Budapest

La firma dell'accordo per il ristabilimento delle relazioni diplomatiche tra il primo ministro ungherese Nemeth e il Cardinale Casaroli
Foto: archivum.mtva.hu
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I temi in agenda sono molti: dall’impegno “verde” a quello per i cristiani perseguitati, fino al Congresso Eucaristico Internazionale che si celebra il prossimo settembre, in occasione del quale tutti sperano – perché no? – in una visita di Papa Francesco. Tuttavia, Janos Ader, presidente di Ungheria, celebra con la visita dal Papa anche un anniversario importante: i 30 anni dei rapporti diplomatici tra Ungheria e Santa Sede.

Trenta anni di ripristinate relazioni, dopo che l’Ungheria aveva vissuto per anni nel blocco comunista, isolata, e la Santa Sede era costretta a fare un accordo per la nomina dei vescovi con il governo, mentre si discuteva e bocciava l’ipotesi di costituire una Chiesa clandestina.

L’accordo tra Ungheria e Santa Sede per ristabilire le relazioni diplomatiche venne firmato il 9 febbraio 1990, dal Cardinale Agostino Casaroli, Segretario di Stato vaticano, e dal Primo Ministro Miklos Nemeth. L’8 febbraio, il Cardinale Casaroli, insieme al Cardinale Laszlo Paskai, primate di Ungheria, offrirono una Messa in suffragio del Cardinale Josedf Mindszenty, che morì in esilio dopo essere stato incarcerato, interrogato ed aver infine trovato rifugio presso l’ambasciata statunitense a Budapest.

La firma dell’accordo ristabiliva le relazioni diplomatiche tra Santa Sede e Ungheria, con un nunzio a Budapest a un ambasciatore presso la Santa Sede a prendersene cura. Lo stesso accordo prendeva atto che “le questioni riguardanti la Chiesa sono ora regolate sia dal nuovo Codice di Diritto Canonico sia dalle norme della nuova legge sulla libertà di coscienza e di religione sulle Chiese”.

In più, si dichiaravano superate e abrogate le intese del 1964. All’accordo del 1964 si era arrivati attraverso un percorso lungo e doloroso per la Chiesa cattolica. Nel 1951 viene fondato l’ufficio per gli Affari Ecclesiastici, che combatteva la Chiesa con mezzi amministrativi. Nel 1959, viene evacuato il seminario di Budapest Quindi, l’accordo, chiamato “accordo parziale tra Stato e Chiesa per la nomina dei vescovi delle sedi vacanti e per la riabilitazione dei rapporti con la Chiesa universale”.

L’accordo metteva tutto sotto il controllo del governo comunista, ma aveva anche i suoi lati positivi. Per esempio, i vescovi ungheresi poterono partecipare al Concilio, ci fu una apertura parziale delle frontiere, il lavoro nelle parrocchie mostrò segni positivi. Nel 1988, un anno prima il crollo dell’Unione Sovietica, fu persino invitato un Papa a visitare il Paese: Giovanni Paolo II accoglierà l’invito nel 1991.

C’era stato un lungo percorso che aveva dunque preparato al ristabilimento dei rapporti diplomatici tra Santa Sede e Ungheria. Dopo la firma dell’accordo, il Cardinale Casaroli celebrò una messa a Budapest, alla presenza del Primo Ministro e delle alte cariche dello Stato.

Il ristabilimento delle relazioni diplomatiche significò per l’Ungheria anche la riconquista della libertà religiosa dopo decenni di dittatura ateista.

Nel 2015, per il 25esimo anniversario dell’evento, ci furono due eventi storici a celebrarlo, uno al Parlamento di Budapest il 14 aprile e l’altro presso l’Accademia di Ungheria a Roma il 12 giugno. Con i due convegni, si era fatta una panoramica di un secolo di relazioni tra Ungheria e Santa Sede.

Perché fu nel 1920, cento anni fa, che a Budapest si aprì la prima nunziatura apostolica dei tempi moderni. E fu emblematico che successe in Ungheria, divenuta indipendente dall’Austria dopo la Grande Guerra. L’Ungheria avrebbe voluto avere subito relazioni con la Santa Sede, ma lo scambio dei diplomatici non potè avvenire prima del 1920.

C’è da notare che la Santa Sede, dopo la Grande Guerra, stava portando avanti una politica “concordataria” con tutte quelle nazioni che si erano formate con il disfacimento degli imperi, affrettandosi a riconoscere le legittime aspirazioni nazionali.

In realtà, Ungheria e Santa Sede hanno relazioni da molto più che di cento anni. Nell’anno 1000, l’abate Asztrik fu inviato come ambasciatore di Ungheria dal Papa e chiese a Silvestro II la corona regale per il re Stefano, inserendo così “la nostra patria nell’Europa cristiana”, ricorda l’attuale Legge Fondamentale Ungherese. Re Stefano fu poi proclamato santo, ed è a lui che è dedicata la cattedrale di Budapest.

C’è tutta questa storia sullo sfondo della visita del presidente ungherese Adler a Papa Francesco. Certo, c’è anche l’attualità, molti sono i temi di discussione. Ma vale anche la pena di ricordare che si tratta di una visita presidenziale, e che dunque non si è entrerà, con Papa Francesco, nei dettagli politici.

I rapporti tra Santa Sede e Ungheria sono buoni. Ader ha promosso una “economia verde”, la nazione si proclama cristiana, c’è un sottosegretario di Stato alla famiglia che promuove in tutti i modi la famiglia naturale, e poi c’è il sottosegretario speciale per la persecuzione contro i cristiani, unico al mondo.

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