Vatileaks 2, cominciano le udienze dei testimoni

Una udienza al Tribunale Vaticano
Foto: L'Osservatore Romano / ACI Group
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Le questioni aperte sulle fotocopie di documenti già acquisiti. Alcuni episodi che gli hanno fatto credere persino che qualcuno lo filmasse. E poi, i dubbi sul “nuovo corso” alla Prefettura degli Affari Economici. Stefano Fralleoni, Ragioniere Generale della Prefettura degli Affari Economici, racconta tutto questo al Tribunale Vaticano, nella Decima udienza del processo cosiddetto di Vatileaks 2, che si è tenuta il 26 aprile.

Fralleoni è uno dei testimoni chiamati dal Promotore di Giustizia vaticano. L’udienza è cominciata alle 15.30, e – si legge in una nota divulgata dalla Sala Stampa Vaticana – “erano presenti, oltre al Collegio giudicante (i proff. Giuseppe Dalla Torre, Piero Antonio Bonnet, Paolo Papanti-Pellettier e Venerando Marano) e al Promotore di Giustizia (proff. Giampiero Milano e Roberto Zannotti), gli imputati Angel Lucio Vallejo Balda, Francesca Immacolata Chaouqui, Nicola Maio e Gianluigi Nuzzi con i rispettivi avvocati: Emanuela Bellardini, Laura Sgrò, Rita Claudia Baffioni, Roberto Palombi. Era assente l’imputato Emiliano Fittipaldi, ma era presente il suo avvocato Lucia Teresa Musso.

 

Fralleoni è stato l’unico teste ascoltato nel corso dell’udienza, che è terminata alle 18.45. Fralleoni era entrato nella Prefettura degli Affari Economici a partire dal novembre del 1996 in qualità di Revisore Contabile, fino ad arrivare alle mansioni dirigenziali, di Ragioniere Generale, svolte a partire dal 2009.

 

Fralleoni ha specificato che non aveva “compiti decisionali” e che il lavoro in Prefettura si svolgeva serenamente, ma l’ingresso della COSEA creò una frattura tra le due strutture. Fralleoni ha parlato di riunioni che avvenivano a porte chiuse tra monsignor Lucio Vallejo Balda, Francesca Immacolata Chaouqui e monsignor Alfredo Abbondi, sempre della Prefettura, e ha specificato che la COSEA indagava anche sulla Prefettura degli Affari Economici, mentre lui era percepito come un nemico.

 

Fralleoni ha raccntato che spettò a lui il compito di affiancare monsignor Vallejo Balda al suo ingresso in Prefettura: Vallejo arrivava dopo nove mesi di “vacanza” del posto, e “non parlava italiano, non conosceva la Santa Sede, né la curia, all’inizio fu difficile”. Francesca Immacolata Chaouqui – ha raccontato ancora Fralleoni - iniziò a frequentare “una o due volte la settimana” gli uffici già dalla primavera del 2013, prima della costituzione di Cosea, incontrandosi prevalentemente con i due prelati.

Le riunioni a porte chiuse tra Chaouqui, monsignor Abbondi e monsignor Vallejo si intensificarono, e questo “faceva pensare ad un sodalizio”, perché era “una anomalia” nel modo di procedere. Gli incontri COSEA – ha rilevato Fralleoni – si svolgevano a porte chiuse nell’ufficio di Vallejo, e non nella sede della Commissione a Santa Marta. Fralleoni non sapeva niente delle riunioni COSEA, ma ha detto che monsignor Vallejo gli aveva parlato “di una separazione dei Musei Vaticani per trasformarli in Fondazione”, come aveva già pensato monsignor Abbondi anni prima.

Secondo la testimonianza di Fralleoni, i rapporti tra monsignor Vallejo e il personale della Prefettura si sono via via deteriorati con l’andare avanti del lavoro della COSEA, tanto che l’ex numero due della Prefettura era passato da un apprezzamento dei dipendenti al considerarli “incapaci e fannulloni”, in un “clima sgradevole, con manifestazioni di violenze fisiche” come degli “strattonamenti” da parte di mons. Vallejo. Fatti questi segnalati alle competenti istituzioni.

Fralleoni ha anche sottolineato che monsignor Vallejo riteneva invece Chaouqui “una persona di valore”, importante per i “rapporti con i media”, tanto da aver insistito per farla entrare nella commissione.

Quindi, Fralleoni ha parlato di alcuni episodi rilevanti. Prima che si avviasse il lavoro di COSEA – ha detto Fralleoni – monsignor Vallejo mostrò al Ragioniere una chiavetta Usb con “il fascicolo completo del caso Scarano”, materiale che “era della Procura della Repubblica Italiana”, che gli era stato “consegnato dalla Chaouqui” e che serviva a monsignor Vallejo a mostrare come potesse avere accesso a documenti riservati.

Fralleoni ha anche parlato della presenza costante dei consulenti McKinsey e KPMG nella Prefettura, anche oltre “l’orario di ufficio”.

Quindi, ha parlato di una “grave anomalia”: la decisione di fotocopiare alcuni documenti come “gli estratti conto dello Ior relativi alla quasi totalità delle giacenze degli enti della Santa Sede”; “consistenti documenti relativi alle Cause dei Santi” e “un gruppo di fascicoli su bilanci e relazioni sulle Basiliche papali”. Una anomalia perché questi documenti erano già nell’archivio di Prefettura e in formato elettronico a disposizione della COSEA. Fralleoni ha ipotizzato un “utilizzo extraistituzionale degli atti” e ha notato come “nel momento in cui si cercava di capire” si veniva ammoniti con la frase: “chi è contrario alla riforma è contrario al volere di Sua Santità”.

Fralleoni ha poi parlato del set di valigie arrivato nel 2014 indirizzato “alla Cosea c/o Prefettura”. “Maio – secondo Fralleoni - disse che erano faldoni per le attività della” Commissione, ma il dirigente lo vide “andare via con una di queste valigie”. Si legge nel resoconto di Radio Vaticana che “a questo punto Francesca Immacolata Chaouqui, più volte ripresa durante l’udienza per i commenti a voce alta o i gesti in aula, rivolgendosi al presidente del Tribunale ha detto che ‘erano solo valigie e che era in grado di mostrarne una’ perché in suo possesso”.  

Fralleoni ha anche notato che alcuni passaggi dei libri gli hanno fatto pensare ad una sorta di controllo, perché è “come se qualcuno mi avesse filmato oltre che ascoltato” “Mi è stato detto - ha aggiunto - che in Prefettura ci fossero microspie, ma non posso confermare”.

Fralleoni non ha più incarichi vaticani, dato che il 29 ottobre 2015 è stato sospeso dal servizio in Prefettura per incompatibilità del suo ruolo con l’incarico di presidente della Fondazione Bambino Gesù e presidente della Fondazione Padre Luigi Maria Monti. Incarichi di cui comunque – ha precisato – monsignor Vallejo era a conoscenza. È lui che ha firmato la sospensione, ma Fralleoni non sa se questa sia stata effettivamente una sua decisione.

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