Viaggio a Lesbo, economia mondiale, libertà religiosa. L'agenda internazionale del Papa

L'arcivescovo Ivan Jurkovic, Osservatore Permanente della Santa Sede nell'ufficio ONU di Ginevra, incontra Papa Francesco, Palazzo Apostolico Vaticano, 14 aprile 2016
Foto: L'Osservatore Romano / ACI Group
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Il viaggio a Lesbo? Una decisione spontanea. Le dinamiche dell’economia mondiale? Qualcosa di preoccupante. La libertà religiosa? Il dramma è che si fatica a comprendere che si deve difendere. L’arcivescovo Ivan Jurkovic, nuovo osservatore permanente della Santa Sede, ha incontrato Papa Francesco il 14 aprile. L’11 ha dato il suo primo discorso a Ginevra nella sua nuova veste di osservatore, posizione cui è arrivato dopo diversi anni come nunzio apostolico in Russia. E con il Papa ha parlato anche del viaggio a Lesbo, come ha raccontato in una intervista a Radio Vaticana.

L’arcivescovo Jurkovic ha sottolineato che il Papa ha avuto “una terribile sorpresa negli ultimi anni di avere la guerra così vicina e così vicine anche tutte le conseguenze della guerra” e che per questo “gli è venuta spontanea la decisione di fare qualcosa e che ha avuto subito un’accoglienza positiva anche da parte della Chiesa ortodossa greca”, dato che “l’urgenza della situazione ci porta alla più stretta collaborazione e anche a vedute più simili”.

L’Osservatore ha poi anche sottolineato che il Papa ha anche affrontato il tema “delle dinamiche dello sviluppo dell’economia mondiale, che non producono lavoro. Si produce anche il bene, il bene nominale, anche grandi ricchezze, ma tanta gente rimane senza lavoro”.

L’arcivescovo Jurkovic ha anche parlato del tema delle barriere dei rifugiati, come quella che l’Austria pensa di erigere alle frontiere dell’Italia. Ha detto che tutto va visto da due punti di vista diversi: quello più “duro”, e quello di “prendersi delle responsabilità”.

“Di fronte ad un’umanità che soffre – ha detto l’arcivescovo Jurkovic a Radio Vaticana - ci vuole una risposta organizzata e coordinata. In Europa è arrivato come uno stato di shock, come un vero shock culturale. Dobbiamo reagire ed aiutare a reagire, in modo tale da non creare questi paradigmi che ci porteranno tanta cattiva pubblicità in futuro. I problemi ci sono: alcuni si risolveranno e ad altri magari ci abitueremo, non so”.

Infine, il tema della libertà religiosa, che sembra sempre più messo da parte. “Se la libertà religiosa è un fondamento della vita della società – ha affermato il nunzio - bisogna darsi da fare per dimostrarlo agli altri. Ed ogni generazione sembra faticare nel comprenderlo”.

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