Vietnam, la fede diffusa grazie alla “romanizzazione” della scrittura

Quattrocento anni fa, il contributo dei missionari portò alla romanizzazione della lingua vietnamita. E fu così che si poté sviluppare la fede

La Basilica di Notre Dame di Saigon, in Vietnam
Foto: Wikimedia Commons
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A differenza di molte altre nazioni in Asia, in Vietnam il cristianesimo non è una minoranza irrilevante. E ciò si deve, in particolare, alla traslitterazione in alfabeto latino della lingua, che aprì le porte del Vietnam al mondo e ai vietnamiti quelle della Bibbia. Una operazione che fu appannaggio dei missionari stranieri in Vietnam, 400 anni fa.

Per celebrare l’anniversario, in Vietnam si è tenuta, dal 25 al 26 ottobre, una conferenza nazionale che ha visto la partecipazione di 200 studiosi, tra linguisti, storici ed esperti di evangelizzazione. La conferenza è stata promossa dalla Commissione Cultura della Conferenza Episcopale Vietnamita. Ed è stata l’occasione per tracciare la storia di una evangelizzazione che è passata soprattutto attraverso la cultura.

È così, in fondo, che i cristiani evangelizzano. In America Latina, furono i missionari a trascrivere le lingue indie, preservandole così dall’oblio. In Armenia, fu un geniale monaco, Mashtoz, a donare l’alfabeto che ancora adesso è alla base di una lingua originalissima e di un popolo che misura la sua storia in millenni, più che in secoli. In Vietnam, è stata la traslitterazione della lingua in caratteri latini.

Il sistema di scrittura romanizzato fu finalizzato nel 1618, ma fu solo nel 1919 che il quoc ngu fu ufficialmente insegnato nelle scuole, diventando così il solo metodo di scrittura autorizzato dalla n azione.

Ma come avvenne questa operazione? Il vescovo Joseph Dang Duc Ngan, capo della commissione episcopale per la cultura, ha raccontato come, all’inizio del 17esimo secolo, i missionari venuti dall’Occidente si erano uniti a colleghi dell’Asia orientale e del Vietnam per creare la prima forma di scrittura in vietnamita basata sull’alfabeto e sulla grammatica latina, che doveva rimpiazzare il chu han, ovvero la scrittura in classici caratteri cinesi, e il chu nom, un sistema di caratteri basati sui caratteri cinesi e inventati dai vietnamiti.

Il nuovo metodo di scrittura fu all’inizio utilizzato come un sussidio per studiare il vietnamita, mentre i locali utilizzavano l’alfabeto per imparare linguaggi esteri. Il sistema di scrittura fu migliorato a poco a poco da instancabili missionari con particolari competenze linguistiche. Era una necessità: serviva loro per poter predicare in maniera efficace e così diffondere il cattolicesimo.

A portare avanti il lavoro fu un padre gesuita, Alexandre de Rhodes, che fu in missione in Vietnam dal 1625 al 1645. Lui mise insieme i lavori in quoc ngu di altri autori, pubblicò a Roma tre libri sull’alfabeto nel 1651 e poi un dizionario vietnamita-portoghese-latino, una grammatica vietnamita e un libro di catechismo.

Durante la conferenza, è intervenuto anche il padre redentorista Dominic Nguyen Duc Thong, il quale ha sottolineato che per anni i missionari stranieri e i cattolici locali hanno usato l’alfabeto quoc ngu come veicolo per includere i valori cattolici nelle tradizioni nazionali, con un lavoro capillare nella cultura fatto di letteratura, poesia, drammi, canzoni, opere teatrali e anche con il loro lavoro quotidiano.

L’alfabeto non servì solo ai cattolici, ma fu anche un mezzo utile per i vietnamiti perché diffondessero le loro idee anche all’estero. Certo è che il cattolicesimo ne fu beneficiato, tanto che più di 320 mila persone si sono convertite al cattolicesimo in cinquanta anni, da quando fu introdotto il cattolicesimo ad Hanoi nel 1615, mentre sono stati circa 130 mila i martiri durante le persecuzioni religiose del XVII, XVIII e XIX secolo, e tra questi 117 martiri canonizzati da San Giovanni Paolo II nel 1988 e un beato del 2000.

Ed è proprio grazie a quell’alfabeto che la Chiesa cattolica è rimasta nel Paese, ha resistito, è diventata forza importante in una nazione a dominio comunista, che pure ha visto una persecuzione dei cristiani che ha avuto tra le sue vittime anche il Cardinale Van Thuan, oggi sulla via della beatificazione. È grazie a quell’alfabeto che la presenza cattolica non è irrilevante oggi in Vietnam, tanto che si attende una visita del Cardinale Pietro Parolin in vista dello stabilimento di un rappresentante della Santa Sede residente nel Paese. Perché, in fondo, il Paese deve molto alla Chiesa.

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