"Vogliamo la libertà!", il grido dei profughi a Papa Francesco

Papa Francesco al campo profughi di Moria a Lesbo
Foto: CTV
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"We want freedom", vogliamo la libertà. E' scritto sui cartelloni, e i rifugiati lo gridano a gran voce durante la visita di Papa Francesco al Moria refugee camp. Il campo ospita circa 2.500 profughi richiedenti asilo che sbarcano nell'isola greca di Lesbo in cerca di una nuova vita, lontana dalla guerra e dalle sofferenze più crudeli.

Papa Francesco, lasciato l'aeroporto, si è diretto subito al Campo Profughi, dove, insieme all'Arcivescovo ortodosso Ieronymos e il Patriarca di Costantinopoli Bartolomeo, ha fanno visita a 150 minorenni del centro e alla grande tenda dove c'era una rappresentanza di 250 richiedenti asilo.

E' un clima non proprio di festa quello che accoglie Papa Francesco. Anzi. Come ha detto il Papa: "E' un viaggio segnato dalla tristezza". Sono tante infatti le lacrime, le richieste di aiuto, le preghiere disperate.

"Ditemi quello che posso fare e cercherò di farlo", dice il Papa ai profughi che chiedono in tutti i modi di essere sollevati da questa situazione.

Ogni profugo prova a raccontare a Papa Francesco la sua storia. Alcune davvero disperate. "Mia figlia ha solo 3 anni e ha un cancro alla pelle, vorremmo portarla da un medico e curarla, perchè la situazione qui è davvero grave", racconta una mamma.

"Sono malato e sono qui da un mese, per favore fate qualcosa per me", aggiunge un altro giovane uomo salutando il Papa.

C'è anche un giovane che scoppia in un pianto dirotto e senza fine e chiede al Papa di essere benedetto. Papa Francesco resta più di 3 minuti con lui, lo benedice come richiesto e aspetta che gli torni almeno un sorriso.

Sono tanti anche i bambini, piccolissimi, giovani, adolescenti. Una bambina ha solo 15 giorni e la mamma aggiunge " E' nata sulle coste della Turchia, siamo fuggiti dalla Siria a causa delle guerra".

I bambini del campo profughi consegnano dei disegni al Papa dicendo: "Può conservarlo Papa' ? E' un dono per lei, non lo perda!". Uno di loro aggiunge: " Questo sono io con i miei amici". Un altro ancora " Noi abbiamo preparato questi "disegni di pace" perchè sappiamo che lei è misericordioso".

Papa Francesco conserva con sè questi disegni come chiesto e - consegnandogli al suo assistente  -  raccomanda: "Che non si perdano, li voglio sulla mia scrivania". Alcuni presenti chiedono un ricordo, e Papa Francesco dona loro un rosario. 

"Cerchiamo compassione e asilo", dice un rifugiato che racconta la sua storia: "sono yazido, sono scappato dalla guerra". Tanti yazidi ricordano il genocidio da cui stanno fuggendo.

Papa Francesco resta con loro circa un'ora, salutando e benedicendo tutti.

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