Venite, benedetti del Padre mio. Solennità di Cristo Re dell'Universo

Il commento al Vangelo domenicale di S.E. Monsignor Francesco Cavina

Cristo Re
Foto: pubblico dominio
Facebook Twitter Google+ Pinterest Addthis

In questa domenica, con la quale si chiude l’Anno Liturgico, la Chiesa celebra la solennità di Cristo Re dell’Universo. La Parola di Dio applica a Cristo due immagini significative e cariche di conseguenze:  quella del Re e quella del Pastore.

L’immagine del pastore domina la prima lettura, tratta dal Libro del Profeta Ezechiele. Essa serve per descriverci l’amore e la tenerezza di Dio nei confronti del suo gregge: “Io stesso cercherò le mie pecore e ne avrò cura… le radunerò… andrò in cerca della perduta... fascerò quella ferita e curerò quella malata”.

La seconda lettura, tratta dalla I lettera di san Paolo ai Corinti, presenta la visione cristiana della storia. Poichè in essa opera la forza trasformante della resurrezione di Cristo, non è destinata alla disgregazione, alla rovina, alla totale distruzione, ma è incamminata verso un destino luminoso, un traguardo di  salvezza. La meta finale della storia è il Signore Gesù, Redentore e Salvatore dell’uomo, che vive nella gloria con il Padre.

Nel brano di Vangelo emerge, invece, la figura di Cristo Re. Gesù ci rivela che il ritorno a Dio delle creature comporterà un giudizio. Il buon Pastore, dunque, lascia il posto al Re che siede sul suo trono di gloria e giudica, senza alcuna possibilità di appello. 

Ora, dalla Parola del Signore di questa domenica noi apprendiamo che la nostra vita è vissuta in due tempi. Il primo tempo è quello dell’esistenza terrena, durante la quale Cristo ci viene incontro come buon Pastore per offrirci il bene della salvezza. Fintanto che ci troviamo in questa condizione siamo ancora nella possibilità di accettare o di rifiutare il dono del Signore Gesù.

Il secondo tempo della nostra vita incomincerà nel momento in cui varcheremo la soglia della morte. Quando questo accadrà, non incontreremo Cristo buon Pastore, ma Cristo giudice il quale esprimerà un discernimento inappellabile sulla vita di ciascuno. Con questo pensiero austero - che ha fatto tremare le vene e i polsi anche ai santi - il Signore non vuole terrorizzarci e neppure renderci persone ansiose, ma aiutarci a vivere responsabilmente il presente e ricordarci che siamo ancora nel giorno in cui possiamo scegliere Lui. Una scelta che rende bella e buona la nostra vita ora e che ci permetterà, un domani, di entrare nel Suo regno.

Vorrei concludere la riflessione con parole di santa Teresa di Lisieux, le quali costituiscono una mirabile sintesi dell’insegnamento di questa domenica. Scrive:  Cristo “si fa povero perché possiamo fargli la carità. Ci tende la mano come un mendicante, affinchè nel giorno radioso del giudizio, quando comparirà nella sua gloria, possa farci udire queste dolci parole: Venite, benedetti del Padre mio”.

Ti potrebbe interessare