Virus Zika, la scusa per attaccare la vita

La zanzara Aedes Aegypti, portratrici del virus Zika
Foto: Creative Commons
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Il “panico sociale” creato dal virus Zika ha aperto una strada per le lobby LGBT. Che in America Latina stanno spingendo per promuovere l’aborto come una forma di prevenzione qualora ad esserne affette sia una madre incinta, perché il bambino potrebbe essere a rischio di microcefalia. E questo anche se ancora non è stato accertato alcun legame tra la microcefalia dei bambini appena nati.

Spiega monsignor Robert Vitillo, responsabile di Caritas Internazionale per i temi della salute, che “durante il Consiglio governativo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, che ha avuto luogo dal 25 al 30 gennaio, l’organismo internazionale ha dichiarato che l’unico mezzo di trasmissione del virus era attraverso le punture di zanzara. E gli esperti, durante i loro briefing, hanno affermato che non c’è evidenza di una trasmissione da persona a persona”.

Poi, però, dopo una riunione alcuni esperti hanno isolato il virus in urina, saliva e liquidi sessuali di alcuni pazienti, cosa che ha lasciato aperta la questione di una possibile trasmissione attraverso contatti interpersonali.

Di certo, Zika non è stato considerato un virus con effetti seri, tanto che l’OMS non ha dichiarato una emergenza sanitaria per Zika, ma piuttosto una emergenza dell’incremento di casi di microcefalo o di altri fenomeni anormali in bambini nati in alcuni Paesi con una prevalenza di Zika.

La stessa OMS ha ribadito in questi giorni che l’emergenza internazionale di salute pubblica debba considerarsi collegata non allo Zika in sé, ma al sospetto legame — ancora tutto da dimostrare — fra la malattia e la microcefalia dei bambini da un lato, e dall’altro la sindrome neurologica di Guillain-Barré.

Sottolinea monsignor Vitillo che “un’altra questione aperta è se Zika sia la causa di questi fenomeni anormali in bambini nati da madri affette da Zika oppure se questi fenomeni di una serie di co-infezioni: la stessa zanzara portatrice del virus Zika è portatrice infatti anche di altre infezioni, come la febbre di Dengue”.

Questa possibilità è bastata però a far sì che in alcuni Paesi si sia provato a strumentalizzare l’incidenza del virus Zika per portare avanti una agenda di liberalizzazione dell’aborto. E’ successo soprattutto in Brasile, dove 1,5 milioni di persone sono state affette da Zika, e dove organizzazioni internazionali, come “Planned Parenthood” e “Women on Waves” hanno lanciato come risposta una campagna per la distribuzione di farmaci abortivi alle donne incinte infettate dal virus.

Da parte loro, i vescovi della Conferenza Episcopale Brasiliana hanno diffuso una nota in cui sottolineava che il virus Zika e l’emergenza sanitaria venutasi a creare in Brasile “non sono una giustificazione per difendere l’aborto nei casi di microcefalia, come purtroppo propongono determinati gruppi che si organizzano per portare la questione all’attenzione del Supremo Tribunale federale. Tutto questo è una totale mancanza di rispetto verso il dono della vita”.

I vescovi hanno sottolineato che “nonostante la gravità della situazione, non dobbiamo lasciarci prendere dal panico e comportarci come se ci trovassimo di fronte a qualcosa di invincibile”, e hanno invitato “tutta la Chiesa brasiliana a proseguire e intensificare la lotta contro la zanzara aedes aegypti, trasmettitrice del dengue, della chikungunya e del zika, attraverso uno sforzo congiunto, che vede partecipi tutti i settori della società”. Inoltre i vescovi hanno chiesto ai politici di “assicurare l’assistenza” alle persone contagiate e soprattutto ai neonati microcefali e alle loro famiglie: “La salute è un dono e un diritto per tutti, che deve essere garantito. Senza una politica sanitaria di base tutti gli sforzi per combattere la aedes aegypti sarebbero compromessi”. 

Il virus si è diffuso anche in altri Paesi sudamericani, in particolare in Colombia, dove – dopo le prime 3 vittime accertate – la diffusione del virus assume i contorni dell’epidemia: lì i casi di infezione sono quasi 26 mila, e 3100 riguardano donne incinte, e il timore del governo è che si possano registrare fino a 600 mila casi di Zika nel 2016.

Sono in tutto 33 i Paesi nel mondo che dal gennaio 2014 a oggi hanno registrato una circolazione autoctona di virus Zika. Per altre sei Nazioni, inoltre, ci sono evidenze indirette di trasmissione rimasta localizzata. La distribuzione geografica di Zika è aumentata stabilmente dalla sua comparsa nelle Americhe nel 2015, e “un’ulteriore diffusione in Paesi interni all’area in cui è presente la zanzara Aedes vettrice è considerata probabile”, scrive l’Oms.

E anche il Cardinal Oscar Andrés Rodriguez Maradiaga, arcivescovo di Tegucigalpa, ha denunciato lo scorso 3 febbraio, al termine di un pellegrinaggio a Supaya, l'idea dell'aborto terapeutico per contrastare le possibili microcefalie. "Non dovremmo mai parlare di aborto terapeutico", ha detto il cardinale nella sua omelia. "L'aborto terapeutico non esiste. 'Terapeutico' significa curare, e l'aborto non cura nulla. Piuttosto, prende vite innocenti". 

 

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