Venezia: incontro con Paul Bhatti, fratello di Shahbaz, “voce della giustizia"

Shahbaz Bhatti
Foto: San Francesco Patrono d'Italia
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Il 2 marzo 2011 veniva ucciso in un attentato terroristico Shahbaz Bhatti, Ministro pakistano per le minoranze religiose, figura fondamentale per il dialogo interreligioso mondiale. Il fratello, Paul, racconta la sua ammirevole “voce per la giustizia”. Lo fa con un incontro-testimonianza a Venezia alla Scuola Grande di S. Teodoro venerdì 9 febbraio, alle ore 16.00. E martedì 13 febbraio, stessa sede e ora, si parla di migrazioni in Italia con il libro di Denis Baldan “Io non lascio traccia”.

“Shahbaz, la voce della giustizia” non è solo il titolo di un libro: è un programma di vita e di civiltà. Ed è anche ciò che racconterà Paul Bhatti nel primo appuntamento organizzato dalla Diocesi di Venezia. Il volume, edito da San Paolo, con la prefazione del Cardinale Parolin, è un testo autobiografico che ripercorre la storia e le tradizioni familiari, ricordando “un Pakistan diverso, in cui non si avvertivano intolleranza e discriminazione nella società, e non c’era il grande problema del terrorismo”. Dopo l'attentato Paul ha deciso di portare avanti la missione del fratello, scoprendone aspetti che non conosceva o non aveva capito fino in fondo. Oggi, per motivi di sicurezza, Paul Bhatti vive tra il Pakistan e l’Italia, continuando a tenere viva l’eredità del fratello Shahbaz: un politico che ha vissuto la missione cristiana nella società come “voce della giustizia e della pace”, non per la difesa selettiva dei seguaci di Cristo ma spendendosi per la tutela dei poveri, degli emarginati e dei perseguitati di ogni culto.

Ma un altro appuntamento importante è poi fissato per martedì 13 febbraio, nella stessa sede e ora. "Il punto sollevato da Denis Baldan è evidenziare come il migrante economico, presentato dai media e da molte forze xenofobe come appartenente a una categoria privilegiata di migranti, sia in verità un uomo o una donna che ha fatto i conti con una condizione economica non sostenibile e che semplicemente cerca un futuro migliore. Più o meno come l'emigrazione italiana di un secolo fa ma anche del secondo dopoguerra”: lo scrive Paolo Barcella, docente all'università di Bergamo, nella prefazione del libro “Io non lascio traccia” (edizioni Vme) del 29enne studioso veneziano Denis Baldan. Di questa faticosa e criticatissima categoria di migranti – quelli economici – ma anche di tante storie di “invisibili” passati per i centri di prima accoglienza in Italia, così come della situazione attuale, si parlerà martedì 13, alle ore 16.00, sempre nella Scuola Grande di San Teodoro. L'incontro, promosso dalla Diocesi in collaborazione con la Scuola stessa, prenderà spunto dal libro che Baldan, da anni collaboratore della Caritas veneziana.

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